Tim Johnston.
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SCOMPARSA.
Parte 2.
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Titolo originale: Descent. 2015.
Traduzione di: Annamaria Biavasco e Valentina Guani.
2015. Neri Pozza Editore, VICENZA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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SCOMPARSA.
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CAPITOLO 37.
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Lo svegliarono i colpi di tosse rumorosi di un uomo. Si tir
su a sedere nella luce gialla e ronzante, si port le dita al petto
per grattarsi e rimase confuso nel sentire i bottoni, abbass
gli occhi e vide il giubbotto di jeans.
In piedi davanti alla bacinella, si chin e si spruzz l'acqua
fredda sul volto e se la pass fra i capelli e se ne port un sorso
alla bocca, e poi un altro nonostante sapesse di vecchie monetine.
Quando tir su la testa, l'uomo nella cella adiacente
lo stava guardando, disteso sulla branda contro il muro di cemento,
i piedi coperti da calze bianche incrociati e le braccia
conserte. Era magrissimo, pelle scura, una papalina di capelli
crespi grigi. Lo fissava. Disse con voce roca: C' qualcosa che posso fare per te?
Cosa?
Cosa? chiese l'uomo.
Il ragazzo lo guard negli occhi vitrei e arrossati.
Ho detto: c' qualcosa che posso fare per te?
Non credo.
Perch mi squadri a quel modo, allora?
Non ti stavo squadrando.
Eh, gi. Mica me lo sono sognato, stronzo.
Il ragazzo si avvicin alle sbarre della porta, come se potesse
convincerla ad aprirsi e lasciarlo uscire. E una scena che
nei film e alla TV si vede spesso, ma non rende l'idea, non
capisci cosa vuol dire essere in gabbia, rinchiuso contro la tua
volont e a torto anche solo per un'ora della tua vita.
L'uomo nell'altra cella si alz in piedi e si avvicin alle
sbarre che separavano le due celle e rimase l a guardare, i
polsi poggiati su una barra orizzontale e le mani che penzolavano
nello spazio del ragazzo.
Ehi disse.
Il ragazzo si volt e l'uomo mostr i denti, grossi e bianchi, come in un sorriso. Ti stavo pigliando in giro.
Ah fece il ragazzo.
Volevo prenderti le misure, capito.
Il ragazzo annu e si volt dall'altra parte.
Ehi disse l'uomo.
Il ragazzo si gir di nuovo. Io sono Jonas. Tese la mano e la tenne l.
Il ragazzo si avvicin e gliela strinse. Fredda, sottile e
rasposa come la mano di una vecchia. Gli disse come si chiamava e si allontan di nuovo.
Per cosa ti hanno sbattuto dentro, Sean?
Niente.
Niente? L'uomo lo guard. Poi disse: Cosa pensano
che hai fatto, Sean? E il ragazzo rispose senza voltarsi:
Pensano che abbia stuprato una.
L'uomo emise un fischio basso e portentoso. Una bianca?
Il ragazzo lo guard.
Fica bianca o nera? L'uomo scoppi a ridere e disse:
Ma cosa dico! La fica  sempre dello stesso colore, non 
vero, Sean? Rise, toss, si volt e sput in direzione del
bugliolo nella sua cella.
Ehi, Sean. Sean disse. Io lo vedo che non sei uno
stupratore, cazzo. Ti stavo pigliando in giro.
Il ragazzo guard il corridoio.
Con l'avvocato c'hai parlato, Sean? Con l'avvocatessa.
Oggigiorno met delle volte sono femmine.
No.
Che cosa? Non hai parlato con l'avvocato?
No.
Perch no?
Non c' niente di cui parlare.
Cosa vuoi dire?
Voglio dire che non c' da parlare.
Perch non hai fatto niente.
Il ragazzo rimase zitto.
L'uomo lo osserv di profilo e chiese: Quanti anni
c'hai, Sean?
Diciotto.
Non ci credo.
Il ragazzo non rispose. Le luci ronzavano.
Diciotto. Cazzarola, c'ho una figlia pi grande di te.
Abbass la testa. Poi la rialz e disse: Di', ma hai capito in
che guaio ti sei cacciato?
Pi o meno.
Pi meno che pi, visto che sei qui a chiacchierare con
me invece di parlare con un cazzo di avvocato.
Si volt, come se non avesse altro da dirgli. And verso
la branda e si ferm a guardarla. Poi si riavvicin alle sbarre
e infil di nuovo le mani nella cella del ragazzo.
I tuoi dove sono? disse. Lo sanno che sei dentro? Lo
sanno che sei nella merda?
No.
Non li hai chiamati?
No.
Come mai?
Non  un problema loro.
Non  un problema loro.
No.
Sei figlio loro?
Cosa?
Se sei figlio loro?
S.
Di sangue? Ti hanno messo al mondo loro diciotto
anni fa? Loro e nessun altro?
S.
Cazzo se sei un problema loro, allora. Lo sei e sempre
lo sarai e ti dico un'altra cosa, Sean. Il giudice e la giuria
magari ti fanno uscire, ma quando esci dove vai? Dove cazzo
vai? Lo capisci quello che ti sto dicendo?
Il ragazzo si volt e lo guard negli occhi iniettati di
sangue.
Guardati. Sei giovane e gi su una strada che sappiamo
dove porta. Mosse le mani compiendo piccoli gesti circolari
e aspir allargando le narici come se stesse aspirando il
profumo di una pietanza prelibata.
Mhmm disse. Sento che odore hai. Te lo sento addosso
come puzza di merda sul culo di un cane.
Luske aspettava nella stessa stanza, seduto sulla sua sedia,
le mani su una pratica. Adesso aveva la giacca e si era
rasato e la stanza profumava di schiuma da barba e caff.
Quando il ragazzo si fu seduto e furono soli, Luske spinse
verso di lui una delle due tazzone sul tavolo, con un aroma
forte e scuro. Il profumo della normalit, del mondo libero.
Luske si infil una mano nel taschino e quando gliela
apr davanti fece cadere sul tavolo alcune bustine e vaschette
di latte.
Non sapevo come lo prendi e cos ti ho portato tutto.
Di solito lo prendo con una sigaretta.
Te l'ho detto, qui non si pu fumare replic, e gli
lanci il pacchetto e l'accendino.
Il ragazzo lo ringrazi e se ne accese una.
Luske lo osserv.
Sai che giorno , Sean?
Il ragazzo riflett e disse: Domenica?
No.  il tuo giorno fortunato.
Sul serio?
Te lo dico io. Abbiamo preso il proprietario del Ford,
che si chiama Valentine, ed  crollato come una pera cotta.
Non avevo mai visto un ragazzone cos piangere come un
bambino. Ha pianto anche quando l'hai preso a bastonate?
No, non ha detto una parola.
Be', ha un bel po' di cose da dire, adesso.
Non ha detto che io a quella ragazza non ho fatto niente,
immagino.
No. Si  massaggiato l'orecchio, rosso e gonfio, e ha
detto che volevi fartela pure tu. Prese la tazza e bevve un
sorso di caff. Poi la pos di nuovo.
Non  vero replic il ragazzo e Luske disse: Pu darsi.
Ma come faccio io a saperlo?
Io lo so.
Luske sembrava aspettare che aggiungesse qualcosa.
Dopo un po', disse: Ha fatto qualche nome, per. E stamattina
ho mostrato alla ragazza una serie di foto e lei li ha
riconosciuti. Tutti e quattro. Testimonier.
Il ragazzo fece un tiro e butt fuori il fumo.
C'era anche la mia foto, suppongo.
Luske annu. E lei non l'ha degnata di un secondo
sguardo.
Immagino non conti, visto che era svenuta.
No. Ma ci sono altre cose che contano.
Cio?
La dichiarazione della cameriera. Il fatto che sei stato
fermato vicino all'ospedale. Che abbiamo trovato il cane
morto dove avevi detto tu. La cerata azzurra per non c'era.
L'avr portata via il vento.
O l'avr presa qualcuno.
Il ragazzo scosse la cenere per terra, guardandola cadere.
E la pistola?
Venduta in un'armeria fuori Lincoln a Reed Lester cinque
giorni prima che tu gli dessi un passaggio.
E lui?
Lester? Ancora a piede libero.
Il ragazzo guard la punta della sigaretta come per decifrare
un messaggio nascosto fra le volute di fumo.
Quindi adesso cosa succede?
Quindi adesso sono costretto a rilasciarti, Sean. Tuo
padre ti aspetta all'accettazione.
Sent una botta al petto, come se l'avessero colpito con
un'accetta. Guard l'ispettore.
L'abbiamo chiamato per via del pick-up, Sean.
Cosa sa?
Non ne ho idea. So solo che  qui.
Il ragazzo non disse niente. Guard il caff.
Sono costretto a rilasciarti, Sean. Ma non mi fa piacere.
No?
No.
E perch?
Perch non ho una bella sensazione, nonostante quello
che hai fatto per quella ragazza. O forse proprio per questo.
Per come lo hai fatto. Perch non hai chiamato la polizia e
non hai cercato aiuto ma sei andato a picchiare quei due ragazzi
con il manico di uno sturalavandini. Perch hai preso
su Reed Lester. C' un qualcosa negli occhi delle persone
capaci di certe cose che vedo anche nei tuoi.
Il ragazzo non abbass gli occhi.
Non farei mai quello che hanno fatto quei tipi disse.
Non ho detto questo. Ma sono tante le cose che si possono
fare e che finiscono altrettanto male. Magari uno non
se le va a cercare,  convinto di non volere, ma non fa niente
per evitarle e prima o poi gli capitano. Prima o poi capitano, Sean.
...
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CAPITOLO 38.
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Dopo un numero indefinito di ore e dopo una distanza indefinita,
la ragazza si rende conto di un cambiamento nella
propria andatura, nello sforzo che le costa continuare ad
andare avanti, e anche nel rumore di quello sforzo.
Si ferma e si guarda intorno nella valle in cui  entrata,
che assomiglia a un piccolo anfiteatro montano. L'angolazione
degli alberi le dice ci che il corpo gi le aveva comunicato,
ovvero che non sta pi scendendo ma  su neve che
si  accumulata su una superficie piana. Ora che non sente
pi la discesa nelle gambe, il macigno di paura dietro il suo
cuore si sposta e comincia a rotolare. Contava sulla discesa.
La discesa era l'unica cosa che aveva in testa. Senza di essa, e
senza un punto di riferimento nel cielo, senza un orizzonte
a cui agganciarsi, rischia di camminare e camminare fino a
tornare sui suoi stessi passi nella notte gelida.
Sui due versanti della valle le pendici delle montagne si
innalzano nel grigiore. Ci che si trova in fondo si nasconde
dietro il velo dei fiocchi e del crepuscolo e l'unico modo
per scoprirlo  arrivare fin l. Sembra lontanissimo, per, e
avevo voglia di fermarmi, dice la ragazza nella sua testa, la
ragazza in palestra, avevo voglia di scavare un buco e rintanarmi
come un animale, seppellirmi sotto la neve e sentire
i passi dello Scimmione sopra la mia testa nel buio. Avevo
voglia di dormire, di aspettare il disgelo. Ma non l'ho fatto.
Sapevo che, se mi fossi fermata, sarei morta. Ho chiesto alle
mie gambe di continuare e loro, non so come, mi hanno
ubbidito.
Prosegue con la luce che scema e la valle si stringe, le ali
della montagna che piano piano si avvicinano, tendendo
verso un ricongiungimento che lei non pu vedere. Nota i
serpentelli di neve fresca che si muovono sinuosi e vibranti
ai suoi piedi e nota il vento che li produce, che soffia da dietro
e rinforza sferzante quanto pi si avvicina a quella che
immagina sia la convergenza delle due pendici, l'inevitabile
muro che le si parer di fronte chiudendo ogni passaggio
e lasciando soltanto una parete rocciosa, una strada senza
uscita. Sar quasi un sollievo.
Il vento fischia note fredde fra i rami e fra gli aghi delle
conifere, il suono della solitudine estrema. La ragazza
avanza e le montagne si avvicinano l'una all'altra e si ritrova
di nuovo sotto gli alberi, i rami che la abbracciano pesanti
rallentandola, cristalli di neve che sprizzano da terra e
le finiscono sulle lenti distorcendole la visuale. Si toglie gli
occhiali, li ripone, e procede nel buio sottobosco, il vento
che la fa dondolare sulle ciaspole prima da una parte, poi
dall'altra, e quindi avanti, sempre avanti, come la corrente
di un fiume. La spinge oltre due rami bassi che si incrociano
come spade e quando lei passa avanti con le mani alzate per
proteggersi il viso quasi non vede il baratro, quasi ci finisce
dentro.
Discesa.
Resta l a guardare il canalone, dritto e spoglio, che sa
essere il greto di un torrente non dissimile da quello che
hanno risalito quel giorno di luglio. Non  lo stesso, per:
sa benissimo di essere molto lontana da l. Ma questo canalone
la porta pi vicino a quell'altro, o a un'arteria che li
congiunge, percorrendo la quale pu sfociare di nuovo nella
vita, nella sua famiglia. Il vento urla nell'anfratto dietro di
lei, la neve corre isterica, e nell'ululato di quella corrente
d'aria fortissima riconosce il ronzio di un motore. Un motore
grande, affaticato, come di un autotreno che arranca in
prima su per una salita ripidissima. Un uomo seduto nel tepore
dell'abitacolo, country music all'autoradio, fari solitari
che penetrano nella bufera.  un'immagine cos nitida nella
sua testa che si convince che in fondo al canalone non pu
che esserci una strada, asfaltata e ripulita dallo spazzaneve.
La discesa  pi ripida di quanto si aspettasse e l'istinto
la porta a inclinarsi all'indietro, ma quando ci prova la coda
delle ciaspole scivola e si ritrova a sciare. Sposta il peso in
avanti, sui ramponi in punta, ma si rende conto che cos
cadr a faccia in gi. Dopo una serie di tentativi, si piazza di
traverso e scende a passi guardinghi come un bambino che
ha appena imparato a fare le scale.
Ci mette cinque minuti, cinque ore. Quando arriva in
fondo al canalone sa solo che ha raggiunto il fondo del canalone
ma non c' nessuna strada.
Qui l'acqua, quando scorre, finisce in una grande pozza,
da dove poi probabilmente si diparte in tanti ruscelletti,
nessuno largo abbastanza da scavare una traccia riconoscibile
fra gli alberi. Niente strada, niente autotreno, niente
vento. E neanche rumori, a parte il sibilo del suo respiro,
nel quale percepisce una nota di disperazione e dice: Smettila,
perdio!
Le giunge una risposta, un grido di guerra dalla cima, dal
bosco. Il grido lontano di un grande volatile che annuncia
la propria grandezza alla montagna. Si sente lacerare da quel
suono, che le stringe il cuore fra gli artigli.
Si volta a guardare e non vede niente a parte il canalone
bianco e i suoi bordi conici e scuri. Poi dall'alto vede arrivare
una cosa scura che scende planando sulla neve, nera come la
notte. Un immenso pipistrello dei boschi, un angelo nero
sugli sci.
Muove due passi precipitosi per farsi da parte e al terzo la
ciaspola non si solleva e lei cade pesantemente a faccia ingi
nella neve. Scalcia, ma la ciaspola non si sposta di un millimetro,
agganciata a qualcosa, presa all'amo come un pesce.
Cerca di sollevare l'altro piede ma non riesce a trascinarlo
oltre il peso della neve e il peso del proprio corpo. Peggio
ancora: manda il comando alla gamba e non succede niente,
i muscoli non rispondono. Nuota nella neve come un
cagnolino, cercando di girarsi. Non lo vede, ma sa che c'
un albero l nei pressi, lo ha capito dagli aghi che le hanno
graffiato la faccia quando  caduta, dall'odore che le hanno
lasciato addosso. Se riuscisse ad aggrapparsi a un ramo basso,
potrebbe tirarsi su.
Si dimena nella neve vuota, si torce e riesce a voltarsi
quel tanto che le basta per vederlo, oltre il bordo della conca,
terminare la sua discesa. Braccia e gambe larghe, come
in volo sulla coda delle ciaspole. Quando arriva al pianoro,
i ramponi fanno presa nella neve e lui si inclina in avanti,
fa un salto e atterra sicuro a mezzo metro da lei. Nel buio
sopra la sua testa i denti scintillano, bianchissimi.
Si accuccia e le prende in mano la ciaspola, facendola
rabbrividire di paura. Lei guarda le guglie degli alberi, la
neve che scende, con un'attenzione particolare. I fiocchi
che volteggiano lenti, distinti, ciascuno nitido e scintillante.
Cadono ignari, privi di intenzione, e continueranno a
cadere qualsiasi cosa succeda. Lo sa ma non ci crede, e le fa
male pensarlo.
Ti sei impigliata in qualcosa sotto la neve, le dice, ansante.
Ti avevo avvertito, no? Le libera la ciaspola e le scuote
il piede con rabbia. Abbassa gli occhi verso di lei, curiosa
creatura per terra.
Sai una cosa? Non ci credo, che non eri mai andata con
le ciaspole. Nessuno va cos bene, la prima volta. Porca va,
a momenti lasciavo perdere. Ho vomitato le uova e pancetta
tre ore fa.
 Natale, ricorda. Fra due mesi avrei compiuto vent'anni.
Lui si toglie lo zaino e tira fuori l'acqua. Guarda qua:
 un blocco di ghiaccio. In un battibaleno! Raccoglie una
manciata di neve e se la mette in bocca. Mastica. Inghiotte.
Guarda i boschi scuri.
L'hai combinata grossa, sai. Siamo finiti a bagasce. Senza
tenda. Troppo lontano e troppo buio e troppo freddo per
tornare stanotte. Non possiamo fare altro che scavare un
buco nella neve e cercare di tenerci caldo a vicenda per non
morire assiderati.
La fissa e lei guarda oltre le sue spalle il bianco e nero degli
alberi, i fiocchi incuranti che paiono fantasmi. Hai idea
di come si fa? le chiede e lei scuote la testa.
Io s. Adesso dammi la mano che ti aiuto a tirarti su.
Voglio vedere cos'hai nelle tasche.
No, gli risponde.
Come sarebbe?
No.
Non fare cos, stupidina. La afferra per la giacca e la solleva,
girandola, finch non  in posizione quasi seduta e a
quel punto la molla e lei cade di nuovo su un fianco. Lui si
china e la prende per la giacca con tutte e due le mani e la
tira su di peso, ma lei non collabora e ricade di schiena nella
neve. E in piedi sopra di lei e dai suoi polmoni eruttano
nuvole furibonde di fiato.
Potresti anche darmi una mano, le dice, e una vocina
fievole nel buio mormora: Ti prego. Voglio tornare a casa.
Cos'hai detto?
Ti prego, ripete la voce.
Lui guarda il cielo nero, prende fiato ed emette un lamento
lugubre che squarcia la notte e ferma il cuore a tutte
le creature che lo sentono.
Fa un passo a gambe larghe verso di lei, si inginocchia, le
preme sui fianchi e la fa affondare ancora di pi nella neve.
Afferra un guanto con i denti e se lo sfila, poi si toglie anche
l'altro e le abbassa la cerniera con foga, esponendo al freddo
il suo petto.
Stupidina, le dice. Non hai capito che sei a casa?
Le infila le mani sotto la giacca. Le sue dita trovano la
bottiglietta, la prendono e la mettono nella propria giacca,
poi le sollevano la camicia di flanella e le scostano brutalmente
il reggiseno. Dalla pelle scoperta, pallida, si alzano
pallidi sbuffi di condensa che aleggiano come parti esiliate
di lei. Lui parla, ma lei non lo sente, sepolta nella neve, e in
quella neve c' la palestra, e lei  seduta sulla panca in mezzo
a Colby Wilson e Allison Chow e ascoltano la ragazza che 
andata l a parlare, che racconta la sua storia, e la ascoltano
con gli occhi sgranati e il batticuore. Ma bench si rendano
conto che quello che la ragazza sta raccontando potrebbe
capitare anche a loro, a loro non  successo, non ancora.
 successo a lei, che parla davanti all'assemblea. A lei, non
a loro. E per questo le vogliono bene, di un affetto come
quello che provano l'una per l'altra.
...
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CAPITOLO 39.
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Sean comparve all'improvviso da dietro la stazione di polizia,
uscendo da una porta di acciaio senza guardie a scortarlo,
i capelli unti e spettinati e il mento coperto di peluria
bionda, un ragazzo molto pi grande con gli stessi occhi
azzurri di prima. Grant si alz e si massaggi la mascella per
non far salire fino al volto l'emozione che gli scaldava il cuore.
Si infil le mani in tasca per trattenersi dall'abbracciarlo.
Sean gli and incontro e rimasero a guardarsi per un po'.
Non dovevi per forza venire.
Pensi che avrei potuto non venire?
Sean si sedette sulla panchina e frug nella borsa di plastica
che aveva in mano. Un momento dopo si sedette anche
Grant e guard il figlio che rimetteva le stringhe alle
scarpe e la cintura nei passanti dei jeans.
Con una volante li accompagnarono a riprendere lo
Chevy sequestrato, ripercorrendo la strada che aveva fatto il
ragazzo la sera prima, la stessa strada in cui si ergeva il Paradise
Lounge, brutto e squadrato e senza senso nella mattina
grigia e fredda. Aveva smesso di nevicare soltanto da qualche
ora, ma la neve era gi sporca e tutto pareva coperto
da uno strato di terra grigiastra. Ancora un chilometro e
l'agente li salut e li fece scendere, per poi tornare indietro
con la radio che gracchiava qualcosa.
Si fecero restituire la chiave e attraversarono il parcheggio
verso lo Chevy blu che Grant non vedeva da pi di un
anno, come il ragazzo.
Ho cambiato l'olio ogni cinquemila chilometri disse il
ragazzo. E ho fatto l'inversione delle gomme.
Grant strapp l'adesivo di un arancione sgargiante dal
parabrezza, poi allung il braccio nel cassone, tast lo pneumatico
bucato e dopo un po' trov la capocchia argentata
del chiodo con il pollice. La accarezz un momento come
per divinare tutto quello che era successo per colpa di quel
chiodo.
Il ragazzo, alle sue spalle, guardava la gomma assonnato.
Aveva voglia di dormire e basta.
Si fermarono in un motel lungo l'autostrada e Grant
prese una stanza con due bei letti grandi. Pensava che Sean
volesse farsi una doccia, glielo sugger, ma il ragazzo si sedette
sul primo letto, si tolse le scarpe e si lasci cadere sui
cuscini e si addorment all'istante. Grant tir le tende, prese
la trapunta dall'altro letto e lo copr. Poi si sedette sul
materasso e lo osserv. Rimase a guardare la sagoma del
figlio sotto la trapunta, nella penombra. Ha diciott'anni,
adesso, pens. La stessa et che aveva lei.
Dopo un po' scrisse un biglietto e glielo pos vicino. Poi
lo riprese e usc sulla stretta balconata di cemento. Si sentiva
lontanissimo dalle montagne e dal ranch e dalle persone che
frequentava in quel periodo: Emmet e i suoi figli, Maria e
sua figlia. Ancor pi lontano dal Wisconsin e da Angela e
la casa in cui avevano cresciuto i loro, di figli. Dalla sua vita
di un tempo.
Inspir l'aria fredda che odorava di autostrada e di gasolio
e si accese una sigaretta. Guard verso ovest, controvento,
finch non cominci a vedere tutto sfuocato; si volt
verso est e verso l'orizzonte industriale e basso della citt
sotto il cielo pesante color del peltro. Un autotreno dopo
l'altro sull'autostrada, verso il cielo.
Quando torn, il sole era basso a ponente dietro le nuvole e
la stanza era praticamente buia. La trapunta era stata scostata
e la vista del letto vuoto gli fece sussultare il cuore per un
attimo di incredulit. Poi vide la porta del bagno chiusa e la
striscia di luce sotto e sent gemere la ventola.
Pos la borsa con le provviste e apr le tende e rimase a
guardare l'autostrada nella luce del crepuscolo finch la porta
del bagno si apr e suo figlio usc, spegnendo la ventola.
Aveva indosso una maglietta azzurra e gli stessi jeans logori
di prima. L'aria si profum di sapone e schiuma da barba.
Credevo che non ti saresti svegliato fino a domani disse
Grant.
Il ragazzo lo guard, ma vide soltanto la sua sagoma scura
davanti alla finestra. Raccolse il borsone e lo pos sul letto.
Non mi piacciono i motel disse, rimettendoci dentro
le sue cose.
L'ho capito dallo stato del pick-up. Hai dormito sempre
l?
No, certe volte fuori. E certe volte mi hanno ospitato.
Se me l'avessi detto, ti avrei mandato dei soldi. O una
carta di credito.
Il ragazzo chiuse la cerniera del borsone, si raddrizz e si
ravvi i capelli bagnati.
Ho comprato del succo di arancia disse Grant. Della
Coca e due panini.
Il ragazzo si infil la giacca. Non possiamo ripartire subito?
Lo Chevy era ancora tiepido e Grant infil la chiave
nell'accensione ma non mise in moto, e si accesero una sigaretta
e stettero l con i finestrini mezzi aperti a guardare il
cielo grigio, silenziosamente, finch il ragazzo, senza voltarsi,
disse: Vuoi che guidi io?
No, guido io.
Il ragazzo fece cadere la cenere. Sei stato fuori un bel
po'.
Grant si volt, ma il ragazzo non voleva incontrare il suo
sguardo.
Ho cercato un gommista, ma  domenica disse.  tutto
chiuso. Prese la chiave fra le dita, poi la moll.
Sean.
Eh.
Parlami. Dobbiamo parlare.
Di cosa?
Sean.
Il ragazzo aspir e soffi fuori il fumo dal finestrino.
Cosa devo dire?
Non lo so.
Neanch'io.
Guardarono entrambi verso ovest, dove il sole che calava
brill improvvisamente fra le nuvole e l'orizzonte si apr
come l'occhio di un rapace, tondo e sfavillante.
Volevo aiutarla. Solo questo.
Lo so, Sean.
Come?
In che senso, come?
Come fai a saperlo.
Perch ti conosco. Perch sei mio figlio.
Sono due cose diverse.
Per me no: sono la stessa cosa.
Il ragazzo rest immobile. Grant spense la sigaretta nel
portacenere. Dopo un po', il ragazzo fece altrettanto.
E adesso? domand.
Adesso cosa?
Torni all'aeroporto o cosa?
Non lo so. Tu dove vai?
Il ragazzo non rispose.
Dove stavi andando? chiese Grant. Stavi tornando a
casa?
Quale casa?
Nel Wisconsin.
Il ragazzo rest zitto.
Grant disse: L'hanno dimessa dall'ospedale, lo sapevi? 
di nuovo da Grace.
Lo so. Le ho parlato.
Quando?
Quando finalmente l'hanno fatta uscire.
Non era in prigione, Sean. C' andata di sua volont.
Lo so.
Sta molto meglio. Parla di riprendere a insegnare.
Il ragazzo annu. Bene.
Grant pass le dita sul cruscotto, osservandole, e con il
pollice tolse la polvere rossastra che vi si era depositata. Ci
vuoi andare? Puoi prendere un aereo, oppure... Non fin
la frase.
Oppure cosa?
Oppure ci possiamo andare in macchina assieme. Se ti
va.
Il ragazzo gli lanci un'occhiata e poi si volt di nuovo
verso il sole. Era un disco arancione e tiepido in bilico sul
ciglio del mondo, come se pi in l di cos non potesse andare.
Sembrava impossibile che nella met occidentale del
paese non fosse ancora calato. Le montagne, il deserto, il
mare aspettavano ognuno il suo tramonto.
Senza voltarsi disse: Non possiamo.
Non possiamo cosa?
Lasciarla l, poveretta.
Grant non disse niente. Si sentiva battere due cuori nel
petto, l'uno con i ricordi della figlia, l'altro con la vicinanza
del figlio. Battevano ancora pi forte, l'uno in presenza dell'altro.
Innest la marcia e usc dal parcheggio. Trov l'entrata
dell'autostrada e la prese accelerando, immettendosi fra
le macchine dirette verso ovest, nel traffico di automobili,
camion e autotreni in viaggio verso l'orizzonte, quasi volessero
raggiungerlo e oltrepassarlo, costringendo il sole a
risalire pi in alto nel cielo, mantenendolo l all'infinito, allungando quel giorno all'infinito.
...
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CAPITOLO 40.
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Attraversarono di nuovo il lungo Stato del Midwest, da una
parte all'altra, come avevano fatto quel luglio di tanto tempo
prima, quando in macchina erano in quattro e valeva la
pena di guardare tutto, persino il Nebraska, e poi ancora
quando Grant e il ragazzo erano tornati indietro con i due
pick-up. Erano di nuovo loro due, su un mezzo solo, era
notte e non c'era niente da vedere a parte la strada, sempre
lo stesso asfalto, sempre la stessa mezzeria e lo stesso
semicerchio opaco di nulla tra i fiocchi di neve, che avanzava
con loro e intorno a loro come un'isola in movimento
da cui non potevano scappare. Appena fuori North Platte,
Grant si ferm per fare il pieno e andare in bagno, e quando
torn Sean dormiva ancora appoggiato contro la portiera e
il sacco a pelo arrotolato.
Dopo un po' il ragazzo si tir su e guard strizzando gli
occhi i fari che correvano verso di loro e chiese dov'erano.
Grant rispose che erano appena entrati in Colorado e gli
chiese se voleva fermarsi per cenare. Sean disse Okay e
imboccarono la prima uscita, ma quando arriv la cameriera
del diner troppo illuminato, mise il menu da una parte e
ordin soltanto un caff.
Non vuole altro? domand la cameriera.
No, grazie. Va bene cos.
Abbiamo un panino caldo con il roast-beef che  la fine
del mondo. Un sacco di gente viene apposta, anche da lontano,
per mangiare il nostro panino con il roast-beef. Ci
sono due, marito e moglie, anziani, che se ne partono da
Sterling apposta. Lo farei anch'io, se abitassi a Sterling. E se
avessi la loro et aggiunse furbescamente.
Grant le raccont che loro erano partiti da Omaha e la
cameriera esclam Omaha! come se avesse appena visto
qualcosa di orripilante sul pavimento. E cosa ci facevate,
a Omaha?
Il ragazzo guard verso la finestra, dove si vedeva riflesso
l'interno del diner e basta: lui e suo padre seduti al tavolo.
Grant restitu il menu alla cameriera e disse che c'erano
soltanto passati, sulla strada per il panino caldo con il roastbeef.
Quando se ne fu andata, disse: Credevo che avessi
fame.
Non ho mai detto che avevo fame.
Ti ho chiesto se volevi mangiare e tu hai detto di s.
Mi hai chiesto se volevo fermarmi per cenare. Io ho
pensato che avevi fame e t'ho detto di s.
Quand' l'ultima volta che hai mangiato?
Non lo so. Perch?
Come sarebbe: perch?
Cosa cambia?
Guard il figlio e per un attimo fu come se fosse un ragazzo
qualunque, che era uscito dall'autostrada per fermarsi
in quel diner.
La cameriera torn, vers il caff nelle tazze e se ne and.
Quando ero grasso, volevate farmi fare la fame. Adesso
volete tutti costringermi a mangiare anche se non ne ho
voglia.
Non sei mai stato grasso disse Grant e il ragazzo alz
gli occhi verso di lui. Dovevi ancora allungarti.
Ripresero l'autostrada. Guidava il ragazzo e Grant dormiva.
Era una notte limpida e c'erano poche macchine.
Sean stava al passo con una mezza luna che di tanto in tanto
lo superava a sinistra, fredda e implacabile. Dopo un po'
quella stessa luna scopr una fila luminosa di denti e lui la
fiss, intontito, prima di capire che quello che stava guardando
era la prima cresta innevata di montagne, a ore e ore
di distanza, che si mostravano alla pianura.
Grant alz la testa e vide le montagne che si ergevano
nella notte. Presero le sigarette e aspettarono che l'accendino
scattasse. Aprirono di due dita i finestrini e fumarono
mentre spifferi di notte fredda entravano nell'abitacolo e
fischiavano come spiritelli impazziti. Il ragazzo pens alla
prigione, al suo tanfo freddo e torvo, e vide il suo vicino
di cella proiettato sul parabrezza: occhi iniettati di sangue,
mani che penzolavano nel vuoto come staccate dal corpo.
Io lo vedo che non sei uno stupratore.
Butt fuori il fumo e scosse la cenere dal finestrino.
Pensi che torneremo mai a fare una vita normale? disse.
Non lo so. Cosa vuol dire normale?
Non lo so rispose il ragazzo, guardando la strada, le
montagne. Diversa da cos.
Qualche chilometro pi avanti, Grant spense la sigaretta
e chiuse il finestrino e il ragazzo fece altrettanto e il fischio si
zitt e l'abitacolo si riscald di nuovo. Non ti dimenticare
l'aeroporto disse Grant e il ragazzo rispose che non se l'era
dimenticato e tre chilometri dopo prese l'uscita e andarono
a cercare lo Chevy verde in un mare di macchine e dopo
ripartirono in tandem verso la citt illuminata.
...
.
...
CAPITOLO 41.
...
.
...
Il ragazzo si tolse le scarpe e si coric sul lettino e guard la
moltitudine di corpi semi-invisibili che si libravano nello
spazio sopra di lui. Dense nebulose che formavano aggraziate
spirali come polvere di stelle che dava vita a stelle e
pianeti e lune. Lui stesso galleggiava incorporeo fra sistemi
di luce e colore e massa che nessuno aveva mai visto se non
lui, a cui aveva il diritto di dare un nome. Ma dopo un
momento, o quello che sembrava un momento, ci fu un
suono, e i mondi alieni si dispersero come spaventati. Apr
gli occhi e tese le orecchie e dopo un altro momento il suono
torn, come un piccolo grido. Un'unica nota soffiante,
breve e incerta. A lenti intervalli. Pens che fosse suo padre
nella stanza di l del corridoio che russava in maniera un
po' strana. Poi si rese conto che il suono non proveniva da
fuori, ma da dentro camera sua e si tir su a sedere e stette
ad ascoltare. Si chin a guardare sotto il letto, dove c'erano
solo polvere e vecchie assi di legno. Il suono, pi forte e pi
vicino, torn mentre lui guardava sotto il letto. Un minuto
dopo si mise le scarpe e usc silenziosamente sulla veranda
nell'alba fredda.
Rimase l ad ascoltare, emettendo sbuffi di fiato che parevano
di fumo, poi scese i gradini e pos a terra il ginocchio
buono per guardare sotto la veranda. Non c'era niente,
a parte terra compatta e un piccolo pantano delimitato dalle
vestigia di una coperta che un tempo era stata rossa. Si mise
a quattro zampe nella neve e avanz carponi per sbirciare
nei recessi dell'intercapedine e quando si ferm sotto la veranda
ad aspettare che gli occhi si abituassero al buio, sent
dei passi sulle assi sopra la sua testa, uno stridore di cardini
quando la porta si apr e quindi un calpestio sui gradini.
Cosa c'? Suo padre si chin, con la luce alle spalle,
mani sulle ginocchia e faccia capovolta. Si  rotto un tubo?
No. Il cane  venuto qua sotto.
 l sotto?
Ce l'ho davanti agli occhi.
E cosa fa?
Mi guarda.
Perch non viene fuori?
Non ne ho idea. Chiam per nome la vecchia labrador
e le disse di uscire. Lei uggiol e il ragazzo disse: Deve avere
male da qualche parte.
Grant lo raggiunse carponi. Saranno le anche. Fece un
gesto e la chiam e la cagna fece qualche passetto con le
zampe davanti, si ferm e gua. Grant la osserv. Pass in
rassegna lo spazio sotto la veranda, la terra, e chiese, guardando
il cane: Ce la fai ad andare a prenderla?
Riuscirono a portarla fuori dall'intercapedine e, mentre
la sistemavano delicatamente sul sedile del pick-up blu, al
ragazzo torn in mente la ragazza che sanguinava. Era talmente
assonnato che pens di essersi sognato tutto.
Salirono sullo Chevy, con il cane in mezzo, e Grant prese
la strada verso ovest, lasciandosi la citt alle spalle, e meno
di due chilometri dopo parcheggi davanti a una casa a
due piani, bianca, ma che alla luce dell'alba sembrava rosa.
Tempo pochi minuti, dietro la zanzariera comparve una
donna con i capelli bianchi e chiese: Grant Courtland? E
proprio lei? E Grant rispose: S, sono io, Evelyn.
Ha ritrovato la macchina, vedo.
Sissignora.
Chi  'sto ragazzo insieme a lei?
Me l'hanno ridato insieme alla macchina.
Roba da matti! Come stai, Sean?
Io bene, professoressa Struthers. E lei?
La donna reclin la testa all'indietro e lo guard dall'alto
della veranda, dall'alto della sua statura. Professoressa? Sei
mai stato mio studente, che mi chiami cos?
No, signora.
Infatti. E quindi sono Evelyn. Apr la porta e fece cenno
di salire. Venite via dal freddo. Vi preparo un bel caff.
Quando il vecchio scese di sotto, Grant disse: Mi spiace,
Dale. So che  in pensione, ma non sapevo dove altro
andare.
Figurarsi! replic Evelyn, passando dietro al marito per
andare a prendere la caffettiera. I vicini sono i vicini.
Struthers guard la moglie di spalle, poi si volt verso
Grant e il ragazzo e la indic con il pollice, come se non
ci fosse altro da dire, come se fosse il modo migliore per
esprimere quello che pensava. La donna si volt e gli mise
in mano una tazza di caff. Cos armato, Struthers disse:
Okay. Vediamo cos'ha.
Grant fece manovra e ferm il pick-up davanti a un casotto
rosso. Poi, con il ragazzo, port dentro il cane e lo sistem
sul tavolo di metallo. Il ragazzo si soffi nelle mani e
il vecchio veterinario disse: Fa freddo, lo so. Scusate. Oramai
riscaldo solo la casa. E neanche quella quanto vorrei.
Con quel che costa il gasolio...
Era davvero freddo e aleggiava odore di canile, ammoniaca
e pino.
Il vecchio pos la tazza e si frug nelle tasche del camice
bianco. Avvicin una mano al muso della labrador che divor
il biscotto in un boccone. La palp delicatamente, muovendo
le dita fra il pelo, guardandola negli occhi, aggrottando
le sopracciglia, fermandosi, ricominciando a palpare in
attesa che i polpastrelli e lo sguardo della cagna gli dicessero
qualcosa. Le fece scivolare una mano sotto la pancia e la labrador
gemette e volt il muso di scatto come per mordergli
il polso, limitandosi per a leccarglielo furiosamente. Il veterinario
si infil di nuovo una mano in tasca e di nuovo lei
mangi il biscotto, si lecc i baffi e gli guard la mano.
Si era rintanata sotto la veranda, avete detto.
Sotto la casa, veramente precis Grant.  dovuto strisciare
a prenderla lui che  magro.
Guardavano il cane, tutti e tre. Il cane guardava il veterinario.
Struthers bevve un sorso di caff e pos di nuovo la tazza.
Ha come minimo due costole incrinate. Una  praticamente
fratturata. A prima vista, direi che potrebbe averle dato un
calcio un cavallo. Ma di tutti i cani presi a calci da un cavallo
che ho visitato, non ne ho mai visto uno che si fosse fatto
male qui sotto. Come fa ad arrivarci il calcio di un cavallo?
Grant resse lo sguardo del vecchio. Poi si rivolsero entrambi
alla labrador, come se con la sua testimonianza potesse
sciogliere i loro dubbi. Grant rimase in silenzio e il
ragazzo lo guard, e guardandolo cap che i due uomini si
erano detti qualcosa da cui era stato escluso pur essendo l,
come se si fosse addormentato o avesse perso conoscenza
per un attimo.
Pu fare qualcosa? domand Grant.
In che senso?
Per le costole.
Per le costole incrinate si pu fare ben poco, a parte
fasciarle. Ha i suoi anni, povera bestia.
S disse Grant. Cosa vuol dire?
Che ci metter un po' a guarire. E soffrir parecchio.
Grant annu. E per questo si pu fare qualcosa? Contro
il dolore.
S, certo rispose il veterinario. Per...
Grant e il ragazzo e il cane aspettarono. Struthers si prese
il mento fra le dita, massaggiandoselo. Non so se conviene
che la riportiate a casa, Grant. Questo dicevo.
No disse Grant.
Non sono affari miei, lo so, ma...
No, ha ragione.
E io non la posso tenere qui.
Non glielo chiederei neanche, Dale.
Non sono pi attrezzato. E poi Evie  allergica agli animali.
Non ne abbiamo mai potuto tenere, in casa. Il Signore
le ha detto niente bambini e niente animali: tieniti solo
questo vecchio che quando torna a casa alla sera puzza di
cavalli e cani e tutto il resto.
Bambini ne ha avuti tanti, Dale disse Grant. Centinaia.
Fu come se Struthers non l'avesse neanche sentito. Alz
gli occhi da sotto le sopracciglia grigie e disse: Milletrecentododici.
Grant lo fiss.
Ha conservato tutti i registri dal primo anno di insegnamento,
l'anno in cui ci siamo sposati. Ogni tanto li tira
fuori e li guarda, uno per uno, manco fossero album di fotografie.
E adesso? domand il ragazzo.
Adesso andiamo a trovare una mia amica.
Erano di nuovo sul pick-up e stavano tornando verso la
citt. La cagna con le bende era accoccolata in mezzo e sbatteva
le palpebre intontita dagli antidolorifici che le stavano
entrando in circolo. Il sole saliva sopra i pini cospargendo
i rami innevati di brillantini inquieti. Dopo una curva,
Grant ferm lo Chevy dietro uno scuolabus. Dal lunotto
posteriore spuntavano faccette arrossate, ancora troppo assonnate
a quell'ora per fare le boccacce.
Il ragazzo si port alle labbra una sigaretta e premette
l'accendino.
Me ne dai una? disse Grant. Le ho finite.
L'accendino scatt. Fecero a turno.
Mi dici cosa succede? chiese il ragazzo.
In che senso?
Lo sai, in che senso.
Grant fece di no con la testa. Non ti posso dire una cosa
che non so.
Dimmi cosa pensi, allora.
Cosa penso? Grant fece cadere la cenere. Una ragazzina
e un bambino uscirono da una casa e si incamminarono
verso lo scuolabus. La porta a soffietto si apr e il bambino
all'ultimo secondo pest i piedi nella neve e la ragazzina lo
spinse su e sal dietro di lui. La porta si chiuse cigolando, il
segnale di stop si ritrasse e il bus ripart. Il pick-up lo segu,
tenendosi a poca distanza.
Grant disse: Mi chiedo se non sia stato Billy a romperle
le costole.
Billy.
Il figlio di Emmet. Quello che ha la El Camino.
Il ragazzo lanci un'occhiata al cane. Poi torn a guardare
lo scuolabus.
Perch avrebbe dovuto farlo?
Grant aspir una boccata di fumo. Non dico che  stato
lui.
Rimasero zitti. Le faccine in fondo allo scuolabus li fissavano.
Il ragazzo fece un ultimo tiro e spense la sigaretta nel
portacenere.
S, invece. Dici proprio questo.
Seguirono lo scuolabus fino ai margini della citt e per
un altro chilometro e mezzo, poi Grant prese una stradina
nel bosco dove la neve luccicava senza tracce di pneumatici
fra i pini, fino a una casa piccola, a un piano, azzurro fiordaliso
con le persiane blu e la porta rossa. Grant parcheggi su
quello che doveva essere un prato, in maniera da non bloccare
nessuna delle due station wagon Subaru davanti alla
casa, e quando apr la portiera il cane si dimentic di stare
male e fece per tirarsi su, e lui le pos la mano sul cranio e
disse: State qui, voi due.
Chiuse la portiera e la labrador cominci ad agitarsi perch
non lo vedeva pi e il ragazzo le spieg: Sta andando
verso la casa. Bussa alla porta. C' qualcuno alla finestra.
Apre la porta. E una donna. Mora, riccia. E quella che lavora
al diner, la cameriera, non mi ricordo come si chiama. Ci
sta facendo ciao con la mano. La saluto. Entra, chiudono la
porta. Maria, ecco come si chiama. Maria Valente.
La porta rossa si riapr e Grant torn allo Chevy, prese
la cagna tra le braccia e aspett che il ragazzo scendesse
ad aiutarlo e quando la ebbero tirata fuori dalla macchina,
Grant disse al figlio di metterla gi, ma continu a tenerla e
la cagna si guard intorno confusa finch lui non le ordin
di fare la pip, al che lei, senza pensarci neanche un attimo,
si accucci e rilasci un lungo rivolo sibilante nella neve.
La portarono in casa e la adagiarono sulle coperte che
Maria aveva sistemato sulle mattonelle dell'ingresso. Maria
si chin ad accarezzarle il muso. Poi si rialz e rimasero tutti
e tre a guardare il cane. Erano ancora l in piedi quando
arriv la ragazza da un altro punto della casa, con le calze e
senza scarpe, uno zaino in una mano e il cellulare nell'altra.
Senza quasi guardare i due uomini, moll lo zaino per terra
e si sedette sui talloni ad accarezzare il cane fasciato.
Cosa le  successo?
La labrador le annus un ginocchio scoperto e glielo
lecc.
Non lo sappiamo con certezza rispose Grant. Potrebbe
aver preso un calcio.
Da chi? Alz gli occhi prima su Grant, poi verso il ragazzo
e poi di nuovo verso Grant. Fece per dire qualcosa ma
rest zitta. Si volt verso la bestia e riprese ad accarezzarla.
Povera Lola disse. Povera, povera Lola.
Il ragazzo lanci un'occhiata al padre, poi si rivolse alla
ragazza. La conoscevi gi?
La ragazza alz gli occhi e lo guard perplessa, come se
fosse scemo. Certo che la conosco.
Ogni tanto mia figlia va al ranch, il sabato spieg Maria.
A dare una mano con i cavalli.
Rimasero tutti zitti a parte lei, che consolava la labrador
con le mani e con la voce.
Grant disse che il dolore sarebbe passato dopo un po'
con le crocchette, cosicch poteva portarla fuori e Maria
gli diede la chiave, che lui si infil in tasca. Grant disse che
avrebbe cercato qualcuno disposto a tenerla pi tempo, ma
lei rispose di non preoccuparsi, di aspettare e vedere come
andava, e la ragazza dichiar sicura: La teniamo noi.
Maria and in cucina a cercare una ciotola per l'acqua e
la ragazza si rialz in piedi aggiustandosi la gonna e pos gli
occhi scuri sul ragazzo. Io sono Carmen.
Lo so rispose, e si present. La ragazza disse: Lo so,
come ti chiami. Non ero sicura che sapessi come mi chiamavo
io.
Eri in classe con me, a storia disse il ragazzo.
Per poco replic lei.
Il cane ai loro piedi apr le fauci, sbadigliando.
La ragazza controll il cellulare, si volt, apr un armadio
e prese una giacca di lana rossa. La indoss, infil i piedi
con le calze bianche in un paio di stivaletti di camoscio
imbottiti dall'aria medievale e si chin ancora una volta ad
accarezzare le orecchie al cane. Raccolse lo zaino e disse:
Io vado, ma'. Maria rispose: Okay, tesoro. Sta' attenta al
ghiaccio. Ti voglio bene.
Anch'io.
Sorrise a Grant e al ragazzo, pass accanto alla labrador
e apr la porta rossa e, per un fulgido istante in cui il sole
del mattino la illumin, brill in un vortice di rosso e se ne
and.
Quando si svegli, la stanza era piena di sole e di calore e
lui rimase a fissare la bolla giallastra sopra la sua testa, l'intonaco
avorio liscio e gonfio per un'infiltrazione che dopo
un po' aveva preso un'altra strada oppure era stata fermata
alla radice. Fece attenzione al suono, al cane o al fantasma
del cane tornato nel suo nascondiglio nell'intercapedine.
Ma quando il suono torn, veniva direttamente da dietro la
porta di pino. Attraverso due porte di pino chiuse, l'una di
fronte all'altra con il corridoio in mezzo.
Si alz e ne apr una, aspett un attimo e poi apr anche
l'altra.
La camera sul lato ovest della casa non vedeva il sole fino
al pomeriggio e suo padre era coricato sul letto nella fredda
penombra, la faccia rivolta verso di lui, la coperta sul petto
ma la spalla e il braccio fuori, bianchi e nudi. Teneva il
guanciale come un bimbo abbraccia un orsacchiotto e un
uomo la moglie. Quando parl, sembr rivolgersi al ragazzo,
la voce chiara come se stesse chiedendo che ora era. Ma
i suoi occhi, o l'unico occhio visibile, era chiuso, la faccia
rilassata.
Che cosa? chiese il ragazzo.
Dov' finita disse l'uomo che dormiva.
Chi? Fece un passo, ma il pavimento scricchiol e lui
si ferm.
Dov' finita disse suo padre e lui lo guard pi attentamente.
La curva della palpebra tremava sopra l'occhio che
fremeva.
Tir la coperta sopra la spalla nuda.
Sta bene disse il ragazzo.  al sicuro.
Si infil jeans e maglietta e usc sulla veranda a piedi scalzi
e si ferm ad accendersi la sigaretta in un punto dove non
c'era neve. Aspir e si appoggi alla ringhiera e butt fuori
il fumo. Quasi contemporaneamente, dalla veranda della
casa di fronte si alz un altro sbuffo di fumo. Il ragazzo si
port la sigaretta alle labbra e strizz gli occhi. Il vecchio la
mattina si sedeva sul dondolo con una tazza fumante stretta
fra le mani. Ma il vecchio non aveva capelli castani dietro
le orecchie e non usciva di casa in T-shirt e piedi nudi nemmeno
nelle giornate pi calde e non fumava.
I due fumatori si guardarono. Fecero un altro tiro ciascuno,
buttarono fuori il fumo e, mentre questo si disperdeva
nel freddo, il giovane sull'altra veranda sollev la sigaretta
con gesto solenne - principesco, pontificale - e poi la
riabbass.
Il ragazzo rispose al saluto sollevando la cicca.
...
.
...
CAPITOLO 42.
...
.
...
Anche l arriva la primavera. O forse  una finta primavera.
Neve che si scioglie e gocciola dal tetto tintinnando debolmente
sul fondo di piccoli pozzi scavati nella neve, fragili
bocche attraverso cui la terra respira. Nota su nota vuota.
Il tetto di scandole, denudato al sole, si flette e scricchiola
come una creatura che si desta. Quando la ragazza mette il
naso vicino allo spioncino nel legno dello scuro, sente l'odore
della resina riscaldata sui pini oltre il vetro e prova un
desiderio struggente per la primavera nel Wisconsin, dopo
un lungo inverno. La pista da corsa prende forma sulla neve
come un anello caldo e primordiale. Tende le orecchie per
sentire rumore di acqua che scorre, neve sciolta che cerca
la strada in rivoletti e cascatelle che si uniscono acquisendo
peso e velocit e gorgogliano verso valli lontane e verso fiumi
che si gonfiano quanto pi si avvicinano al mare. Quale
mare, per?
Lo Scimmione fa assenze sempre pi lunghe. Sta via per
giorni, a volte. Le provviste scarseggiano. La legna finisce.
Deve centellinarsi l'acqua. Nello specchietto opaco si riflette
la sagoma del suo cranio. Non c' nessuno.
Persevera nel lavoro, lotta con le membra smagrite contro la
catena, mezzo giro da una parte e ritorno, ascoltando cosa
le dice il metallo. Sulla superficie della piastra di acciaio, intorno
alle spesse saldature dell'occhiello, si forma uno strato
sottile di brillantini opachi, che tremola e cambia visibilmente
forma ogni tot passaggi con l'aggiunta di nuovi
granelli di acciaio o di ruggine. Il pi grosso si stacca in quel
momento, quando l'ultimo anello della catena e l'occhiello
sulla piastra grattano e combattono e si distaccano con un
botto improvviso che le fa saltare il cuore in gola per la momentanea
perdita di resistenza e la sensazione, come sull'altalena
tanti anni fa, che l'anello si sia spezzato e lei stia per
prendere il volo, libera. Ogni volta la stessa illusione.
Dopo un botto tale che deve fare un saltello per non
perdere l'equilibrio, rimane a guardare sgomenta e nauseata
la catena ancora tesa e fissata saldamente all'occhiello. Le si
spezza qualcosa dentro e si mette a tirare disperatamente la
catena, ed  il rumore che produce lei stessa, il torrente di
improperi contro quella catena sottoposta a tortura che esce
dalla sua bocca, a non farle sentire i passi, fuori, sulla neve
crostosa.
La prima cosa che sente  la sua voce.
C' nessuno? dice, facendola gelare.
Lascia cadere la catena, il cuore batte impazzito.
Di nuovo: C' nessuno?
Non  lo Scimmione. E un altro uomo. Vicino, ma non
tanto. A una certa distanza dalla porta. Una distanza educata,
in linea con il galateo della montagna. Oppure dettata
dalla paura, dalle sue grida ferine.
Le si stringe la gola, le mascelle si aprono e una voce che
non riconosce ripete: C' nessuno?
Ho visto il fumo, dice l'uomo. Ho avuto paura che fosse
scoppiato un incendio.
Lei fa un passo verso la porta e la gamba destra si blocca
dolorosamente a met passo. Guarda confusa la catena per
terra, la chiusura foderata di pelle intorno alla caviglia, il
lucchetto alla base con la scritta Master. Il piede nudo, lurido
e alieno.
Si volta di nuovo verso la porta. Sei della polizia?
L'uomo non risponde. Poi: Chi  l? E lei capisce che 
soltanto un uomo. Non  la polizia. Niente pistole, niente
cani, niente radio. Non sta arrivando nessun elicottero. Suo
padre sua madre suo fratello non ci sono.
Chi  l? dice di nuovo. Stai bene?
Lei si porta una mano alla gola e sente salire le parole fra
le dita quando pronuncia il proprio nome per la prima volta
dopo tanto tempo. La sua famiglia la sta cercando, dice. La
polizia la sta cercando. C' un uomo che la tiene prigioniera
l. Aiuto.
La neve scricchiola e l'uomo si avvicina.
Non ti preoccupare, dice. Sta' tranquilla. Caitlin, hai
detto? E vicino, adesso. Di l della porta. Lo sente spostare
il lucchetto, provare ad aprirlo. Caitlin? dice.
S?
Dov' adesso?
Non lo so. Mi ha lasciato qui sola.
Quando se n' andato?
Lei scuote la testa. Due giorni fa? Deglutisce, con il cuore
che batte furioso. Per piacere, aiutami. Lo sente ansimare
nell'aria sottile. Da qualche parte c' un'ascia, gli dice. La
vedi?
L'uomo fa un passo indietro. No.
C', gli conferma. La vede chiaramente. Lo sento
spaccare la legna.
L'uomo si allontana, poi torna.
C' un'altra porta? Una finestra? le chiede e lei risponde:
Dall'altra parte, ma  sprangata anche quella. I passi si
allontanano e si affievoliscono mentre l'uomo fa il giro della
baracca.
Lei trascina la catena per terra e sale sulla branda e guarda
dal buco nello scuro della finestra bloccando la moneta di
luce.
 incredibile,  gi l. Esattamente l. Una sagoma scura
in un mare bianco. Al centro esatto, come una persona in
posa nell'obiettivo che non hai ancora messo a fuoco. 
di fronte a lei, ma il rumore dei suoi passi le arriva dalla
parete di sinistra. E in piedi, fermo, e nello stesso tempo sta
facendo il giro della baracca. Batte le palpebre nella luce che
la fa lacrimare e la figura nello spioncino assume contorni
pi nitidi, diventa ci che  veramente e una lama le trapassa
il petto tranciandole il cuore in due come fosse una mela.
I passi avanzano, girano l'angolo e diventano pi sonori
e pi vicini, e poi si arrestano appena prima della finestra,
appena fuori del mondo a lei visibile, e sente l'uomo che
esclama: Ges. Emette un verso non dissimile da una risata.
Da dove spunti tu?
Da dove spunti tu. Lo Scimmione sorride e la sua faccia
comincia piano a ruotare verso la finestra e lei crolla sulla
branda come un mucchietto di ossa.
Ho visto il fumo, dice lo Scimmione. Ho avuto paura
che fosse scoppiato un incendio.
Anch'io, dice l'uomo. C' qualcuno l dentro. Muove
due passi e si ferma. Una ragazza.
Rannicchiata contro il muro, ginocchia strette al petto,
li sente come se fossero in un tunnel, voci che rimbombano
contro pareti di roccia.
Lo so, ho sentito, dice lo Scimmione. Ho sentito che
diceva che c' uno che la tiene prigioniera.
Quelle parole vorticano e si spengono nel tunnel.
Non sarai per caso tu che la tieni prigioniera? dice lo
Scimmione.
No, no, risponde l'uomo. E non aggiunge altro.
Stanno zitti e anche il mondo tace, finch non si sente
uno schianto che vibra nelle travi del tetto e si diffonde nel
muro contro cui  appoggiata e le entra dentro.
Strano che siamo arrivati tutti e due nello stesso momento,
dice lo Scimmione, e l'uomo dice: ho visto il fumo.
S, l'hai gi detto. Lo Scimmione tira su con il naso. Non
sembri un ranger.
Non sono un ranger.
Ah no?
No.
E chi sei allora?
Chi sono? Un semplice escursionista.
Un escursionista. Lo Scimmione si muove dentro la
giacca. Non passano sentieri da queste parti.
Come dicevo, ho visto il fumo.
Lo Scimmione si muove di nuovo. Hai visto il fumo?
Prima ho sentito l'odore.
Ah.
Stanno zitti. L'acqua gocciola dal tetto e tintinna nei
piccoli pozzi.
E tu? chiede l'escursionista.
Io cosa?
Come mai sei qui?
Sono un volontario dei ranger.
Un volontario dei ranger. E cio?
E cio ho un rifugio in montagna che non voglio mi
bruci.
L'escursionista non dice niente. Poi fa: Non dovremmo
cercare di liberarla? Potrebbe essere ferita. Sei ferita? grida.
Scappa, maledizione, sussurra lei. Togliti da qui. Scendi
a valle.
Un momento fa sembrava stesse bene, dice l'escursionista.
La porta  chiusa con un lucchetto, ma dice che c'
un'ascia da qualche parte.
Ho sentito. Sar mica quella?
Dove?
Dietro di te, sotto l'albero. Dove c' quella legna accatastata.
L'escursionista sposta il peso sulla neve, fermo, poi va
velocemente nella direzione da cui  arrivato. S, urla, c'
un'ascia. Ho trovato l'ascia, le urla. C' un altro tipo, un
volontario dei ranger. Adesso togliamo il lucchetto dalla
porta. Arriviamo, Caitlin.
Ha ripreso a camminare e lei segue i passi suoi e quelli
dello Scimmione tutto intorno alla baracca e poco dopo
l'escursionista  di nuovo davanti alla porta.
Non farlo, mormora. No, no...
No, dice lo Scimmione. Non cos. Dall'altra parte.
Come?
Con la parte smussa.
Perch?
Perch se no rovini il filo.
E chi se ne frega se rovino il filo.
Silenzio. Poi l'escursionista dice Aspetta, e attraverso la
porta penetra un suono che lei riconosce, un botto secco,
festaiolo come un petardo. Non abbastanza forte da mettere
in allarme gli uccelli, ma abbastanza secco e improvviso
da aprire in due la montagna e tranciarla di netto. Subito
dopo la porta sussulta, come se qualcuno ci si fosse lanciato
contro ma debolmente e poi, sconfitto, avesse deciso di lasciarsi
scivolare gi, nella neve.
Frega a me, dice lo Scimmione.
Lo sente aprire la pistola, far uscire il bossolo e richiuderla.
C' qualcosa che gratta contro l'esterno della porta,
in basso, vicino al pavimento. Come un vecchio cane che
raspa per farsi aprire. Un secondo sparo e il raspare cessa.
 sulla branda come prima, rannicchiata con le ginocchia
alla bocca, quando lo sente tornare. I suoi passi, la slitta,
si muovono pi disinvolti nella neve. Ricorda l'alta cengia
nevosa oltre la quale si apriva il baratro, ma non  stato via
abbastanza, deve aver gettato il cadavere pi vicino. Quando
fa scattare il lucchetto le travi del tetto gemono e le sue
gambe hanno uno spasmo, come quando di notte sogna di
correre, e la sua mente le mostra una scena in cui l'ultima
cosa che vede e che tocca in vita sua  la faccia fredda e
azzurrata dell'unico essere umano che sa dov' prigioniera
e l'ha sentita parlare, lo sconosciuto con cui a questo punto
dovr giacere per anni, per secoli, nulla da fare se non
tenersi stretti finch non verranno ritrovati, carni mummificate
e stoffa ormai inseparabili, storie inestricabili chiuse
nei rispettivi scheletri. Pi innamorati, a vederli, di qualsiasi
coppia nel mondo dei vivi.
...
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...
CAPITOLO 43.
...
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...
Si alzarono insieme per caff e cereali e fecero lavoretti in
casa tutta la mattina, insieme e separatamente, e poi si sedettero
a tavola con Emmet per pranzare. Il ragazzo masticava
in silenzio mentre Emmet raccontava le sue storie come
prima, senza chiedergli dove fosse stato o cosa avesse fatto
in tutto il tempo in cui era stato via, e il figlio di Emmet,
Billy, entrava in scena ogni tanto come il personaggio di
una pice teatrale, commentando con allegro disdegno per
poi andarsene, sempre in marcia, sempre in cerca di nuove
scene pi promettenti e di compagnia pi promettente.
A casa della cameriera guardarono dalla porta la labrador
che avanzava guardinga sulla neve cercando il posto pi
adatto, in piedi nella corrente di aria calda e profumata che
veniva da dentro. Richiusero la porta e dopo un po' fecero
trillare il campanello della porta del bar e Maria sorrise nel
vederli.
Il sabato trov Sean in piedi all'alba per lavarsi e radersi,
fare il caff e andare a berlo in veranda. Silenzio, freddo e
quiete assoluta sulle cime degli alberi lungo i crinali e neanche
una nuvola in cielo. Seconda settimana di marzo e
tutto uguale a prima, nessun segnale che l'inverno fosse agli
sgoccioli. Dall'altra parte dello spiazzo c'era la El Camino,
nera e lucida.
Al suo arrivo le giumente nitrirono e sbuffarono e lui si
avvicin al box con una mela nel palmo della mano.
Stava facendo uscire dal box la giumenta che si chiamava
Belle, quando il vecchio si affacci alla porta della stalla con
la tazza di caff in mano e si tolse il berretto rosso come se
stesse entrando in chiesa.
Vai a fare un giro a cavallo? chiese e il ragazzo rispose
di s. Leg al palo la giumenta e torn a prendere l'altra,
mentre Emmet versava l'avena nei secchi zincati fissati al
palo. Quando tutte e due le giumente legate cominciarono
a mangiare, il ragazzo torn nella stalla per togliere la paglia
sporca con il forcone.
Emmet accarezzava una giumenta. Guardandola, disse:
Ti dai da fare, vedo.
Il ragazzo sollev il forcone e replic: Non pi del solito.
Emmet continu ad accarezzare la giumenta. Potresti
ritrovarti in compagnia, mi sa.
Dice?
Dico. Bevve un sorso di caff. Quando non c'eri, ha
cominciato a venire una ragazza a dare una mano con i cavalli,
il sabato.
Ho sentito.
Non tutti i sabati, naturalmente. A volte fa dell'altro. A
pensarci bene, mi sorprende che continui a venire. Toss,
si volt dall'altra parte e sput, coprendo poi lo sputo di
terra con la punta del piede. Viene quando ne ha voglia. E
quando non viene mi chiama.
Il ragazzo butt nella carriola l'ultimo forcone di paglia e
and a svuotarla nel sole. Poi torn, prese la spazzola e cominci
a passarla sul manto della giumenta che si chiamava
Nellie.
Oggi non ha telefonato disse Emmet. La ragazza.
Ecco perch dicevo che rischi di ritrovarti in compagnia.
Il ragazzo replic che se l'era immaginato.
Non conviene strigliarle dopo, quando ne hanno bisogno?
Il ragazzo disse che non aveva niente di meglio da fare e
continu a strigliare.
Emmet rimase l a guardarlo. Poi chiese: Ti fa male la
gamba?
Quale gamba?
Quale gamba, chiede. Bevve un sorso di caff e si gratt
la cicatrice sul collo. Ti ho mai raccontato di mio nonno,
che zoppicava uguale identico a te?
No. Come mai zoppicava?
Una volta gliel'ho chiesto. Gli ho detto: Nonno, com'
che zoppichi? Lui mi ha lanciato una di quelle occhiate
che fanno girare gli orologi all'incontrario e mi ha risposto:
Te lo spiego una volta sola perch ho capito che non hai
capito, ma sappi che i marmocchi certe cose ai grandi non
le devono chiedere. E mi ha raccontato che erano quattro
fratelli, tutti pi o meno della stessa et, e che lui era il
minore. Scoppia la Grande Guerra e il primogenito parte
per il fronte. John Junior, si chiamava, e aveva diciott'anni.
Tempo due settimane resta secco in un bombardamento. Il
mese dopo parte il secondo, James, di nascosto, nottetempo,
e manco arriva in Europa perch lo silurano nel Mare
del Nord. Passano due settimane e parte pure il terzo, Thomas:
disperso.
Emmet si interruppe per bere un sorso di caff.
Poi riprese: Per fartela breve, fa mio nonno, una notte
gelida che dormo beato, solo per la prima volta nel letto
che dividevo con i miei fratelli, mi sveglio con un gran male
al piede. Sembrava me lo avessero infilato nel metallo fuso.
Avevo quindici anni. Ho gridato per il male e, quando finalmente
sono riuscito a riaprire gli occhi, indovina un po'
cosa vedo? Mio padre in piedi vicino al letto con in mano
l'accetta che usava mia madre per tagliare la legna. Guardo
se mi ha mozzato il piede e vedo che no, mi ci ha dato
semplicemente un colpo con la parte smussa, spaccandomi
tutte le ossa che c'erano. Gli ho chiesto perch e sai cosa
mi ha risposto lui? "Perch me l'ha detto tua madre", mi ha
risposto.
Emmet fece per bere, ma si ferm con la tazza a met
strada. Il ragazzo aveva smesso di strigliare la giumenta e
stava l, con la spazzola in mano.
Pensi che me lo sto inventando sul momento?
Il ragazzo riprese a spazzolare. Storie ne racconta tante.
S, ma tutte vere. Anni dopo, al funerale del nonno,
vado a baciare mia nonna e le dico: Sar contento di rivedere
i suoi fratelli, no? E lei mi guarda stranita e mi fa:
Quali fratelli?. E io: I tre che sono morti nella prima
guerra mondiale, motivo per cui zoppicava visto che sua
madre aveva detto a suo padre di spaccargli un piede. Be',
mia nonna mi guarda e ride. Ha riso, giuro. Al funerale di
suo marito. Guarda che tuo nonno era figlio unico. E zoppicava
perch si era rotto il piede a tredici anni dando un
calcio a un mulo.
Emmet bevve rumorosamente e abbass la tazza aggrottando
la fronte contento.
Il ragazzo passava la spazzola sul dorso della giumenta
con gesti lenti e meccanici. Mi fa venire in mente una volta
che ho trovato un cane sul ciglio della strada disse.
Morto? tir a indovinare il vecchio.
No, era ancora vivo. Grande, un pastore tedesco. L'avevano
investito e non si erano nemmeno fermati. Gli mancava
tutta la mandibola.
Emmet non disse niente e continu a guardarlo.
Alza la testa e mi guarda. Non avrebbe potuto mordermi
neanche volendo, povera bestia, ma non ho avuto
l'impressione che volesse farlo. L'avevano messo sotto con
la macchina e abbandonato l, ma lui si lasciava avvicinare
da uno sconosciuto. E toccare, pure.
Sapeva che non gli volevi fare del male.
L'ho ammazzato con una martellata.
Emmet lo guard. Il ragazzo continu a strigliare.
L'hai fatto per piet. Hai fatto quello che bisognava
fare.
Il ragazzo continu a strigliare.
Emmet pass le dita nella criniera scura della cavalla, zitto.
Dopo un po' disse: Le ho comprate assieme, per due
motivi. Uno, che volevo cavalcare con Alice, fare un giro
ogni tanto, e l'altro per trovare un'occupazione a mio figlio
Billy. Dopo che Belle una volta l'ha disarcionato e si  rotto
un braccio, per, non ha pi voluto starci dietro. Erano
docili come agnellini gi quando le ho comprate, quelle due
cavalle. Gli ho chiesto cosa le aveva fatto perch lo disarcionasse
e lui mi ha risposto che niente, non le aveva fatto
niente, ma che quella bestia era matta, cattiva.
Toss e bevve un altro sorso.
Alice e io l'abbiamo tirato su esattamente come il fratello.
Anzi, per lui ci siamo sbattuti di pi. E in cambio lui ci
ha dato un dispiacere via l'altro. Povera donna... Pensi che
dopo un po' uno si abitui, ma una madre non si abitua mai.
Ogni volta, ci fa una malattia.
Il ragazzo lanci un'occhiata a Emmet e continu a strigliare.
E il padre no?
Anche il padre. Ma i padri ci fanno meno caso, lavorano,
si danno da fare. Poi, il giorno che gli muore la moglie
dopo quarantacinque anni di matrimonio, lo capiscono.
Capiscono tutto. Una mattina si svegliano e sono pieni di
amore. Troppo pieni d'amore. Cosa ne fanno? Dove lo riversano?
Il ragazzo aveva la spazzola sulla groppa della cavalla. Il
vecchio guard dentro la tazza, poi alz gli occhi di colpo,
come se si fosse accorto solo in quel momento di non essere
solo con le cavalle. Sei stato via tanto disse semplicemente.
E il ragazzo riprese a strigliare.
Non avrei dovuto andare via cos disse. Questo lo so.
C' qualcosa che ti dice che  arrivato il momento di
andare e tu vai. Da questo punto di vista  uguale, che tu
sia giovane o vecchio.
Il ragazzo fin di spazzolare le cosce della giumenta e pass
all'altra. Emmet gli stava a fianco. Le cavalle sbuffavano
e facevano tintinnare con il muso i secchi vuoti.
Okay disse Emmet. Adesso la pianto di farmi gli affari
tuoi.
Non si stava facendo gli affari miei.
Comunque disse, e fece per andare ma poi si ferm e
il ragazzo si volt e vide spuntare da dietro la casa la Subaru
verdazzurra, che gir intorno all'abete e si ferm davanti
alla porta della stalla. Il vecchio e il ragazzo guardarono la
ragazza che scendeva dalla station wagon e andava loro incontro
nella neve, con gli stivaletti e il cappello da cowboy.
Diede un bacio sulla guancia a Emmet e le cavalle alzarono
il muso dai secchi e allargarono le narici, sbuffando, sentendo
che era cambiato qualcosa.
Sotto la tesa del cappello da cowboy le brillavano gli occhi scuri.
Pensano che abbia portato delle carote disse. Emmet
replic: Sanno che gliele porti sempre. E Carmen: Lo so,
ma sono per dopo. Si ferm in mezzo alle due cavalle con
le mani alzate e le giumente le strusciarono il muso contro
il palmo soffiando. Per un attimo, sembr che le stesse soppesando,
tenendo i loro musi in mano come per esprimere un verdetto di giustizia equina.
...
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...
CAPITOLO 44.
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...
In piedi davanti alla finestra che dava a ponente, Grant vide
le cavalle procedere fianco a fianco nel grano invernale lasciandosi
dietro scie parallele, con i corvi che sfrecciavano
sopra di loro. La ragazza cavalcava con la schiena diritta, disinvolta,
la coda che svolazzava al ritmo di quella della giumenta,
mentre il figlio stringeva le ginocchia contro i fianchi
della cavalla, spalle e braccia che non assecondavano la
sua andatura. Si sporse per vedere se si voltavano a guardare
indietro, ma non lo fecero, e li osserv mentre uscivano dal
campo, le sagome sempre meno visibili, sfuocate e deformate
dalla distanza e dalla luce, finch non scomparvero
oltre gli alberi, e quando ormai n il ragazzo n la ragazza
si vedevano pi, Grant volt le spalle alla finestra e guard
confuso la stanza vuota ed estranea.
Arrivati al bosco, la ragazza and per prima e proseguirono
in fila indiana lungo il sentiero, la cavalla del ragazzo che
seguiva passivamente. Il ragazzo non aveva granch da fare,
a parte osservare la cascata di luce che lei e la sua giumenta
attraversavano. L'aria profumava di pino e non c'erano rumori
a parte quelli dei cavalli: il cigolio della sella, il trapestio
degli zoccoli, i nitriti e gli sbuffi.
Il ragazzo teneva le redini allentate e la seguiva, come
aveva seguito un'altra ragazza tanto tempo prima, su per la
montagna, e per un attimo la vista gli si annebbi e la rivide
che correva sull'asfalto, pallida, snella e leggera, alternanza
di rosa e di suola sagomata di scarpe da corsa, finch il
sentiero divent piano in cima alla cengia e spost il peso
all'indietro per fermarsi.
Davanti a loro c'era un'ampia distesa di pioppi bianchi e
sparuti oltre i quali saliva la pineta e pi in l ancora, sopra
i pini pi alti, si ergevano le vette innevate delle Montagne
Rocciose, imponenti e scintillanti nella luce della propria immensit.
In sella con le mani protette dai guanti sul pomo,
il ragazzo osservava. Un cowboy che prende fiato, pens.
Marlboro Man. Stava per prendere le sigarette quando l'altra
giumenta riprese ad andare e la sua la segu, fianco a fianco
nella radura, gli zoccoli che affondavano nella neve dove altre
creature pi piccole e pi leggere erano passate di recente.
Le cavalle si allontanavano e si riavvicinavano a seconda
di quello che gli alberi richiedevano e non avevano fatto
molta strada quando, piegando verso Carmen, la giumenta
del ragazzo fece un movimento brusco, rovesci la testa
all'indietro e nitr. Il ragazzo moll le redini per superare
l'ostacolo e lo guard mentre lo oltrepassavano: confusione
di impronte di zampe sanguinolente, lacero sacchetto
di pelo e ossa che non assomigliava pi a nessun animale
riconoscibile.
Scorse la baita oltre gli ultimi pioppi, geometrica, solida
e innaturale, inaspettata e improbabile, e per un istante di
inquietudine pens di riconoscerla. Tutta, compreso quello
che c'era dentro. Ma non era lo stesso posto, era un posto
diverso, e lo cap mentre attraversavano lo spiazzo in
cui molto tempo prima erano stati abbattuti gli alberi per
costruire la casa. Nel frattempo, non era ricresciuta alcuna
vegetazione.
Le cavalle si fermarono a una ventina di metri dalla baita.
E di Emmet? domand il ragazzo.
No. Questi terreni non sono suoi.
La porta sembrava costruita per una razza di umani di
dimensioni ridotte. Il battente non c'era pi e l'interno era
scuro e impenetrabile. Il tetto era una gabbia toracica sfondata
di tronchi di pino aggrappati a un comignolo di pietra
nel punto pi alto.
Le cavalle non si avvicinano volentieri disse Carmen.
Come mai?
Non lo so.
Rimasero in sella a guardare.
Dentro cosa c'?
Non lo so. Non ci ho mai guardato.
Lasciarono le cavalle e si avvicinarono a piedi. Il ragazzo
aveva il ginocchio indolenzito e a ogni passo gli pareva che
gli si conficcasse una tagliola nelle ossa. Carmen vide che
restava impassibile e prosegu. Pass sotto l'architrave e il
ragazzo si chin per seguirla. Nel muro in fondo era stata
tagliata un'altra finestra e quando entrarono nella stanza un
animale nero, dal corpo allungato, scapp via.
Si guardarono intorno, come se stessero meditando di
prenderla in affitto. C'era un'unica stanza e non videro segni
di una precedente occupazione e neppure le lattine di
birra e le cartacce che si aspettavano di trovarvi, lasciate da
cacciatori di passaggio o da ragazzini in cerca di privacy.
Sul fondo di pietra del caminetto non c'era che fuliggine
e lo stesso strato di polvere grigia che c'era sul pavimento
di terra battuta, dura come cemento e incavata in mezzo
come se qualcuno vi avesse camminato in tondo a lungo,
instancabile. Senza farlo apposta, andarono tutti e due in
quell'avvallamento e rimasero l, schiena contro schiena, il
respiro che usciva spesso e bianco dalla loro bocca.
Ci abitava qualcuno disse lei.
Forse disse lui. O forse invece la usavano per andare
a caccia.
Lei rabbrivid e incroci le braccia. Secondo me, ci abitavano.
Si guard intorno, fiutando. Poi si gir verso il
ragazzo, che in quella luce tetra le parve meno il ragazzo che
andava a scuola con lei e pi una specie di fratello maggiore,
maschio e rude, e il cuore le fece uno strano sussulto. Gli
volt le spalle e usc.
Il ragazzo non la segu, ma rimase l fermo, da solo, a
immaginare l'uomo che aveva costruito quella baita. Aveva
abbattuto gli alberi con un'ascia, uno dopo l'altro, per creare
una radura. Poi aveva scortecciato e piallato i tronchi,
li aveva incastrati negli angoli, aveva praticato le aperture
per porta e finestra. Lunghe notti sul dondolo a guardare
le fiamme e fumare la pipa mentre fuori ululava il vento.
Si sar sentito solo? Avr avuto voglia di avere una donna
accanto?
Carmen aveva trovato un ceppo, l'aveva liberato dal cappuccio
di neve e si era seduta con le gambe distese davanti
a s. Il ragazzo usc dalla baita e lei gli pul un altro ceppo e
lui si sedette. Le giumente alzarono il muso per osservarli.
Non avevo mai toccato un cavallo prima le disse.
Poteva andarti peggio replic lei. Emmet una volta
mi ha raccontato che quando le ha comprate quello che
gliele ha vendute voleva dargliene una sola, e un altro cavallo
per tenerle compagnia. Secondo lui, non andava bene
prendere due sorelle. Diceva che non diventavano indipendenti,
erano pi difficili da addestrare o qualcosa del genere.
Emmet per ha notato come si muovevano, ha visto che
stavano sempre vicine, e gli  bastato. Diceva che, se erano
inseparabili, lui non si sarebbe dovuto preoccupare che una
scappasse via con sua moglie in sella quando andavano a
fare una passeggiata.
Si interruppe e vide che lui la guardava.
Cosa c'?
Niente. Prese le sigarette e se ne accese una.
Lei lo osserv e lui disse, con la sigaretta in mano: Ti
d noia?
La ragazza scosse la testa. Non mi piace, ma l'odore 
gradevole. Allarg lievissimamente le narici e si volt verso
le cavalle. Mio padre fumava, sar per quello. L'ultima
volta che l'ho visto, avevo sette anni.
Dov' andato?
Non lo so.
Non hai voglia di rivederlo?
Perch dovrei, se lui non ha voglia di rivedere me?
Il ragazzo fece cadere la cenere. Disse che non vedeva
sua madre da oltre un anno, pur sapendo benissimo dove
trovarla.
Come mai?
Lui si strinse nelle spalle e accavall le caviglie al
contrario di com'erano, e il movimento gli provoc un'altra
fitta al ginocchio, grida di dolore dei nervi profondi
dell'articolazione.
Dopo un po' Carmen si rialz e and dalle giumente.
Sai cos'ho visto una volta?
Cosa.
Quel cane, Lola, che si andava a sedere sotto i cavalli
per stare all'ombra.
Si volt e lo fiss in attesa che lui capisse che cosa stava
dicendo, e cio che non era stata una delle giumente a
fratturarle le costole.
Tornarono per un'altra strada, tra fitti pini i cui rami bassi
costringevano le giumente a procedere vicinissime, la staffa
sinistra di lui che scontrava la destra di lei. Il sole era gi a
ovest e cavalcavano lentamente dove non c'erano impronte
se non di cervi, di muli e delle cavalle, l'ultima volta che
Carmen le aveva portate l. Cavalcarono e lei gli parl dei
college a cui aveva fatto domanda, esponendo con sobriet
pregi e difetti di ciascuno, dicendogli cosa si aspettava che
le rispondessero e cosa invece sperava. Avevano percorso
poco pi di un chilometro quando la giumenta del ragazzo
sbuff e allung il passo. Lui prov a farla rallentare, ma
lei mosse la testa ribelle e continu imperterrita. L'altra
cavalla allung il passo e quando furono di nuovo fianco a
fianco, il ragazzo disse: Mi ignora.
Sente l'odore della stalla.
Cosa?
Non ti offendere. Non lo fa contro di te: vuole solo
tornare a casa.
Non ti offendere, dice sussurr il ragazzo alla cavalla.
Dopo tutte le mele che le ho dato...
Se le facessi fare dietrofront, si comporterebbe bene
come prima. Sempre che tu riuscissi a farle fare dietrofront,
ovviamente.
Ora ci provo.
Per farle vedere chi comanda?
Esatto.
Vediamo, cowboy.
Il ragazzo si lanci un'occhiata intorno. Non c'
abbastanza spazio.
Sei mai stato a un rodeo?
No. Perch?
I cavalli girano intorno alle botti manco fossero
serpenti, ai rodei.
Cavalli diversi da questa.
Il falegname incapace d la colpa agli attrezzi.
Il ragazzo la guard. Dove l'hai sentita?
Lo dice sempre uno che conosco.
Chi?
Chi? Spinse in avanti il labbro inferiore. Un certo
Grant Courtland.
Lo immaginavo.
Lo conosci?
Di fama. Sai cosa ti dico?
Cosa?
Non sa un cazzo di cavalli.
Lei rovesci la testa all'indietro e rise.
Poco pi avanti la strada curvava e, quando si
avvicinarono, le giumente mossero le orecchie e
cominciarono a sbuffare e a dondolare la testa e stavano
vicinissime, tanto che le gambe dei due ragazzi si toccavano.
Carmen strinse le redini e incit la sua cavalla a spostarsi, il
ragazzo no. Poi sentirono quello che le due bestie avevano
gi sentito, ovvero il gemito vibrante di una chitarra
elettrica e il suono profondo di un basso. La musica si fece
pi forte e le cavalle proseguirono combattendo contro
loro stesse e i loro cavallerizzi finch alla fine superarono
la curva e videro la macchina. Le cavalle si bloccarono,
soffiando dalle narici.
Si era fermato sulla vecchia mulattiera dopo aver svoltato
dalla strada asfaltata, in un punto in cui per loro era difficile
passare. Non potevano deviare per i boschi perch gli alberi
erano troppo fitti. L'auto era in folle, il finestrino abbassato,
e lui era appoggiato contro il parafango nero, giaccone di
pelle nera, quasi un'estensione del veicolo, altrettanto inanimato
se non per le dita che si muovevano sui tasti del
telefono.
Carmen guard il ragazzo, poi si sporse in avanti sulla
sella e disse: Ehi. Poi di nuovo, a voce pi alta: Ehi.
Finch, senza staccare gli occhi dal telefono, Billy non alz
la mano facendo il gesto di portare pazienza. Dopo un po'
abbass il telefono, se lo mise in tasca e rivolse ai due a cavallo
un'occhiata benevola, finalmente disponibile a sentire
che cosa poteva fare per loro.
Sotto il basso e gli arpeggi pulsava sordo il motore in
folle.
Non ci passiamo disse Carmen.
Billy si port una mano vicino all'orecchio e lei glielo
ripet e lui alz un dito e infil la mano dal finestrino per
spegnere la musica e il motore. Torn il silenzio, a parte gli
sbuffi e il trapestio nervoso delle giumente.
Buon pomeriggio disse Billy. Rivolse loro un sorriso
cordiale. Sembrate una cartolina, in sella a quei cavalli.
Non ci passiamo ripet Carmen.
Billy si guard alle spalle, poi si gir di nuovo e disse: S
che ci passate. Su questo lato c' abbastanza spazio.
I cavalli non vogliono girare attorno alla macchina.
Cosa vuol dire che non vogliono girare attorno alla
macchina?
Vuol dire che non girano attorno alla macchina.
Sono cavalli, ti ricordo: fanno quello che gli dite di
fare. Sorrise a lei e guard il ragazzo, che fino a quel momento
era stato zitto. Mi fa piacere che andiate tutti cos
d'accordo. Evviva l'amicizia. Sapete cosa ho sentito l'altro
giorno?
I due ragazzi non risposero. Le giumente scrollavano la
testa.
Ho sentito mio padre che canticchiava. Scosse il capo.
Ci credete?
Carmen sorrise a denti stretti. Guard il ragazzo. Si
rivolse di nuovo a Billy.
Se vai un po' indietro, passiamo disse.
Billy la guard negli occhi. Continuava a sorridere, ma
solo con le labbra. Dove siete andati di bello? Strizz
gli occhi. Siete stati alla baita, eh? Nella vecchia casa
di Santiago. Allegro, e ammiccante. So di uno che 
dovuto andare dal medico con le chiappe piene di pallini
di piombo. Il dottore gli guarda i jeans, che sono sporchi
di sangue ma senza un buco, e gli fa: e che caspita, credevo
che il vecchio Santiago fosse morto da anni.
Al ragazzo disse: Visto che hai le chiappe sulla sella,
direi che  morto per davvero, il vecchio Santiago.
Il ragazzo stette zitto.
Carmen disse: Allora la sposti quella macchina o no?
Billy la squadr. Si pass la lingua sulla mosca sotto il
labbro e sorrise. Perch usi quel tono con me? Non  il
mio cavallo, quello che hai in mezzo alle gambe?
 di Emmet.
Sbagli. E il mio. Fece un passo verso di loro, ma
le giumente si agitarono e lui si ferm. Non che vada
orgoglioso di possedere due cavalle cos disubbidienti.
Carmen tir le redini e disse: Okay,  stato divertente.
Davvero. Adesso per mi giro e me ne vado.
Te ne vai? chiese Billy. Con lui?
La ragazza stava cercando di far indietreggiare la cavalla
in maniera da voltarla, ma quella si rifiutava di muovere un
passo. Scrollava la testa e opponeva resistenza.
Billy scosse il capo. Che pena.
Alla fine la ragazza tenne violentemente a freno la
cavalla, che arretr e and a sbattere contro la sorella e si
abbass sulle zampe davanti con la testa dalla parte da cui
erano arrivati. La ferm, guard il ragazzo e disse: Vieni?
Vedrai che adesso si gira.
Il ragazzo guardava Billy.
Sean lo chiam lei.
Il ragazzo sfil un piede dalla staffa e smont di sella,
posando le redini sul collo della cavalla e tenendola per la
cavezza mentre lei scrollava la testa. Quando si fu calmata,
la lasci e and verso Billy.
Billy lo aspettava con le braccia lungo i fianchi,
sorridendo placido. Il ragazzo gli si ferm davanti.
Allora? chiese Billy.
La sposti, la macchina?
Certo.
Il ragazzo aspett.
Vuoi dire adesso? Subito? No, adesso non posso.
Il ragazzo and verso la macchina.
Dove vai? chiese Billy, seguendolo.
Il ragazzo si avvicin alla portiera dalla parte del
guidatore e mise la mano sulla maniglia.
Non lo farei, fossi in te.
Il ragazzo apr la portiera e Billy lo raggiunse e diede un
calcio alla portiera con il tacco dello stivaletto, facendogli
perdere la presa. La portiera si chiuse con un rumore che
riecheggi nel canyon di conifere facendo impennare le
cavalle. Carmen tir le redini dicendo: Buona, buona.
Osserv, e le cavalle con lei, a occhi sgranati, Billy che
afferrava per il bavero il ragazzo, lo faceva ruotare su se
stesso e lo inchiodava contro il cofano per poi avvicinare
la faccia e dire: Tale padre, tale figlio. Cos', un vizio
di famiglia? Non sapete che non si toccano le macchine
altrui?
Il ragazzo non aveva opposto resistenza. In quel
momento, la faccia di Billy a un palmo dalla propria, la
saliva che gli schizzava sulla pelle, reag, afferrando Billy
per i risvolti del giaccone di pelle. Stavolta fu lui a farlo
ruotare su se stesso e a inchiodarlo alla macchina.
Smettila grid Carmen. Sean, smettila.
Dalle retta disse Billy. Se non sei manco in grado di
camminare, come fai a scopartela?
Il ragazzo moll un risvolto del giaccone e tir un
pugno, ma Billy gir la testa e le nocche gli sfiorarono
appena il mento. Prima che il ragazzo potesse tirargliene
un altro, Billy lo attir a s, guancia contro guancia come
per sussurrargli una cosa nell'orecchio, e il ragazzo cerc di
prendere le distanze, ma l'altro lo trattenne e disse: Peccato
che non hai reagito cos quando hanno portato via tua
sorella. Poi si stacc e gli diede una testata sul naso. Si ud
un crac e il ragazzo sent il sangue caldo che gli scendeva
sul labbro e Billy si allontan e gli sferr un pugno fra
le scapole, profondo, e il ragazzo inarrestabilmente cadde
sulle ginocchia nella neve.
Carmen tent di far fare di nuovo dietrofront alla
giumenta, che per si rifiutava, e alla fine le piant gli
scarponi nei fianchi e part al galoppo, e si volt per vedere se
l'altra cavalla le veniva dietro e dopo un po' moll le redini
e lasci che la giumenta seguisse il proprio cuore disperato.
Sal al galoppo su per la stretta stradina, sentendo muovere
i muscoli possenti della cavalla sotto di s, e il vento le fece
volare via il cappello, che si perse alle sue spalle.
Guardandola, Billy non si accorse che il ragazzo si tirava
su in piedi, n del destro che lo colp alla tempia e lo fece
barcollare con le gambe rigide verso gli alberi. Si puntell
con una mano nella neve e su tre appoggi evit di cadere, e
quando il ragazzo si avvicin per dargli un calcio, lo afferr
per la caviglia e tenne stretto lo scarpone e il ragazzo cadde.
Billy lo moll e si allontan tenendosi la testa con una
mano. Il ragazzo si rialz e gli and contro un'altra volta,
sferrandogli un pugno maldestro con la sinistra. Billy lo
evit spostandosi di lato, gli diede uno spintone e disse:
Ti sei spaccato il polso, dandomi quel pugno. Cretino!
Il ragazzo si volt e torn all'attacco, alzando il pugno
sinistro.
Piantala, adesso.
Il ragazzo allung il braccio per colpire Billy, ma Billy
glielo spost e lo mand a sbattere di faccia contro la macchina.
Lo tenne l, mentre l'altro si divincolava e sputava
sangue sul parabrezza.
Ho detto piantala, cazzo. Tanto lei non c' pi.
Il ragazzo cercava di rivoltarsi, ma Billy gli strinse la
mano dolorante con forza sovrumana e il ragazzo cadde di
nuovo in avanti e le labbra gli si schiusero in una smorfia
rossa di dolore.
Dico sul serio fece Billy.
Fanculo.
Mi mandi affanculo? Gli torse il polso. La vuoi piantare?
Il ragazzo volt la faccia, arricci le labbra e sput schizzi
di sangue sul parabrezza e senza dire una parola Billy gli
torse ancora pi forte la mano e Sean sent le ossa che cedevano
come ramoscelli. Tutti e due riconobbero il rumore
delle ossa spezzate.
Il ragazzo si rilass, Billy lo lasci andare e si allontan.
Il ragazzo si volt e scivol piano sui talloni, poi cadde di
sedere sulla neve, stringendosi la sinistra con la destra.
Billy incombeva su di lui, ansante. Sput nella neve e si
asciug la bocca. Alz gli occhi verso il sentiero che la ragazza
aveva preso e non c'era segno n di lei n dei cavalli, a
parte le impronte fresche degli zoccoli e la sagoma nera del
cappello sulla neve.
Si volt a guardare la strada asfaltata, poi spost gli occhi
verso il ragazzo accasciato contro la sua macchina, un rivolo
di sangue che gli colava scuro dal naso.
Scosse la testa. Uno si sveglia la mattina e mica se lo
immagina. Come fa a immaginarselo? Sollev la testa verso
le cime dei pini, aguzze come denti contro la striscia di cielo
sempre pi scura.
Il ragazzo si teneva il braccio. Davanti a lui, all'altezza
della vita di Billy, c'era un ovale d'argento con due occhi di
rubino e una lingua biforcuta di smalto rosso. Era la cintura
del pugile che dalla sua superficie lucida rimandava l'immagine
distorta della sua faccia sporca di sangue, piccolissima.
Ti trovo bene, Dudley.
Billy tir fuori il telefono e lo tenne nel palmo come fosse
una pietra che stava per lanciare con una fionda.
Fanculo disse dopo un po', rimettendoselo in tasca. Si
chin ad afferrare il ragazzo per la giacca, ma lui lo respinse
e si rialz da solo. Andarono alla macchina e Billy gli apr la
portiera e aspett che si sedesse.
Tieni la testa rovesciata all'indietro. Trov un cencio
da meccanico gi rosso e glielo diede da premersi sulla faccia,
poi chiuse la portiera e and a sedersi al volante. Si infil
una sigaretta fra le labbra e ne prese un'altra e guard il
ragazzo che si premeva il cencio sulla faccia e mise via il pacchetto.
Si accese la sigaretta e guard di nuovo il ragazzo. Si
chin a frugare sotto il sedile, trov a tastoni la bottiglia, la
tir su, svit il tappo e gliela offr.
To' disse, e il ragazzo sollev il cencio per guardare.
Era una bottiglia da settecentocinquanta millilitri di Jack
Daniel's mezza vuota. La prese, la sollev e si lasci cadere
un sorso di whisky in bocca, per togliere il sapore metallico
del sangue. Il liquore gli scorse nella gola freddo e bruciante.
Restitu la bottiglia con un brivido, gli occhi che lacrimavano
e un serpente caldo che gli si snodava nello stomaco.
Billy controll che il collo della bottiglia non fosse sporco
di sangue e ne bevve un sorso, poi rimise il whisky sotto
il sedile e gir la chiavetta. Partirono le chitarre elettriche
e lui le zitt subito. Rimase un lungo attimo a guardare il
parabrezza, scuotendo la testa. Poi azion i tergicristalli. I
due ragazzi osservarono il sangue che si spalmava sul vetro
oscurando il mondo in rosse chiazze bavose.
...
.
...
CAPITOLO 45.
...
.
...
Appena Grant scese dal pick-up, la porta rossa si apr e la
vecchia labrador gli and incontro zoppicando, le bende
grigie nel crepuscolo. Grant si ferm davanti alla porta.
Maria era nello spiraglio, una mano sul battente e una sullo
stipite, come incerta se farlo entrare o meno.
Sono in ritardo disse lui. Scusa.
Lo fece stare l ancora un momento, con la valigetta
portautensili di tessuto in mano come fosse un bagaglio
con l'occorrente per fermarsi una notte, poi gli sorrise e
spalanc la porta. Non ti preoccupare disse. Non abbiamo
orari rigidi.
Grant si pul i piedi sullo zerbino ed entr, passandole
accanto e sentendo il suo odore, misto di profumo, cibo e
vino.
Vuoi darmi la giacca?
Lui guard il vecchio blazer di tela e ci pass sopra la
mano.
L'unica altra giacca che ho  da funerale.
Questa  bella. Ma se la tieni addosso ti viene caldo.
Do un'occhiata alla porta, intanto che finisci di preparare.
Ceniamo fra un po'. Ma davvero, Grant, ti invito comunque.
Parola.
Anch'io ti ho dato la mia parola.
Lo condusse sul retro della casa attraverso la cucina,
dove l'aroma di aglio e rag e pane nel forno gli fece brontolare
lo stomaco. Entrarono nella lavanderia.
Ti porto da bere? Un bicchiere di vino?
Alle sue spalle il cane si lasci cadere sul pavimento della
cucina, per guardare Grant.
Maledizione imprec lui. Ho dimenticato di portare
una bottiglia.
Lei scosse la testa e si premette due dita sullo sterno.
Sono italiana, non te lo scordare. Se lo sceriffo vedesse la
mia cantina, mi arresterebbe. Ti verso un bicchiere.
Meglio di no. Dopo, se mai. Non mi vorrei fare del
male, con questi attrezzi.
Tolse il ferro morto alla porta di servizio, sollev la maniglia
e la apr con un po' di fatica, facendo vibrare il vetro.
Ti do una mano?
No, grazie.
Maria rimase a guardare.
Se mi tieni compagnia, per, mi fa piacere le disse lui.
A meno che tu non abbia da fare in cucina.
Lei si lanci un'occhiata alle spalle. Ho tutto sotto controllo.
Vado a prendermi il bicchiere.
La porta pendeva sui cardini e lui la richiuse e la studi.
Prese martello e cacciavite dalla borsa, sfil le bandelle dai
cardini dopo aver scrostato la pittura che impediva loro di
muoversi e smont la porta e la pos per terra, in piedi. Il
crepuscolo freddo si insinu dentro la casa.
Faccio pi veloce che posso disse.
Mettici il tempo che ci vuole.
Grant cominci a svitare le vecchie viti e mentre lavorava
le spieg come mai aveva fatto tardi: aveva sorpreso Emmet
in cima alla scala a pioli a rompere il ghiaccio nella grondaia
con un cacciavite e aveva impiegato quasi un'ora per
convincerlo a scendere e poi era salito su a finire il lavoro e
a quel punto aveva riaccompagnato il vecchio in casa facendosi
promettere di non uscire pi fino all'indomani.
Distolse gli occhi da quello che stava facendo e Maria
alz i suoi, perch gli stava guardando le mani, e sorrise.
Gli  andata bene che sei venuto a stare qui gli disse.
Non se la cavava mica male.
Parlavo in generale.
Anch'io.
Se rompersi una gamba vuol dire non cavarsela male...
Non  che non voglia farsi aiutare. E che gli scoccia aver
bisogno degli altri.
Non gli va di invecchiare.
 buffo. Grant srotol il portascalpelli e ne scelse uno
e cominci a intagliare nuove mortase nella porta e nello
stipite con precisi colpetti di martello.
Maria bevve un sorso di vino.  ringiovanito, da quando
siete arrivati tu e Sean. Ha una luce negli occhi che prima
non aveva.
 la luce della cattiveria.
Maria rise. S, del diavolo in persona.
Sul serio. Dalla sua bocca escono solo cattiverie.
Per esempio?
Grant posizion il cardine, riprese lo scalpello e cominci
a produrre riccioli sottili di legno.
Per esempio su questa cosa qua rispose. Senza guardarla.
Questa cosa qua? Non voleva aiutarlo. Cosa intendi?
Grant pass la mano sul legno per far cadere un truciolo
e riprese lo scalpello. Il fatto che vengo qui. E al caff.
 contrario.
Non ha mai detto niente espressamente. Allude.
Ho capito. Lo guard. E a te d fastidio?
Cosa?
Che alluda.
No. Fin di fissare il cardine e ci picchiett sopra con il
manico dello scalpello per accertarsi che fosse ben allineato.
A Sean, magari. Se il vecchio dovesse mai prendere quella
strada.
Quale strada?
Grant infil una punta nel trapano a batterie e fece
i buchi per le viti nuove. Ha fatto delle allusioni anche
riguardo a Sean e Carmen, oggi.
Sean e Carmen?
Mio figlio e tua...
Grazie, so chi sono. Che genere di allusioni?
Sembra che le giumente siano andate a fare un giro con
i ragazzi in sella, oggi.
Maria alz il bicchiere e prima di bere disse: Ti
preoccupa?
Cosa? Grant cambi punta al trapano e la guard.
Perch dovrebbe preoccuparmi?
Quando le viti furono a posto, sollev la porta e la mise
in posizione. Infil nei cardini le bandelle in alto e poi quelle
in basso e ci batt sopra perch entrassero fino in fondo e da
ultimo apr e chiuse il battente. Siccome funzionava tutto,
tir il ferro morto e mise via gli attrezzi e prese la scopa e
cominci a spazzare.
Lascia. Faccio io disse lei, ma Grant scosse la testa.
Pulire faceva parte del lavoro, disse, a volte era la parte
migliore. Non stavolta, per. Lei gli chiese qual era stata
la parte migliore, stavolta, e lui sorrise e rispose che non lo
sapeva ancora, ma che per il momento era stato il profumo
della cena. Poi ci ripens e disse che no, era stato parlare con
lei mentre riparava la porta e lei sorrise, ma non nel modo in
cui sorrideva di solito.
Senti gli disse, un minuto dopo. Volevo dirti una
cosa.
Grant smise di spazzare.
Maria aveva mangiato soltanto due olive greche e si
sentiva il vino sulla lingua e nelle parole che stava dicendo,
ma continu a parlare lo stesso. Ascolta disse. So che
questo non  un grande amore. Non so bene cosa sia, ma
non  un grande amore e io lo so benissimo. So anche che
non  per me che resti nel Colorado. Con Sean. Voglio
semplicemente che tu sappia che so perch sei qui. Lo sanno
tutti.
Tutti?
Maria bevve un sorso di vino.
Cos' che sanno tutti? chiese Grant.
Che tu... Lo guard negli occhi e sorrise, poi si strinse
nelle spalle. Che non sei qui per noi.
Grant abbass gli occhi sul mucchietto di trucioli e
scaglie di pittura ai suoi piedi e si volt verso il vetro della
porta, ma era scesa la notte e non trov niente da vedere
a parte la propria faccia e la sagoma della donna alle sue
spalle.
Sono convinto che lei  ancora qui disse senza voltarsi.
Sapevi anche questo?
Maria annu, poi disse: S.
Come facevi a saperlo?
Lei lo guard. Perch sei suo padre.
Lui annu ai riflessi nel vetro.
Senza una prova disse, senza una prova
incontrovertibile, un padre non si convince, credo.
 vero.
Quando tutti si sono arresi e hanno ripreso a farsi la
loro vita, un padre persevera nella sua convinzione. Senza
una prova, non gliela scalfisci.
Lo so.
Grant annu di nuovo e rest zitto per un bel po'. Lei gli
guard la schiena, le spalle.
Non  un credo, una fede disse lui. Se mai c' stato
un credo, nel frattempo si  riempito di crepe. E andato al
diavolo,  finito a pezzi.
Maria continu a guardarlo, tenendo il bicchiere con
tutte e due le mani.
Sconfitto dallo scetticismo disse lui.
Lei, dopo un attimo, chiese: Lo scetticismo?
Lo scetticismo nei confronti del mondo replic lui.
Della maniera in cui  fatto. Della maniera in cui funziona,
del Dio che lo governa.
Maria aspett che continuasse.
Lui disse: Resto perch sono scettico. Non ci credo.
Non spero, non prego. Non ci voglio credere. Mi rifiuto.
Tutto qui.
Si volt, l'espressione contenuta, composta, lo sguardo
calmo e distaccato. Poi la guard e lei si accorse che cambiava
faccia, come se fosse uscito da un fascio di luce per entrare
in un altro, diverso.
Scusa le disse.
Di cosa?
Non so. Sei una brava persona. Una donna in gamba.
Maria lo guard, poi si diede un'occhiata intorno, soffermandosi
su questo, su quello, su niente. Si pass due dita
su una guancia e tir su con il naso, poi sorrise. Volevo
semplicemente prepararti una buona cenetta, santo cielo, e
tu mi parli a questo modo.
Grant continu a guardarla negli occhi. Non sapeva cosa
rispondere.
Fece un passo verso di lei, ma proprio in quell'istante il
cane si alz faticosamente e attravers la cucina e sentirono
sbattere la porta di casa e un momento dopo comparve Carmen,
il cane alle calcagna. Li raggiunse e, sulla porta della
lavanderia, assimil la strana scena: sua madre con gli occhi
lucidi, un bicchiere di vino in mano, e Grant Courtland
con un blazer di tela e la scopa in mano, alle sue spalle.
...
.
...
CAPITOLO 46.
...
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...
Il giovane a letto non ud lo scatto dell'interruttore e non
sent la luce negli occhi attraverso le palpebre, ma continu
a dormire come prima, con la bocca aperta, sognando
chiss cosa. Dormiva sul fianco, la faccia verso l'abat-jour,
i capelli sugli occhi, rannicchiato, con la mano sopra l'orlo
della coperta, vicino al mento. Aleggiava odore di cenere e
di alito acido e di scarponi di cuoio umidi. Avrebbe continuato
a dormire, se non fosse stato per il rumore nella stanza,
un rumore vero, che udiva e sentiva vibrare, come un
pugno sulla testiera del letto, che lo fece sussultare e sbattere
le palpebre alla luce. Che cosa... Alz la testa, strizzando
gli occhi verso l'abat-jour, verso la stanza.
C'era qualcuno nella luce quasi inesistente, che aveva
avvicinato una sedia al letto e stava l, la schiena diritta,
formale come un medico o un sacerdote.
Cosa fai, babbo? chiese con voce assonnata, e la sagoma
si chin in avanti, gomiti sulle ginocchia e dita intrecciate, e
la faccia divenne riconoscibile e Billy la guard confuso. La
porta dietro di lui era spalancata.
La sveglia segnava le 3,35.
Billy si distese e si stiracchi, sbadigliando. Fece schioccare
le labbra e chiese: Da quant' che sei qui?
Grant lo fissava. I capelli unti e scarmigliati, le palpebre
pesanti, quella bocca.
Non tanto.
Meno male. Billy si tir su a sedere sul materasso, la
nuca contro la testiera del letto, il guanciale sotto il collo.
Quella posizione, l'inclinazione del collo, lo faceva apparire
come uno impossibilitato a mettersi pi comodo.
Guard l'uomo e disse: Cosa c', Grant?
Non riuscivo a dormire.
Non riuscivi a dormire.
Stavo l, cercavo di prendere sonno e non ci riuscivo.
Cos mi sono alzato e sono venuto qui. Speravo che mi
chiarissi un paio di cosette.
Billy lo guard. Fiut l'aria per vedere se sentiva puzza
di alcol: no.
Grant stava l seduto e si guardava le mani.
Non avevi nessun altro con cui parlare? domand Billy.
Il vecchio, di l, non dorme mai. Potevi parlare con lui
tutto il tempo che volevi.
Non sono affari suoi.
No?
No.
E invece sono affari miei?
S.
Billy sorrise, alz l'indice e disse: Scommetto che  per
tuo figlio. Ho indovinato?
S.
Perch non parli con lui, allora?
Gli ho parlato. Ma adesso  in ospedale, lo hanno sedato
e dorme.
Lo hanno sedato? In ospedale?
S.
E perch?
Perch se ti rompi un polso ti sedano.
Si  rotto un polso?
Grant lo guard negli occhi. Billy resse il suo sguardo,
dalla sua strana posizione. E tu pensi che io c'entri qualcosa
disse Billy.
Esatto.
Te l'ha detto lui.
No. Lui mi ha detto che  caduto da cavallo.
Succede.
La ragazza, per, mi ha dato un'altra versione dei fatti.
Quale ragazza?
Grant si gratt la mascella. Billy gli fiss la mano finch
non si riabbass.
Lo sai benissimo rispose Grant. Lo sentiva respirare, e
il giovane sentiva respirare lui.
E quindi sei venuto in camera mia disse Billy. Mentre
dormivo. Fai quello che devi fare, Grant. Prima, per,
penso che tu debba sapere una cosa che forse non ti ha
ancora detto nessuno.
E cio?
Che  stata una lotta ad armi pari. Ad armi pari. Se tuo
figlio si  spaccato un polso  solo perch non sa quando 
l'ora di smetterla. Non sa fare a botte, mi spiace dirlo. Ma
non ha neanche paura.
Una lotta ad armi pari disse Grant. E uno stronzo
come te sa come si lotta ad armi pari?
Lo sguardo di Billy, un po' assente fino a quel momento,
si ravviv. Si stava scaldando.
Mi spiace se tuo figlio non sa fare a pugni disse. Adesso
per la conversazione  finita. Spense la luce e si rimise
sul fianco, abbracciato al guanciale. Chiudi la porta, per
favore.
Grant rimase fermo dov'era, come se stesse vegliando
un infermo, gli occhi che si abituavano al buio. La luna si
era affacciata alla finestra a ponente, bianca come l'occhio
di un cieco. C'era abbastanza luce. E c'era il tic tac del pendolo
in fondo alle scale.
Come sei messo con Dio, Billy? chiese, ma Billy non
si mosse. Dopo un po' sospir, irritato, e rispose: Peggio
che con le donne. Si volt verso Grant. Pallido riflesso di
luna negli occhi. Cosa vuoi da me? Delle scuse?
Voglio che rispondi alla mia domanda.
Billy lo guard fisso, scosse la testa e appoggi di nuovo
la nuca alla testiera del letto. Prese le sigarette e l'accendino
dal comodino, fece girare le rotelle e il volto gli si illumin
per un istante, per poi tornare subito in ombra.
Come sono messo con Dio? Era questa la domanda?
La punta della sigaretta si illuminava e poi si scuriva. Il
fumo che Billy buttava fuori si fermava sopra di lui come
una cappa azzurrognola.
Non sono messo proprio, Grant. Io e Dio ci ignoriamo
a vicenda. Ti basta come risposta?
Grant annu, corrucciato.
Anch'io ero cos disse. Mia moglie ci soffriva, perch
era cresciuta cattolica. Apr le mani e osserv le due pozze
bianche che erano i suoi palmi. Poi raccont a Billy la storia
che aveva gi raccontato al figlio, delle due sorelle sedicenni,
Angela e Faith, gemelle, e della sorellina sul pontile.
Gli raccont del tonfo e del tuffo e della respirazione bocca
a bocca mentre Faith non risaliva, restava sott'acqua.
Billy scroll la sigaretta sopra il portacenere. E cos tua
moglie ha perso Faith e la fede insieme disse, e Grant ribatt:
No, la fede no. Anzi, si  avvicinata di pi a Dio.
Ha cominciato a capire meglio la Sua Volont. A capire
che Dio provvede a tutto, bello e brutto, piacevole e orribile.
In ogni cosa c' la mano di Dio. Nelle belle giornate
di sole in estate sul lago e nella sorella gemella che in una
di quelle giornate perde la vita. Sar capriccioso, violento
e severo, ma  molto meglio cos che un mondo altrettanto
capriccioso, violento e severo senza Dio. Perch con
il mondo non potresti parlare, se fosse cos. Non potresti
pregarlo, amarlo o mandarlo al diavolo. Con un mondo
senza Dio non ha senso discutere e senza discussione non
c' negoziazione e senza negoziazione non c' perdono.
O castigo disse Billy. E Grant ribatt: No, il castigo
c'. Ti scoccia se ne fumo una?
Billy gli disse di prendere pure una sigaretta e Grant lo
fece.
Rimasero zitti a fumare. La luna stava nell'angolo del
vetro, come se alloggiasse l. Il pendolo ticchettava.
Non lo capivo, prima di perdere mia figlia disse Grant.
Non avevo mai parlato con Dio, nemmeno per chiedergli
di vegliare sui miei figli. Ero convinto che le cose terribili
che succedono quotidianamente a questo mondo a me e
alla mia famiglia non sarebbero mai successe. Suppongo
che tutti lo pensino. Finch non ti succede, pensi che ai
tuoi cari non possa capitare niente, perch li proteggi con
il tuo amore. Poi, un giorno, uno ti rapisce la figlia. La
piglia e la porta via. Un uomo senza volto, senza nome,
che sparisce nel nulla con tua figlia. Di fronte a una simile
crudelt che cosa puoi fare, se non pregare quel Dio, in cui
non hai mai creduto, che te la restituisca? E, se Lui non te
la restituisce e nemmeno ti mostra la strada per andartela a
riprendere, allora ti tocca ricorrere ad altri rimedi. Trovare
un'altra soluzione. Io non ho mai creduto nell'esistenza di
Dio cos come non ho mai creduto nell'esistenza del male
assoluto. Nel suo potere di colpire proprio me.
La punta della sigaretta brill per un attimo nel buio.
Adesso a questo Dio chiedo che, se non mi vuole restituire
mia figlia, almeno mi consegni l'uomo che me l'ha
portata via. Almeno quello. Me Io sogno di notte. Sogno
di mettere le mani su quell'uomo e mi sveglio con il sapore
del sangue in bocca, e poi scopro che ho digrignato i denti
fino a farmi sanguinare le gengive, o mi sono morso un
labbro.
Si interruppe, fece un tiro. Sembrava quasi sorridere.
Per un po', vedevo uno e lo seguivo disse. Uno qualsiasi,
che si faceva i fatti suoi. Lo seguivo, lo tenevo d'occhio,
a volte lo pedinavo fin sotto casa. Non riuscivo a
trattenermi. Ero come l'uomo che cerco: malato, fuori di
testa. Penso che tuo fratello Joe mi abbia sistemato qui per
tenermi lontano da quelli su in montagna.
Fumarono e le nuvolette che uscivano dai loro polmoni
si mischiavano e restavano sospese nello spazio fra loro.
Nella stanza c'era un ronzio insistente, come di un insetto
febbricitante.
Ecco come sono messo io con Dio disse Grant. Se
non mi restituisce mia figlia, mi deve almeno un cattivo
con cui prendermela. E sai una cosa, Billy? Non mi frega
manco pi che sia quello giusto. Sono arrivato al punto
che mi basta mettere le mani su un cattivo. Uno qualsiasi.
Billy sembrava studiare la brace della sigaretta. Si tocc
la mosca sul mento.
E lo decidi tu se  cattivo e quanto? Se merita di morire?
Spetta a te deciderlo, Grant?
Non  questione di decidere.
Ah, no?
No.
E com', allora?
Grant si guard le mani, le dita intrecciate e pallide. Ci
pensa Dio rispose.
Ci pensa Dio ripet Billy, e Grant annu.
Se Dio ha messo quell'uomo sulla strada di mia figlia
perch se la portasse via, mi aspetto che metter qualcuno
anche sulla mia strada. Lo pretendo.
E come farai a riconoscerlo, Grant? Come farai a capire
che  il cattivo che ti ha mandato Dio?
Non  difficile disse Grant e alz lo sguardo dalle
mani e Billy vide i suoi occhi nelle orbite come due fessure
dietro cui ardeva una fiamma azzurra. Lo riconoscer perch
sar il primo che cercher di fare del male a qualcuno
che amo.
Billy lo fiss e Grant resse il suo sguardo, seduto sulla sedia.
Restarono a guardarsi in silenzio per un po', poi Grant
si protese in avanti a spegnere la sigaretta nel portacenere
di vetro e si pos le mani sulle ginocchia. Si alz. Come
oppresso da una stanchezza infinita, si chin a raccogliere
il fucile appoggiato allo schienale della sedia.
Ecco a cosa pensavo, prima disse. Ecco perch non
riuscivo a dormire.
Billy guard il fucile nel buio, la luce azzurrognola della
luna che avvolgeva le canne. Grant si volt verso la porta e
si ferm. Nessuno dei due sapeva da quanto tempo fosse l
il vecchio, ma quando lo videro capirono che era l da un
po'.
Scusa se ti ho svegliato, Emmet disse Grant e se ne
and gi per le scale ed Emmet lo guard scendere fino alla
rampa successiva, dove spar.
Si volt a guardare il figlio nel letto. Cos'hai combinato?
Io? Sei cieco pure tu, adesso? Non hai visto che il tuo
amico  entrato in camera mia di notte con un fucile?
Emmet non si era messo la vestaglia e sembrava tremare
sotto il pigiama sottile.
Voglio che tu te ne vai da questa casa.
Che cosa? Cos'hai detto?
Ho detto che voglio che tu te ne vada da questa casa.
Sono stufo, Billy.
Billy lo guard, poi si lasci cadere sul cuscino ridendo.
Tu sei pazzo disse. Non puoi cacciarmi da casa mia.
Ti caccio da casa mia, infatti.
Billy rimase l disteso a guardare il soffitto alla luce della
luna. Poi si mosse, ed Emmet vide lampeggiare qualcosa al
centro della stanza, come un batter d'occhi spettrale, come
una luna che girava su se stessa. Un istante dopo, qualcosa si
infranse sullo stipite della porta, appena a sinistra della sua
testa. Rest un momento a guardare i cocci e i mozziconi
sul pavimento, poi fece un passo indietro, usc e chiuse la porta.
...
.
...
CAPITOLO 47.
...
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...
Grant era in fondo ai gradini della veranda quando la zanzariera
si apr e apparve Emmet di schiena, con un thermos
nella mano coperta dal guanto. Vide Grant e si ferm.
Ti sei svegliato presto disse.
Anche tu.
Io mi sveglio sempre a quest'ora. Si aggrapp alla ringhiera
e scese cauto la scala. Aveva il cappotto scuro buono,
calzoni scuri, scarpe nere e il berretto rosso calato fin sulle
orecchie. In fondo alla scala, alz gli occhi verso Grant.
Come sta il ragazzo?
Dorme.
Si  fatto tanto male?
Meno di quanto sembrasse l per l. Tutti e due gli occhi
neri e il naso bello gonfio.
Se l' rotto?
Cosa?
Il naso.
No, solo il polso. Gliel'hanno ingessato.
Voglio che tu mi faccia avere il conto dell'ospedale,
Grant.
Grant fece un gesto come a dire che non se ne parlava
nemmeno. Hanno fatto a botte. Tutto l, Em.
Emmet pieg la testa da una parte. Come sarebbe?
Succede.
Se il mio cane scappa e va ad azzannare i polli del vicino,
secondo te quello poi viene qui e mi dice: Succede?
Non  un bel paragone, Emmet.
Il vecchio pieg di nuovo la testa di lato e Grant scosse
il capo e guard verso la El Camino che spuntava da dietro
l'angolo della casa. Emmet fiut l'aria e guard il cielo.
Non vuoi che ti accompagni io, Em?
Non mi hanno ancora tolto la patente.
Lo so. Lo faccio volentieri, per.
E tuo figlio?
Dorme disse Grant. Non ha bisogno di me.
Oltre i pini gialli tutto intorno al cimitero c'era qualche
betulla decorativa, spoglia e bianca fra le lapidi. Grant scese
per fare due passi, ma non c'erano posti da cui non si
vedesse il vecchio e lo osserv avanzare nella neve fino a
una lapide rosa di dimensioni modeste, che cominci a ripulire
dalla neve, spazzandola a destra e a sinistra con lo
stesso gesto che doveva aver fatto lei un tempo per levargli
la neve o la forfora dalle spalle. Quando la lapide fu pulita,
Emmet si tolse il berretto e ve lo pos in cima, la schiena al
cimitero, i capelli fini e canuti scompigliati.
Grant tolse la neve da una panchina e si sedette sulla
pietra gelata. Era orientata in maniera da offrire una vista
delle montagne a nord, che nelle belle giornate spuntavano
dietro le colline. Quella mattina, per, una spessa coltre
di nubi basse incombeva grigia sul mondo. Con la coda
dell'occhio vide il vecchio che muoveva la testa canuta davanti
alla lapide, la piegava come in ascolto, poi annuiva
di nuovo. E intanto beveva il caff dal thermos. Dopo un
po' si rialz, si volt, accarezz la lapide un'ultima volta e
si incammin verso Grant. Grant tolse un altro po' di neve
dalla panca ed Emmet si sedette vicino a lui.
I suoi sono sepolti in quell'angolo l, vicino a quella
betulla. Avrebbe voluto stargli pi vicina, ma non c'era pi
posto.
A me sembra che sia in una bella posizione osserv
Grant.
Ho comprato due posti per noi e due per i figli, se li
vorranno. E, se non li vorranno, potranno sempre venderseli.
Si interruppe. Venticinque anni fa, li ho comprati.
Non pensavo che un giorno mi sarei seduto qui.
Nonostante il freddo e la neve, aleggiava un odore umido
e muschioso di tombe, o perlomeno cos a Grant sembrava.
Prese le sigarette, senza pensarci, poi le rimise in
tasca.
Fuma pure.
No, aspetto.
Non muoio mica.
Bene non fa.
Non  colpa delle sigarette, ma della stramaledetta chemio.
Grant tir di nuovo fuori il pacchetto e si accese una
sigaretta, buttando il fumo dall'altra parte. Emmet lo scrut
attentamente, annusando. Bevve un sorso di caff, poi
allung due dita verso Grant, con nonchalance.
Cosa? chiese Grant.
Fammi fare un tiro.
Non se ne parla nemmeno.
E dai.
No.
Un tiro soltanto, porca miseria. Dopo la nottata che
ho passato...
Grant lo guard negli occhi e gli porse la sigaretta.
Emmet si mise in bocca il filtro, trattenne il fumo nei
polmoni per un momento e poi lo butt lentamente fuori,
arricciando le labbra. Restitu la sigaretta, sorrise e si pieg
in due, scosso da una tosse cos violenta che Grant allung
la mano e lo prese per un braccio.
Emmet disse. Butt la cicca e gli diede alcune pacche
sulla schiena, sorprendendosi della magrezza del vecchio
sotto il cappotto, ammasso convulso di vertebre e costole.
Devi bere un po' d'acqua disse ed Emmet fece di no con
la testa e sollev il thermos, o perlomeno ci prov, facendo
schizzare fiotti scuri di caff. Grant lo prese e lo rimise diritto
e poi lo avvicin alla faccia grigia e contorta. Emmet
bevve, deglut, bevve un altro sorso. Grant moll il thermos
e si rimise seduto.
Signore! gemette Emmet, asciugandosi il mento.
Madonna santa.
Quando il vecchio si fu rimesso, un bel po' di tempo
dopo, Grant si chin e disse: Volevo dirti che mi dispiace,
Em. Di stanotte. Non so cosa diavolo mi sia venuto in
mente.
Emmet alz le mani per sistemarsi il berretto rosso, calcandoselo
sulla fronte come se fosse in procinto di affrontare
una bufera.
Gli ho detto che se ne deve andare replic.
Quando?
Stanotte, dopo che tu te ne sei andato.
E lui cos'ha detto?
Non importa che cosa ha detto.
Mi dispiace, Em.
Non ti devi dispiacere. Guard la lapide rosa. Alice
disse, e si zitt. Si spost sulla panchina. Alice direbbe la
stessa cosa che dico io.
Grant si massaggi le dita e le due nocche senza unghia
e senza impronta, dure come ossa sotto la pelle; eppure, a
volte, quando allungava la mano per prendere la tazza o
per grattarsi il mento, provava la stessa sensazione di quel
primo incredibile istante in cui le dita, che erano sempre
state indiscutibilmente l, non c'erano pi. Era una perdita
pi che fisica.
Emmet disse: So che non l'ho mai detto e penso che
avrei dovuto farlo, ma sappi che ti puoi fermare tutto il
tempo che vuoi, Grant. E anche Sean.
Grazie, Emmet. Non so dirti quanto.
Per te ne andrai comunque, vero?
Grant non rispose.
Dove pensi di andare? chiese il vecchio, con un tono
quasi imperioso.
Non lo so.
Torni nel Wisconsin?
Non lo so. Grant si guardava le mani. Non gli sono
stato dietro abbastanza, a quel ragazzo. Se gli viene di nuovo
voglia di andarsene...
Qualcosa si mosse e tutti e due si voltarono verso una
coppia di cardinali di un rosso brillante, appollaiati in un
intrico di rami di betulla. La lapide rosa era oltre l'albero,
l'unica sgombra dalla neve. Grant aveva visto l'incisione
ma non l'aveva letta. Nominava la donna sepolta l, alice
margaret kinney, con le date, e nominava anche l'uomo
che era seduto vicino a lui, emmett thomas kinney, senza
date, con una riga bianca che aspettava l'incisione del marmista,
e sotto la scritta marito e moglie e nient'altro. Gli
venne in mente il volto di sua moglie, Angela Mary Courtland,
e un tempo di lapidi inimmaginabili.
Si volt verso Emmet, che lo guardava. Cosa c'? gli chiese.
Il vecchio si volt dall'altra parte e scosse la testa. Andarsene  dura disse. Ma c' di peggio, vero?
...
.
...
CAPITOLO 48.
...
.
...
Il ragazzo port le giumente nel pascolo, le liber e torn
nella stalla, passando davanti alla El Camino sia all'andata
che al ritorno. Il suo sangue era stato lavato via dal parabrezza
da un bel po' e non restava traccia di quel giorno, se
non nella portiera che Billy aveva preso a calci.
Sei proprio un cowboy, Dudley. Altro che Marlboro Man.
Prese il rastrello e cominci a pulire la stalla. Un gatto
nero si stiracchi e salt in cima a una delle selle, appollaiandosi
l a seguire il volo delle rondini nello spazio polveroso.
Erano passati due sabati e quello era il terzo e lui sapeva
che non sarebbe venuta, che doveva andare lui da lei, ma
con che scusa? E cosa importava, ormai?
Perch non smetti di pensarci?
Pensare a cosa?
A lei.
Il gesso gli dava fastidio, ma meno di prima. Dopo un
po' si tolse la giacca e continu a lavorare in maglietta, e fu
cos che il padre lo trov, in mezzo a una tempesta di polvere
e paglia, chino a trasferire paglia sporca nella carriola a
colpi di forcone.
Sean disse, e senza interrompersi il ragazzo fece:
Cosa?
Poi si ferm e si volt e vide suo padre in piedi sulla
porta.
Era il primo di aprile, una bella giornata che profumava
di primavera. Lei era scomparsa da due anni e otto mesi.
Il vicesceriffo gli aveva dato appuntamento all'autostrada
e seguirono il suo SUV argentato verso Denver e uscirono
dove usc lui e gli andarono dietro su per la strada
che saliva al passo che portava a Estes Park e Boulder. Era
indiscutibilmente arrivata la primavera e le gomme sibilavano
sulle tracce nere di neve sciolta sull'asfalto. I tornanti
scuri si accendevano di una luce granulosa, quando li affrontavano,
campi stellari di quarzo e di mica, e la memoria
visualizz per loro la pista luccicante in quella stessa
stagione, la lucentezza delle linee bianche sul nero oleoso
delle corsie, le gambe di lei che disegnavano lunghe falcate
e avanzavano come forbici oltre una ragazza e poi un'altra
e poi un'altra ancora, tagliandole via dall'immagine. Il suo
profumo di sole sulla pelle calda e lucida. Le altre ragazze,
i genitori, capannelli di contentezza e di orgoglio, complimenti
e saluti.
Non c'era altro suono nel pick-up a parte il vento che
fischiava dai finestrini e guardando gli alberi nuovi in quel
paese nuovo, le profonde valli e le pinete lontane, a tutti e
due venne in mente la prima volta che avevano fatto una
strada cos, magari proprio la stessa, su per la medesima
montagna, famiglia di pianura che non aveva mai visto un
simile panorama. E se quel paese, quel panorama, non gli
era pi estraneo, era comunque strano che non li avesse mai
pi sorpresi o emozionati, ma gli avesse solo rammentato
ogni giorno, quasi ogni ora, che cosa aveva strappato loro e
come li aveva trasformati. Il SUV mise la freccia e gli stop si
accesero e il vicesceriffo gir per immettersi in un'improvvisa
strada sterrata, uno stretto passaggio dove la luce che arrivava
ai parabrezza e ai loro visi era tremula, fredda e verde.
Il SUV e lo Chevy che gli stava dietro proseguirono rollando
e beccheggiando nelle buche ghiaiose finch lo sterrato non
li port in cima a una salita e li consegn a uno spiazzo in
cui erano gi ferme altre quattro macchine. Due erano SUV
ufficiali come quello del vicesceriffo e due erano auto di
escursionisti, prive di significato.
Lo sceriffo Kinney e il suo altro giovane vice scesero dal
loro SUV e andarono incontro a Grant e al ragazzo per raggiungerli
a met strada. Sassi e pini e foglie secche si spezzavano
sotto i loro stivali. Lo sceriffo si ferm e i due vicesceriffi
anche. Rimasero alle spalle di Kinney con espressione
grave. Lo sceriffo strinse la mano a Grant, come sempre, poi
si mise le mani sulla cintura e guard il ragazzo.
Che t' successo?
Il ragazzo abbass gli occhi sul gesso, come se si fosse
dimenticato di averlo. Lo portava da tre settimane, ormai,
e nel frattempo si era sporcato e non c'era verso di pulirlo.
Disse che era caduto da cavallo.
Per la peppa. Uno dei nostri?
S.
E com' che nessuno mi ha detto niente?
Non  stata colpa del cavallo rispose il ragazzo.
Non importa. Lo sceriffo lo squadr. Si sistem il cappello
e guard Grant, ricordandosi come mai erano andati
fin l.
Siete sicuri di voler venire? chiese, e Grant alz gli occhi
da terra.
Cos'altro possiamo fare?
Aspettare gi di sotto.
O quass o gi di sotto, guardare dobbiamo guardare
disse. Dico bene, Joe?
Infatti ti ho chiamato disse lo sceriffo. Anche se a rigore
non avrei dovuto, avrei dovuto chiamarvi dopo. Ma ci
vorranno delle ore per completare questo... Ebbe un attimo
di esitazione. ... questo recupero.
Grazie di avermi chiamato, Joe.
La sua teoria, spieg lo sceriffo, era che l'assassino l'avesse
portata all'imbocco del sentiero in macchina e le avesse
tolto la vita l, oppure l'avesse costretta a salire su con lui,
prima.
Tolto la vita.
Il ragazzo stette l a ripensare a un altro spiazzo ombroso
in mezzo al bosco, a una panchina fredda e a bianche lapidi
storte. A una targa di metallo brunito che prometteva quaranta
giorni e una statua bianca con il moncherino benedicente.
Era passato tanto tempo da tutto questo.
Cosa pensi succeder stavolta?
Niente. Andiamo.
Il sentiero seguiva la cresta con una sottile mezzeria di
pini che separavano gli scalatori dal burrone e dal cielo
aperto. Era ripido, ma a ogni passo appariva una pietra o
una radice nodosa levigata come un osso dal tempo, dalle
intemperie e dalle suole degli escursionisti. Salirono in
fila indiana, lo sceriffo in testa e i suoi sottoposti in coda,
lasciando a Grant e al ragazzo l'aspetto e l'impressione di
due imputati condotti verso un tribunale d'alta quota. Attraverso
gli alberi, a pochi metri da loro nel cielo azzurro,
due aquile si lasciavano trasportare dalla corrente ala contro
ala, senza sforzo e senza fretta, silenziose, gli occhi da rapaci
attentissimi.
Sopra gli scalatori, dove il sentiero si faceva pianeggiante,
c'erano due uomini in divisa che guardavano in alto,
oltre gli alberi, e li aspettavano. Videro le aquile virare improvvisamente
e piegare le penne remiganti e scendere in
picchiata come due Messerschmitt.
Devono aver visto qualcosa disse il primo. La loro
cena disse l'altro, ma quando li sentirono arrivare si zittirono
e aspettarono che superassero l'ultimo tratto di salita:
sceriffo, padre, figlio e i due vice, con il fiatone, contenti di
essere arrivati in cima, bench in sette si stesse un po' stretti.
I due che li aspettavano su erano lo sceriffo di Boulder
County e uno dei suoi uomini. Si presentarono e lo sceriffo
di Boulder, che si chiamava Price, si scost il cappello dalla
fronte e dichiar che era in quel punto preciso che l'escursionista
l'aveva notata. Non si vedeva bene, spieg, bisognava
avanzare fra i rami bassi fin sull'orlo del precipizio e
guardare gi.
E come mai l'escursionista ha fatto tutto questo? chiese
Kinney.
Gliel'ho chiesto anch'io.
E cosa le ha risposto?
Price guard Grant e il ragazzo, poi per terra.
Che era andato a svuotarsi la vescica.
Fra gli alberi c'era soltanto un posto in cui si poteva stare
in piedi a urinare e Kinney lo raggiunse e guard gi. Dopo
un attimo fece un passo indietro, le mani sulla cintura, riluttante
a lasciare il posto a Grant. Sembrava in disaccordo con
se stesso. Poi torn sul sentiero e cedette il passo a Grant.
Grant si fece largo fra i rami e si sporse con gli occhi e
con il cuore oltre il ciglio, fino a uno spuntone di roccia
bruna una dozzina di metri pi in basso, su cui si erano
fermati sassi e ramoscelli sbiancati dal sole e sul bordo del
quale si abbarbicavano pini rachitici. Essendo rivolto a sud,
non aveva pi tracce di neve ed era asciutto e dapprima
Grant non vide nulla, a parte un tronco grigio e nodoso su
cui il vento aveva avvolto brandelli di stoffa sbiadita, poi
individu la parte posteriore della testa, i capelli scuri. La
sua mente corresse l'immagine e si sent mancare. Si accorse
di aver fatto un passo indietro senza volere e che qualcuno
lo aveva preso per un braccio e quando si volt vide che era
suo figlio.
Lo guard negli occhi e Sean gli restitu lo sguardo, la
medesima espressione.
Non so disse Grant. Non riesco a capire.
Si fece da parte e il ragazzo prese il suo posto sul ciglio.
Si sporse e guard gi.
Mi dispiace, Grant disse Kinney. Guard Price e il suo
agente. Non avrei dovuto portarvi. Pensavo che si vedesse
meglio. Perch non andate ad aspettarci alla macchina e...
Si zitt. L'altro sceriffo e gli agenti avevano uno sguardo
strano.
Porca miseria disse Price e gli altri si voltarono verso
il ragazzo. Si stava calando di sotto: si era aggrappato a un
ramo sull'orlo del precipizio e aveva gi una gamba dall'altra
parte.
Sean disse Kinney. Torna indietro.
Non pu scendere, sceriffo disse uno degli agenti. 
la scena di un crimine.
Torna su, per favore. Kinney si avvicin per afferrarlo,
ma Grant allung un braccio.
Lo lasci fare, Joe.
Non esiste. Ha un braccio ingessato e una gamba malata.
Non lascerei scendere su quella cengia nemmeno uno
sano.
Non si preoccupi disse Grant.
Si che mi preoccupo, invece. Sean disse lo sceriffo rivolgendosi
alla testa del ragazzo. Torna su:  un ordine.
Il ragazzo prosegu la discesa, faccia alla roccia, aiutandosi
con radici e fessure. Sapeva che le ossa sotto il gesso
tenevano e che era solo il gesso a intralciarlo e scese
lentamente, trovando un appoggio per il piede sano, un
appiglio per la mano sana, un altro appoggio e un altro
appiglio.  questo che vuoi? Costringerlo ad assistere alla
tua caduta? E a ogni movimento provocava piccole frane,
che si fermavano sulla cengia sotto di lui. Quando fu a
cinque o sei metri da lei, si volt a guardare e vide il vuoto
verde sotto di s e si volt di nuovo e disse, ad alta voce:
Non guardare. Non guardare. Poco pi in gi il piede
della gamba malata perse la presa e subito il ragazzo controll
dove sarebbe caduto sullo spuntone, ma lo scarpone
che grattava contro la roccia trov un appoggio e lui pot
continuare a scendere.
A due metri dallo spuntone perse le forze e si concesse di
saltar gi, posando per prima la gamba sana, ma la gamba
malata cedette e Sean cadde sulla schiena, sollevando una
nuvola di polvere vicino al cadavere.
Sopra di lui, oltre la nuvola di polvere, c'era la faccia di
suo padre.
Ti sei fatto male? gli chiese.
No rispose il ragazzo. In cima, uno degli uomini disse
qualcosa a proposito di prove e contaminazione e l'altro
sceriffo, Price, disse: Lo so anch'io.
Il ragazzo toss e si mise in ginocchio e si volt verso di
lei. Sotto il velo che era stato una camicia di flanella scozzese,
la schiena era avvolta in un lembo di pelle conciata
incolore, cos teso che si vedevano tutte le costole e tutte le
vertebre. All'altezza di quella che era la vita c'era una membrana
zigrinata che ricordava la zampa di un palmipede.
Aveva un braccio sotto l'addome e l'altro intrappolato fra
le radici di piccoli pini abbarbicati sulla roccia. Pi che un
braccio, pareva una radice. Non c'era odore, a parte il profumo
asciutto dei pini e l'aroma polveroso e gessoso della
roccia.
Il ragazzo allung la mano e prese un ciuffo di capelli
neri, che erano come i capelli di una persona viva se non
che, appena li tocc, si scaten una pioggia di rametti e aghi
e insetti rinsecchiti, come se fosse un nido, cosa che forse
era. Il ragazzo scost i capelli e le guard la faccia. Quella
che era stata la sua faccia, profilo di maschera grigia, vuota
fessura di palpebra arretrata dentro l'orbita, zigomo come
un gomito, naso staccato, smorfia spettrale tutta denti.
Sean? lo chiam il padre.
Osserv quel volto, quell'eventuale sorella, eventuale figlia.
La osserv, in tutta la sua statura, e non vide nulla di
familiare. I vestiti erano diversi da tutti quelli che le aveva
mai visto addosso, le scarpe non erano resti di scarpette
da corsa ma di pedule. Guard di nuovo i vestiti. Una tasca
posteriore, logora e semiscucita, tremolava nella brezza
come una bandiera. Qualcosa brillava opaco nella ghiaia
che le si era accumulata contro e il ragazzo lo spost con
l'indice e vide che era una chiave. La afferr e, attaccata alla
chiave, c'era una catena e all'altro estremo, che liber con
uno strattone, un oggetto irriconoscibile, grigio. Siccome
dondolava, lo blocc e se lo avvicin alla faccia e vi soffi
sopra, scoprendo un misero brandello di pelliccia bianca.
C'era qualcos'altro sotto la tasca scucita. Avvicin la
mano e recuper un sottile portafoglio di plastica. Vi infil
un dito e il portafoglio si sbriciol, facendogli scivolare
in mano due carte di credito sbiadite e un documento di
identit plastificato. In un angolo del documento la lamina
si era arricciata e la carta sottostante si era inzuppata e asciugata
pi volte, ma la foto e parte dello scritto erano ancora
leggibili. La morta si chiamava Kelly Ann Baird, studentessa
alla University of Colorado. Non riusc a leggere la data
di nascita.
Si sedette, con la gamba malata distesa, e studi il documento.
Era una ragazza graziosa, bel sorriso, il ritratto immutato
nel tempo mentre il soggetto era diventato vecchio
e irriconoscibile, ombra solitaria e rinsecchita della persona
che era stata, figlia, amica, oggetto di amore, orgoglio, speranza,
felicit. Guard la valle. Un uccello pass in volo
all'altezza dei suoi occhi e lanci un grido prima di scomparire.
Forse viveva l, su quello spuntone di roccia, e vegliava
sulla morta, le teneva compagnia in attesa che le persone
che la stavano cercando la trovassero e la reclamassero e la
riportassero a casa come un trofeo.
Sean lo chiam il padre. Sean.
Si volt e alz la testa e mostr il documento. Grid cosa
aveva scoperto e da l dove era seduto sent che il cuore di
suo padre tornava al posto giusto e si riempiva nuovamente
di sangue, riprendeva la sua consistenza di muscolo, ricominciava a battere.
Uno degli agenti era andato a prendere una corda. Il ragazzo
aspett accanto al cadavere, rimase a guardare quello
che guardava lei, cercando di vedere quello che aveva visto lei durante tutto quel tempo.
...
.
...
CAPITOLO 49.
...
.
...
Il ragazzo and a letto e Grant si distese sul divano e rimase
l, alla luce discontinua della TV, a guardare le ragnatele
sulle travi e i festoni di polvere che pulsavano di colore.
Le voci dal televisore arrivavano a lui come in un bizzarro
incantesimo, risacca che si insinuava nei sogni, sogni che si
dispiegavano davanti ai suoi occhi aperti, vividi e ripetuti,
finch alla fine le ore partorirono un nuovo giorno, luce
grigiastra alle finestre, e ancora in quello stato febbricitante
si tir su a sedere, esausto, ingobbito. Sullo schermo una
donna in piedi davanti a un leggio con una toga porpora
parlava tenendo la palla nera di un microfono vicino alla
bocca e poi allargava le braccia. Grant prese il telecomando
e lo schermo si anner.
L'aria all'esterno gli fece gelare addosso il sudore e la camicia
umidiccia appiccicata alla pelle. Le assi della veranda
scricchiolarono sotto il suo peso, talmente fredde che le
piante dei piedi gli bruciavano dentro le calze. Inspir troppo
profondamente e l'aria gli usc dai polmoni in una serie
di conati e si dovette aggrappare a un palo, scosso dall'accesso
di tosse e pi ancora dallo sforzo di fermarlo. Si accese
una sigaretta e si riemp i polmoni di fumo rassicurante.
La casa di fronte stava prendendo forma alla luce dell'alba.
Non un movimento e non un suono, a parte le prime
note incerte degli uccelli.
Spense la sigaretta nel portacenere sulla ringhiera e torn
dentro a mettersi una camicia asciutta, poi and in cucina
e prepar il caff e guard dalla finestra la casa del vecchio
nella luce che era gi cambiata. Si vers il caff in una tazza
e la lasci l. Le finestre di Emmet erano buie, sia di sopra
che di sotto, i dondoli sulla veranda fermi e vuoti.
Guard l'ora e si pass i polpastrelli sulla mascella, lentamente,
come per decidere se rasarsi o meno. Rimase l a
lungo, poi si infil gli scarponi e si mise la giacca e usc di
nuovo nella mattina fredda. Scese i gradini gelidi e scricchiolanti,
il rumore dei propri passi che gli arrivava alle
orecchie dopo essere rimbalzato sulla facciata della casa del vecchio.
Non era in cucina e non si sentiva il televisore acceso nel soggiorno, ma Grant and a controllare lo stesso. Non un rumore in tutta la casa a parte il tic tac del pendolo, e dopo aver guardato in ogni angolo del piano terra, sal pesantemente di sopra e buss. Rest un momento con la mano sulla maniglia, poi apr la porta della camera e sbirci dentro e non c'era bisogno di chiamarlo, ma lo chiam lo stesso.
Emmet disse.
Silenzioso e immobile nel letto matrimoniale dove aveva dormito con la moglie tanti anni. Silenzioso e immobile e grigio, cos piccolo in quel letto cos grande ormai freddo, freddo il letto e freddo lui, senza pi storia, senza pi amore, senza pi niente.
...
.
...
CAPITOLO 50.
...
.
...
Billy Kinney era appoggiato alla testiera del letto con il guanciale
sotto il collo e guardava il fumo aleggiare a mezz'aria
sopra di lui. Il silenzio era tale che sentiva il crepitio del
tabacco che bruciava ogni volta che aspirava. Stava l fermo
ad ascoltare e dopo un po' si rese conto che il pendolo in
fondo alla scala, che durante la notte a un certo punto aveva
esaurito la carica, aveva smesso di ticchettare. Aveva visto
la faccia cerea e imbellettata, aveva sentito le suppliche del
vecchio pastore a Dio, i luoghi comuni degli afflitti che gli
porgevano le condoglianze, ma fu quell'assenza di suono,
quell'abitudine perduta a rendere la cosa vera, reale.
Al piano di sotto, vicino alla caffettiera mezza vuota, c'erano
una banconota da cento dollari e un messaggio. Questi
sono soldi miei, non fanno parte dell'eredit. Torno fra
qualche giorno e mettiamo tutto all'asta.
Buongiorno a te, fratello disse, con una voce che gli
sembr estranea.
Ora che lo sceriffo se n'era andato, niente pi vicini a
portare generi di conforto, a bussare sulla veranda la mattina
presto, con lo sceriffo che li ringraziava per le vettovaglie
e per l'affetto e li congedava senza imbarazzo, perch erano
venuti presto e volevano andare via presto, prima che arrivasse
qualcun altro, e quando risalivano in macchina si
chiedevano come mai due fratelli, figli degli stessi genitori
tanto bravi, potessero diventare cos diversi. Non era straordinario?
Uno dei tanti misteri di Nostro Signore, ammettevano,
ora e sempre, ma oggi le nostre preghiere sono per
tutti e due.
Billy prese l'accendino e lo avvicin a un angolo del
biglietto e guard salire le fiamme e la carta accartocciarsi
e annerire finch l'inchiostro si color di porpora e brill
spettrale. La fiamma gli lamb le dita prima che la buttasse
nel lavello. Si accese una sigaretta e pens a Denise Gatskill
e al vestito nero con cui era venuta al funerale. Capelli raccolti,
collo in vista. Poi era venuta a cercarlo a casa, ma lui
l'aveva mandata via. Adesso che aveva i soldi avrebbe dovuto
portarla in citt, in quel bar dove servivano il vino rosso
che le piaceva tanto.
And alla finestra. Niente si muoveva nel mondo grigio
del mezzogiorno. Non un uccello in cielo, nessun segno di
vita neanche nella casa di fronte. Lo Chevy blu non c'era.
Quei due dovevano essere andati via con lo sceriffo per il
brunch, oppure al diner per conto loro. Luned, luned. Si
mise a fischiettare ma di colpo si ferm e si guard velocemente
alle spalle. Cosa c'era? Niente. La cucina vuota. La
visuale nel soggiorno vuoto. La faccia scura e immobile del
televisore. Niente.
Prese il giaccone dalla spalliera della sedia e controll di
avere cellulare e portafoglio e chiavi e intasc il biglietto da
cento e usc sulla veranda, super i dondoli, scese la scaletta
e attravers lo spiazzo di terra spugnosa, crostosa e gialla.
Puzza di terra nell'aria, aspra di radici e di lombrichi. Erba.
Fieno e letame.
Pass in macchina davanti al caff e vide lo Chevy blu
l fermo e prosegu. Pass davanti alla casa dei Gatskill e al
vecchio liceo sulla collina gialla e incrostata di neve e tutto
quello che vedeva era vecchio e stanco e penoso. Era come
se fosse tornato dopo tanti anni e non avesse assistito al
processo di trasformazione, ma vedesse tutto trasformato
all'improvviso, che era un po' come vedersi sfuggire la vita.
Raggiunse l'autostrada e, con gli altoparlanti che gli pulsavano
dentro, lanci la El Camino verso Denver.
Lasci le nuvole e i rimasugli di neve e scese nello splendore
verde della primavera. C'erano vari bei posti poco cari nella
parte est della citt, ma ce n'era uno nella parte ovest che
gli piaceva, con un tavolo da biliardo, dove si poteva ancora
fumare e dove se bevevi troppo potevi evitare il centro citt,
con il traffico e le pattuglie. Sperava di incontrarci un ragazzo
che conosceva, che comunque, anche se fosse andato in
quel bar, sarebbe arrivato ben pi tardi.
Era appena l'una quando spinse la porta ed entr nel
locale semivuoto. Era poco pi largo di un corridoio, dominato
dal vecchio Brunswick con tre piedi di leone e al posto
del quarto un blocco di quercia annerita, il panno pieno di
macchie e di bruciature.
Al bancone c'era Louis, il vecchio con le mani gigantesche.
Durante il giorno non voleva musica e, se qualcuno la
metteva, andava zoppicando a staccare il jukebox e, dopo,
il clic-ciac del biliardo era pi forte, le voci veleggiavano e
la risata di una femmina faceva girare le teste degli ubriachi.
Billy si sedette al bancone, lasciando uno sgabello vuoto
fra s e i due uomini che quando lui era entrato chiacchieravano
sottovoce e che in quel momento si interruppero
e lo guardarono nello specchio mentre si sedeva, come se
fosse un nuovo sviluppo inaspettato che avrebbero potuto
sopportare oppure no.
Louis si avvicin e Billy ordin un Seven-and-Seven e il
vecchio si mise a prepararglielo. Nello specchio, oltre il suo
riflesso, c'era il quadrato brillante dell'unica finestra del bar
e all'interno di quel quadrato brillante c'erano le sagome
di un uomo e una donna. L'uomo si protendeva verso di
lei per dirle cose che nessun altro potesse sentire nel locale
silenzioso e illuminato dalla luce del giorno.
Louis pos il cocktail su un sottobicchiere e Billy gli pass
la banconota da cento e il vecchio la sollev verso la luce,
cont il resto e glielo mise esattamente dove prima c'era stato
il centone. Billy gli restitu due biglietti da un dollaro e
ripieg gli altri per metterseli nel taschino. Alz il bicchiere
in direzione di Louis, che annu, e bevve.
Si pu ancora fumare qui dentro, capo? chiese e Louis
rispose: Se agli altri non d fastidio. I due uomini si voltarono
verso Billy; quello pi distante da lui era anziano,
l'altro poco pi grande di Billy.
Fumi pure disse il vecchio e Billy spost gli occhi sul
pi giovane, quello pi vicino a lui, che lo sbirci un momento
da sotto la visiera del berretto, alz le spalle e si volt
di nuovo a guardare avanti.
Billy ringrazi e se ne accese una. Louis pos il portacenere
sul bancone.
Billy bevve. Fum. I due uomini ripresero a parlare. Il
vecchio si lanci in un monologo basso e monotono. Parlava
della moglie, o ex moglie, e raccontava a quello con il
berretto tutte le cose che avevano fatto quando erano sposati,
pi e meno belle. Billy ordin un altro cocktail mentre
l'uomo parlava di quello che gli sarebbe piaciuto fare alla
ex moglie adesso che non era pi accecato dall'amore ed
elenc un sacco di cattiverie che si sarebbe pentito di aver
detto se mai un giorno l'avessero trovata morta, pens Billy.
Sempre che non lo fosse gi. Mescol il cocktail, succhi il
bastoncino e bevve un sorso.
Uno va avanti per anni convinto di fare la sua vita disse
l'uomo. Convinto di essere una persona normale con una
donna normale, e invece no, non  normale per niente, e un
giorno si sveglia e se ne accorge. Si accorge di che donna 
veramente sua moglie. Capisci cosa voglio dire, Steve?
L'altro annu.
Sei d'accordo, Steve?
S rispose Steve.
L'uomo alz il boccale, bevve un sorso di birra e lo pos
di nuovo. Idem quand'ero in servizio, Steve, anche se,
come ti dicevo, di quello non ti posso raccontare niente.
Cinque anni a un certo livello e poi, un giorno, tracchete,
mi guardo allo specchio e mi ritrovo sporco di sangue dalla
testa ai piedi senza sapere n come n perch. Un giorno
come tutti gli altri che invece era diverso, cazzo.
Billy incroci il suo sguardo nello specchio dietro il bancone.
Non la smette pi questo.
Be', mica sei costretto a rimanere.
Ma il cocktail andava gi che era una meraviglia e in tasca
aveva un po' di banconote da venti e rimase a guardare
Louis che lavava i bicchieri e li asciugava e li riponeva, boccali
da pinta che nelle mani del vecchio improvvisamente
diventavano minuscoli. Quando si avvicin per sentire se
ne voleva un altro, Billy ordin una birra per vedere che effetto
faceva. Bevve mezza pinta, si alz e and nel bagno degli
uomini e, quando torn, il chiacchierone non c'era pi.
L'altro, Steve, guardava lo specchio con una mano su
quello che restava del suo boccale. Billy gli fece un cenno
con la testa nello specchio e Steve gli restitu il saluto. Bevvero
ognuno un sorso di birra.
Louis asciug il bancone e riemp il frigo. Alle loro spalle,
nella finestra, l'uomo aveva una mano sul collo della donna,
che gli accarezzava il polso con le dita.
 tranquillo qui, oggi disse Billy e l'uomo che si chiamava
Steve replic: S, si sta bene. Bevve un sorso e incroci
lo sguardo di Billy nello specchio. Dev'essere pesante
non poter parlare disse.
In che senso? chiese Billy.
Steve fece un cenno verso destra. E un militare disse.
Tenersi tutto dentro cos dev'essere pesante.
Eh, gi fece Billy. Chiss quante storie che non pu
raccontare.
Steve prese un paio di occhiali da sole dal bancone e
guard le lenti corrucciato. A me piace sentir parlare la
gente, non mi fraintenda. Ma non va bene che, qualsiasi
storia racconti, sei sempre tu l'eroe. Non piace a nessuno.
Fece dondolare gli occhiali come meditando se inforcarli e
andare.
Lei spara? chiese Billy.
Gli occhiali smisero di dondolare.
Come ha detto?
Le ho chiesto se spara.
Steve lo guard. Se sparo cosa, amico?
Con una pistola, un fucile.
Che razza di domanda ?
Niente: ho visto i suoi occhiali. Mi sembravano quelli
che si mettono al tiro a segno. Occhiali da poliziotto. Da
poliziotto al tiro a segno.
Steve lo guard. Mi ha mai visto a un tiro a segno?
No, anche perch non ci vado praticamente mai. Fece
un sorriso cordiale. Troppi poliziotti.
Mi ha preso per un poliziotto?
No, non penso che lei sia della polizia.
E su che basi?
Cosa ci farebbe uno della polizia in un bar cos?
Darebbe la caccia ai cattivi.
Be', sarebbe nel posto giusto. Ma non avrebbe le scarpe
infangate. I poliziotti non tollerano le scarpe infangate, 
risaputo.
Steve non abbass lo sguardo. Come mai le interessano
tanto le mie scarpe, amico?
Billy sorrise. Steve non sorrise ma non sembrava particolarmente
ostile, sotto la visiera del berretto. Sembrava
imperturbabile. Il berretto, anonimo, era di un colore indefinito
fra il verde e il marrone, lo stesso del giaccone di tela
chiuso con la lampo fino al collo, divisa semplice e senza
pretese di un ente inindovinabile. Seduto, dava l'impressione
di essere uno con cui era meglio non attaccar briga, pur
non essendo grande e grosso. Non era orario da risse, ma
chi beve di giorno fa a pugni di giorno e Billy apparteneva
alla categoria.
Non aveva voglia di litigare. La birra andava gi che era
una meraviglia e in tasca aveva un po' di banconote da venti
e non voleva farsi buttare fuori dal vecchio Louis con le
mani gigantesche.
Non mi interessano, Steve. Posso offrirle da bere?
Mi ha chiamato Steve?
S. Ho sentito il militare che la chiamava cos. Cosa
prende?
Io non mi chiamo Steve.
Scusi tanto disse Billy. Avr capito male. Prese un
biglietto da venti dalla tasca. Neanch'io mi chiamo amico,
comunque. Billy. Pos il denaro sul bancone e guard
Louis che si avvicinava. Per me un seven-and-seven, per lui
quello che desidera.
Lo stesso? chiese Louis e l'altro, dopo un momento,
fece di s con la testa.
Stettero in silenzio finch i drink non arrivarono e vennero
pagati e Louis non ebbe ricevuto una mancia.
La ringrazio. E mi scuso se sono stato maleducato
disse l'uomo. La conversazione con Mister Esercito mi ha
sfiancato.
Non mi sono offeso disse Billy. Salute.
Mi chiamo Joe disse l'uomo e Billy rise e gli strinse la
mano.
Perch ride?
Mio fratello si chiama Joe.
Davvero?
Indovini che mestiere fa.
Che mestiere fa?
Il poliziotto.
Bevvero ancora un po' e poi Joe disse: Dunque Joe fa il
poliziotto. E, per la prima volta, sorrise.
Veramente lo sceriffo. Su sulle montagne.
Quali montagne?
Ci sono altre montagne qui intorno?
Ci sono un sacco di montagne diverse qui intorno,
Billy.
Billy squadr l'uomo che lo fissava da sotto la visiera del
berretto. E continuava a sorridere.
Mio fratello Joe fa lo sceriffo sulle montagne della
Grand County rispose. L'uomo prese la birra e ne bevve
un sorso.
Grand County ripet pensoso. Grand County. Mi
sembra di aver letto qualcosa a proposito dello sceriffo di
Grand County, un po' di tempo fa.
Avr arrestato uno che sciava ubriaco armato di una
pistola giocattolo.
No, no disse l'uomo. C'era di mezzo una ragazza.
Una ragazzina scomparsa, mi pare. O sbaglio?
Billy fece una faccia ammirata. Ha un'ottima memoria,
Joe. E successo pi di due anni fa.
Certe cose restano impresse. Certe cose non te le scordi
pi.
Bevvero ancora un po'.. Uno spilungone in fondo al locale
si guard intorno, non vide nulla di suo gusto e usc
con le gambe rigide dalla porta sul retro.
C' questo ragazzo che mi ricordo dai tempi delle elementari
disse Joe. Alz gli occhi dal boccale, scrutandolo
da sotto la visiera, e quando Billy incontr il suo sguardo
nello specchio li abbass di nuovo e fiss la birra. Come se
stesse pensando a quello che aveva appena detto o a cosa
dire adesso. Se dirlo o lasciar perdere.
E cos'ha di speciale questo ragazzo? chiese Billy, e Joe
inclin il boccale per bere.
Si chiamava Delmar Steadman. Uno normale, ordinario.
Lo chiamavamo Smellmar, non so pi perch. Non era
n grasso n brutto e non puzzava neanche, ma lo prendevamo
in giro lo stesso, non so dirle perch. Forse perch
suo padre puliva le fognature, o forse perch aveva una
sorella grande che si chiamava Bonnie ed era una gnocca
spaziale. Comunque. Il giardino di Delmar confinava con
quello di Becky Clark, e Delmar e Becky si facevano gli occhi
dolci da sempre. Si baciavano e si toccavano attraverso
la recinzione prima ancora di capire cosa voleva dire pomiciare.
Succede. Pi spesso di quanto si creda. C' gente che
incontra l'amore della sua vita a quell'et. Hanno sessanta,
settant'anni e te lo raccontano. Guard Billy nello specchio,
alz il bicchiere, bevve, ripos il bicchiere.
Il problema  che a dieci anni Becky ha perso l'interesse
e ha mollato Delmar. Noi lo sapevamo perch a quei tempi
si sapeva tutto di tutti anche senza computer e cellulari. Lei
se lo ricorda, Billy?
Billy disse di s e l'altro continu.
Comunque. Finiamo le elementari e prima di cominciare
le medie passiamo un'estate pazzesca. Stavamo crescendo
tutti alla velocit del fulmine, andavamo in piscina,
ci rotolavamo nell'erba. Arriva il 4 luglio - il giorno prima
o il giorno dopo, non mi ricordo - e Becky prende il sole
nel giardino dietro casa sua. Sono due anni che non rivolge
pi la parola a Delmar, n a scuola n a casa n mai. Praticamente
sono due anni che non lo vede. Perch Delmar
non esce pi in giardino, manco per giocare con il cagnetto.
Apre la porta, lo fa uscire per fare i bisogni. Il cane
piscia, caga e torna dentro. Insomma, un po' come abitare
vicino a Boo Radley. Sa chi ?
Billy non lo sapeva. Non importava.
E cos Becky  fuori che prende il sole, in un giardino
che  una lastra di cemento con delle erbacce che escono
dalle fessure, con il bikini rosso che metteva quell'estate.
Signore! Si abbronzava le braccia, la pancia. Profumava di
olio di cocco. Occhiali da sole, cuffiette: non lo sente arrivare.
Non volta manco la testa.
L'uomo si zitt e guard il bicchiere. Lo fece ruotare,
come per mettere in moto quello che c'era dentro e, concluso, anche il suo racconto.
Il padre l'ha trovata cos, Billy. Stesa al sole di luglio
con le cuffiette e la fronte sfondata che sembrava un'anguria
andata a male. Vicino a un bicchiere di t freddo con
ancora la condensa attorno e a una chiave di Stillson rossa.
Lei lo sa cos' una chiave di Stillson, Billy?
Una chiave serratubi.
Grande. Era di suo padre. Scosse la testa con aria sgomenta.
Bevve.
Dopo un momento Billy chiese: Hanno pensato che
era stato lui?
Chi?
Il padre di Delmar. Quello che puliva le fognature. .
Probabilmente s, all'inizio. Poi per Delmar ha spiegato
tutta la storia.
E cio?
Cio cosa?
Perch l'ha fatto?
Dice che gli  venuto cos. Non sapeva neanche lui perch.
Billy prese le sigarette, se ne mise una fra le labbra e la
accese con lo Zippo, che poi pos sul bancone. Fece un tiro
e butt fuori il fumo dalla parte opposta rispetto all'uomo.
Che fine ha fatto? chiese. Delmar.
L'hanno portato via. I genitori di Becky si sono separati
e si sono trasferiti. Anche il vecchio Steadman si  trasferito.
Non abbiamo pi saputo niente di nessuno di loro. La vita
va avanti. Prese il boccale e bevve un sorso. Si sistem il
berretto. Non so disse. A volte penso che era troppo piccolo
per la sua et. Delmar. Sollev di nuovo il bicchiere,
ma non bevve. Se avesse aspettato di crescere ancora un po',
magari avrebbe fatto una fine migliore.
Billy aspir un'altra boccata e butt fuori una nuvoletta
di fumo nello spazio fra s e la propria immagine riflessa.
Non l'avevo mai raccontato a nessuno disse l'uomo.
Mi chiedo come mai gliel'ho raccontato. Le ho fatto una
testa cos.
Rimasero l seduti a bere. Dopo un po' l'uomo si pass il
pollice sulle labbra, da un angolo all'altro della bocca, e disse:
L'hanno pi ritrovata quella ragazza?
Quale ragazza?
Sulle montagne.
No.
L'uomo scosse la testa. E il ragazzino?
Billy aveva finito il cocktail e stava per alzarsi. Quale
ragazzino?
Non era con un ragazzino? Il fratello minore? Che si era
fatto male in bicicletta?
Billy lo scrut.
Lo aveva lasciato l, se non ricordo male disse l'uomo.
La ragazza, dico. Gli aveva messo addosso un plaid e lo
aveva lasciato l da solo.
 vero disse Billy. C'era anche il fratello, in bicicletta.
Che fine ha fatto?
E io cosa ne so? Erano turisti. Alz il bicchiere e si lasci
scivolare in bocca un cubetto di ghiaccio e lo stritol fra i
molari producendo un rumore fortissimo che gli fece vibrare
il cranio. Poi disse: Non si ricordava pi niente.
Davvero?
La botta gli ha fatto dimenticare tutto.
L'uomo scosse la testa. Che peccato. Un vero peccato.
Guard il bicchiere. La vita  proprio strana, eh, Billy?
Se vuole chiamarla cos.
Come altro la vuole chiamare?
Non so.
Billy rimase l ancora un minuto o due. Prese un biglietto
da cinque dollari e si alz in piedi. Devo andare, Joe. Ma
prima gliene offro un'altra, se me lo permette. Per scusarmi
di averla chiamata Steve.
Se ne va, Billy?
Ho paura che il tempo peggiori e ho un po' di strada da fare.
Si voltarono verso la finestra alle loro spalle. L'uomo e la
donna erano andati via e le nuvole che Billy aveva lasciato in
quota erano scese sulla citt, come se seguissero lui.
 stato un piacere, Billy. La prossima volta offro io.
D'accordo. Stia bene, Joe.
Buon viaggio.
Insieme alle nuvole era arrivato anche il freddo, che aveva
un aroma pungente e metallico, come di sangue. Nel parcheggio
c'erano tre macchine: la El Camino, una Oldsmobile
bordeaux e bianca e un vecchio Bronco nero con le
gomme sporche di fango fresco e spruzzi marronastri sulla
carrozzeria.
Si avvicin al quattro per quattro dalla parte del passeggero
e sbirci sui sedili davanti, senza vedere niente di strano:
sedili, cruscotto, tappetini. Sembrava appena comprato,
oppure in vendita. Osserv meglio la carrozzeria e si accorse
che era stata riverniciata, e non da qualcuno che lo faceva di
mestiere. And a guardare nel retro e attraverso il vetro scuro
vide una serie di provviste sistemate ordinatamente: una tanica
di carburante da venti litri, una spessa matassa di corda,
una cassetta per gli attrezzi o da pesca di grosse dimensioni e
due sacchetti della spesa, di carta, dentro gli appositi scomparti
di rete elastica nera.
Si scost dal vetro e guard la porta del bar. Scosse la
testa. Merda imprec, e se ne and. Poi si ferm e torn
indietro. Si mise le mani ai lati degli occhi e sbirci di nuovo
dentro il Bronco. Una delle borse della spesa era piena
soltanto a met e non c'era modo di vedere che cosa contenesse.
Dall'altra spuntavano due scatole, una rettangolare
e di un anonimo bianco, l'altra quadrata, blu con la scritta
Tampax in giallo.
Drizz la schiena e si guard intorno con le mani in tasca.
La destra giocherellava con l'accendino. Si sentiva il liquore
che gli galleggiava nel cervello.
Merda ripet. Si volt e and alla macchina.
Si sedette senza accendere il motore e guard il nevischio
che cadeva sul vetro. Dopo un po', mise in moto e attravers
la strada per entrare in retromarcia in un posteggio davanti
al 7-Eleven. Spense di nuovo il motore. Prese il cellulare dalla
tasca e guard l'ora. Le due e mezzo del pomeriggio.
Fece un tiro alla sigaretta e trattenne il fumo nei polmoni,
fissando il cellulare. Butt fuori il fumo e cerc il numero.
La chiamata venne deviata e gli rispose un agente. Billy chiese
di parlare con lo sceriffo.
 un po' preso in questo momento, Billy. Ti faccio richiamare.
Gli devo parlare adesso, Denny.  urgente.
Urgente?
 importante, Denny.
Donny. Gli dico di chiamarti, Billy.
Billy butt fuori il fumo dalle narici e sorrise. Ti ringrazio,
Donny.
Lo sceriffo lo richiam un'ora dopo, quando Billy era
in autostrada sotto un nevischio che, a mano a mano che
saliva, si trasformava in neve.
Grazie di avermi richiamato, sceriffo.
Cosa c', Billy?
Ti devo chiedere una cosa.
Lo sceriffo, nel suo ufficio, stava controllando delle vecchie
carte del padre. Del loro padre. Alcune erano talmente
vecchie che l'inchiostro era sbiadito. Dimmi.
I fratelli Courtland, su in montagna, quando  scomparsa
la ragazza.
Silenzio, mentre lo sceriffo faceva mente locale. Eh.
C'era una cosa che non avete mai detto a nessuno,
vero?
Non ti seguo, Billy.
Vi tenete sempre un particolare per voi, no? Una cosa
che sapete soltanto voi della polizia. E una procedura standard,
dico bene?
Hai bevuto, Billy?
No.
Stai guidando, pure?
Stammi a sentire, perdio. Voglio solo sapere cos' che
non avete detto a nessuno. Non mi sembra una domanda
difficile.
Lo sceriffo rest zitto. Billy guardava i fiocchi che scendevano,
le impronte scure delle gomme sull'asfalto grigio,
le luci posteriori del Bronco che brillavano pi avanti, calde
e vitree.
Se non l'abbiamo detto,  per un motivo rispose lo sceriffo
dopo un po'. Perch adesso dovrei venirlo a dire a te?
Perch te l'ho chiesto. Che importanza ha, ormai?
Lo sceriffo non disse niente. Poi:  meglio che torni a
casa, Billy. Qui nevica come Dio la manda e fra un po' la
perturbazione arriva anche da voi.
La linea era disturbata. Billy stava salendo e stava perdendo
il segnale. Pens di averlo perso e stava per chiudere
la comunicazione quando lo sceriffo disse: Torna a casa,
Billy. Davvero. Quella storia non  pi affar tuo.
Non lo  pi? Rise. Non lo  mai stata, sceriffo.
...
.
...
CAPITOLO 51.
...
.
...
Il Bronco procedeva ad andatura sostenuta, entro i limiti di
velocit ma forte, dato il tempaccio. Nel giro di pochi chilometri
il nevischio si era trasformato in neve, e ne veniva gi
parecchia mentre loro salivano verso ovest, lasciandosi alle
spalle i prati verdi per tornare nell'inverno su in quota. La
El Camino non era un mezzo da montagna n da neve, ma
durante l'inverno Billy metteva due sacchetti tubolari pieni
di sabbia sopra le ruote posteriori e quel giorno di inizio
aprile la neve non era alta e Billy viaggiava sulle impronte
lasciate dalle altre macchine, sulle impronte del Bronco, per
tenersi aderente all'asfalto e procedeva senza troppa difficolt
lungo l'autostrada in salita.
La luce era piatta e grigia e sarebbe durata ancora due ore
buone. Billy teneva i fari spenti e non si avvicinava al Bronco.
Aveva superato l'uscita per tornare a casa una decina di
chilometri prima e adesso era in prossimit del passo che
l'avrebbe portato di l dello spartiacque e gi al villaggio da
cui era sparita la Courtland, nella contea in cui suo fratello
faceva lo sceriffo. Rallent, preparandosi a imboccare l'uscita,
ma i fanalini del Bronco proseguirono e le impronte
pure. Billy scosse la testa e sorrise. Il vecchio Steve non era
un cretino: non si va a caccia sotto casa. E neppure a fare la
spesa e a ubriacarsi. Si va sotto casa di qualcun altro, lontano,
e da quelle parti non era necessario fare tanti chilometri
per ritrovarsi lontano da tutto.
Quanti ne hai fatti, per, Steve? Controll il serbatoio
e vide che era mezzo pieno. E mezzo vuoto.
Dove mi stai portando, Steve?
Una ventina di chilometri oltre l'uscita, appena prima
del tunnel che scodellava i turisti direttamente dall'altra
parte delle Montagne Rocciose, verso sistemi meteorologici
diversi, verso la discesa, lunga e lenta, che conduceva ai deserti
occidentali, alla costa e all'oceano, la freccia del Bronco
cominci a lampeggiare e gli stop si accesero. Imbocc l'uscita
per la us Highway 6 e il Loveland Pass. Pass sotto il
viadotto e riprese velocit su per la strada a due corsie che si
inerpicava fra le montagne e Billy lo segu a distanza, perch
il Bronco a quel punto non poteva che salire fino al passo e
scendere dall'altra parte.
Prese un tornante alla velocit consigliata e sband lievemente,
e appena fu su un tratto rettilineo controll il cellulare
e vide che c'era il segnale, seppur debole, e scrisse un
SMS e lo invi.
La strada saliva tortuosa sotto una nevicata sempre pi
fitta che dopo un po' si trasform in una vera e propria
bufera, e quindi superava il crinale e scendeva a valle. Gi,
sempre pi gi, nella neve che si diradava a mano a mano
che scendevano. I tornanti attraversarono lo Snake River
una volta, due, tre, e quindi lungo il fondovalle la strada
strinse un'alleanza con il fiume, curvando assieme a lui secondo
la stessa logica, la stessa geografia.
Billy teneva la radio spenta per sentire solo il motore e
i tergicristalli. Il liquore lo aveva abbandonato da un momento
all'altro, lasciandolo nervoso e voglioso di un caff.
Si domand se sapeva cosa faceva e si rispose che s, lo sapeva
benissimo: stava andando a fare un giro in macchina.
Per molti chilometri non incontrarono uscite o raccordi.
Poi il limite di velocit si abbass e un altro cartello annunci
che erano arrivati in un paese e il limite di velocit si
abbass ulteriormente e a Billy si allarg il cuore nel vedere
segni di civilt: i tetti spioventi delle case, le luci simil natalizie
di ristoranti e bar, l'allegro alternarsi di rosso e verde
dei semafori. Ma il traffico era scarsissimo in quel periodo
dell'anno e quando il Bronco becc l'ultimo semaforo del
paese Billy si rese conto che avrebbe dovuto fermarsi subito
dietro perch altrimenti si sarebbe fatto notare ancor di
pi. Era a una quindicina di metri di distanza, forse dieci, e
dal lunotto posteriore vedeva la testa dell'uomo alla guida,
quando scatt il verde e il Bronco mise la freccia e svolt a
sinistra.
Va' dritto e poi fai inversione, si disse, ma aveva paura di
perderlo e all'ultimo momento mise la freccia e pass con
il giallo.
Il Bronco gir subito di nuovo a sinistra, andando verso
est lungo un parcheggio semideserto, poi a destra, in una
strada che li port fuori del paese e lungo la valle in direzione
est, e visto che non c'erano altre macchine, Billy si tenne
ancora pi distante di prima. Prese il cellulare con la mano
libera e scrisse un altro SMS.
La strada curvava verso sud e il limite di velocit scese e,
subito dopo la curva, Billy si trov davanti il Bronco fermo
a un incrocio. Non se lo aspettava e non c'erano posti in cui
nascondersi e se l'uomo avesse guardato nello specchietto
non avrebbe potuto non vedere la El Camino che gli stava
dietro. Ovunque svoltasse, si sarebbe accorto che la El Camino
svoltava dalla stessa parte e quindi sper che il Bronco
girasse a destra, dove la freccia indicava la citt di Montezuma,
e non a sinistra, dove sembravano esserci scarsissimi incentivi
perch un veicolo scegliesse di andarci, figurarsi due.
Il Bronco rimase fermo all'incrocio come aspettando un
varco nel traffico, ma non passava nessuno. La El Camino
rimase ferma subito dietro. La neve scendeva meno fitta.
Va' a sinistra, bastardo. Ti sfido.
Il Bronco mise la freccia a sinistra e svolt e Billy si ferm
allo stop, mise la freccia e lo segu.
Giunse a un altro incrocio pochi chilometri dopo, ma il
Bronco prosegu dritto e lui segu le sue tracce nella neve
inoltrandosi fra i monti. Ignor altri due incroci e la strada
cominci a salire con tornanti sempre pi ripidi, come
verso un altro passo, un'altra cima, un'altra bufera di neve.
I fiocchi per continuavano a cadere piano e la El Camino
non perdeva aderenza. La fortuna era dalla sua, e continu
a esserlo per alcuni chilometri di ascesa verso vette bianche
e spettrali, poi basta.
Smise di sorridergli di colpo, senza preavviso, quando i
fanali del Bronco scomparvero come se fosse uscito di strada.
Billy arriv al punto in cui i fanali erano spariti, ma
non vide impronte che uscissero slittando dalla carreggiata,
e non vide neanche altre strade. Sent soltanto l'improvviso
scricchiolare di ghiaia sotto le ruote, la stessa strada che si
tuffava nei sempreverdi.
Fren e ferm la El Camino e rimase a guardare gli alberi.
Le montagne sopra e oltre gli alberi erano oscurate
dagli alberi stessi e dalla neve che continuava a cadere. Billy
abbass il finestrino e guard nel vuoto biancastro, l'aria
fredda e sottile e profumata di neve e di pini. Prese il telefono,
mand un ultimo SMS e rest l seduto a guardare
davanti a s la strada, o quel che era diventata. Se non fosse
stato per le impronte del Bronco, sarebbe potuta essere una
radura in fondo a una pista che i costruttori ai tempi delle
diligenze avevano improvvisamente e inspiegabilmente lasciato a met.
Si tocc la mosca sotto il labbro. Pens alle catene da
neve appese a uno dei pioli nella stalla insieme con i finimenti.
Rest l ancora qualche momento, sentendo il crepuscolo
che cresceva nella valle e all'ombra delle conifere.
Poi disse: Va bene: andiamo a vedere. Sollev il piede dal freno e prosegu.
...
.
...
CAPITOLO 52.
...
.
...
La strada era una sorta di galleria sotto i rami dei pini e
non era troppo ripida n troppo coperta di neve e Billy la
percorse senza grossi problemi, seguendo le tracce lasciate
dal Bronco. Si piegava su se stessa tornante dopo tornante
e ogni volta che Billy ne affrontava uno temeva la fine, il
Bronco fermo davanti a uno chalet e Steve che scendeva dal
suo quattro per quattro accolto festosamente da un cane,
una moglie, dei figli, e per Billy nulla da fare fuorch mettersi
a ridere e tornarsene a casa. Dietro ogni curva, invece,
trovava altra strada, altri alberi, un'altra curva e niente
Bronco, niente chalet, niente moglie n figli.
La strada diventava sempre pi stretta a mano a mano
che saliva. Alberi e cespugli sfioravano la carrozzeria e i finestrini.
Se Billy si fosse dovuto fermare, non avrebbe avuto
spazio per fare inversione, sarebbe dovuto tornare indietro
in retromarcia e tanti saluti. Continu, e si accorse che la
strada si era fatta pi ripida non perch vedesse o sentisse la
pendenza, ma perch le gomme facevano meno presa. Scal
marcia e, in prima, procedette pi lentamente, i sensi tesi
a captare eventuali messaggi dall'ambiente circostante. Le
gomme slittavano, il retrotreno sbandava come un ubriaco
rischiando di urtare contro un tronco, si raddrizzava, scivolava
dall'altra parte. Con un crescendo di rabbia, Billy si
rese conto che la El Camino non ce l'avrebbe fatta e lui lo
sapeva fin dall'inizio. Un ultimo tornante, le gomme che
sollevavano schizzi di neve bagnata, le dita leggere sul volante,
la guida attenta e precisa, ma le ruote giravano a vuoto
e il motore rombava e non c'era altro da fare, bisognava
fermarsi e sperare che la macchina tenesse. Non tenne. Freno
o non freno, scivolava all'indietro. Billy pass il braccio
oltre lo schienale e prov a prendere la curva con una mano
sola, ma sbagli e fin contro un tronco inaspettato e spietato,
fermandosi definitivamente.
Spense il motore. Si accese una sigaretta e guard la neve
che si posava muta sul parabrezza. Era pi fitta, adesso. Le
tracce lasciate dal Bronco si stavano cancellando.
Prese le chiavi e se le mise in tasca, si abbotton il giaccone
di pelle e afferr i guanti di pelle dal cassetto, poi frug
sotto il sedile, cerc a tastoni la bottiglia e bevve un sorso di
whisky. Allung la mano ancora pi indietro. Dove cazzo
sei finita? L'urto doveva averla mandata in fondo all'abitacolo.
Ma dopo un po' la trov e la tir fuori dal berretto
di lana. Si mise il berretto nero in testa e controll che la 9
mm che aveva comprato da un tizio nel Nevada fosse carica,
la sicura al suo posto, e se la infil nella tasca destra. Prese
il cellulare dal sedile e si infil in tasca pure quello, ma poi
ci ripens e lo lasci sul sedile del passeggero, centrandolo
sulla copertina di una rivista. Da ultimo si mise i guanti e
scese.
Dopo pochi passi si volt. La El Camino era quasi completamente
di traverso e avrebbe impedito il passaggio a
eventuali veicoli che avessero voluto scendere o salire. Medit
cosa fare, poi lasci cadere la sigaretta nelle tracce del
Bronco e prosegu.
La suola liscia degli stivaletti da cowboy che aveva vinto
a biliardo lo fece scivolare, mani e ginocchia a terra, una
volta, due. Poi adott una camminata diversa, gambe divaricate,
appoggio sulla parte interna del piede per piantare
le suole nella neve. Quando raggiunse la curva, a meno
di dieci metri dalla El Camino, aveva gi le gambe che gli
facevano male e i polmoni perforati dall'aria fredda e sottile.
Si ferm con le mani sulle ginocchia, impossibilitato a
imprecare per via del fiatone, che costituiva l'unico suono
prodotto da un essere vivente sulla montagna.
Davanti a lui la strada non sembrava tanto una strada
quanto un canalone scavato da massi rotolanti o dall'acqua
o tutt'e due, e le impronte del Bronco proseguivano e lui le
segu barcollando fino alla curva successiva, dove si ripos
di nuovo. Arrivato alla curva ancora dopo, del Bronco non
c'era traccia a parte le impronte nella neve e Billy si ripos
di nuovo, lottando contro l'impulso di lasciarsi cadere sulle
ginocchia, sulla schiena.
Il giorno era finito, ormai, il sole calato oltre qualche picco
lontano. Calcol che nel giro di qualche minuto l'unica
luce rimasta sarebbe stata quella della neve sullo sterrato.
Si volt a guardare le impronte del Bronco e le proprie,
a spina di pesce, nel mezzo. Si tolse un guanto con i denti e
cerc sigarette e accendino.
Hai il tempo di questa per decidere disse, e quando
ebbe finito gett la cicca nella neve e ripart; e dopo un po'
le impronte del Bronco giravano bruscamente uscendo dallo sterrato per inoltrarsi nel fitto del bosco.
In cima alla gola fece una pausa e guard gi, il cuore
che gli pulsava nel collo. Osserv gli alberi in cerca di possibili
appigli e tast la pistola nella tasca, assicurandosi che
ci fosse. Allung la mano verso il primo albero e si blocc.
C'era l'impronta di uno scarpone nella neve, fresca come
le sue ma non la sua, la suola a carrarmato. Conduceva alla
sua omologa sinistra e Billy vide che le orme salivano e dalla
gola proseguivano lungo lo sterrato. Guard avanti e non
vide nulla attraverso i fiocchi che cadevano insistenti fuorch
il sentiero bianco e tortuoso e le orme scure che lo seguivano.
Guard di nuovo gi, dove era nascosto il Bronco, poi
su verso la vetta.
E va bene, stronzo disse a se stesso. Sar una lotta ad
armi pari.
Dalla nitidezza delle orme sapeva che il proprietario del
Bronco era passato da poco e cerc di non guardare la neve
ma il bosco scuro davanti a s, in maniera da avere gli occhi
abituati al buio e sorprendere l'uomo prima che quello sorprendesse
lui. Non lo sorprese, per. Dopo una cinquantina
di metri di ripida salita, alla sua destra vide, o credette
di vedere, l'ammiccare di una luce nella profondit del bosco,
talmente fievole che, se fosse arrivato qualche minuto
prima, qualche sfumatura di crepuscolo prima, gli sarebbe
sfuggita.
L'uomo che stava seguendo poteva averla vista come no.
Poteva essersene fregato. Le sue orme andavano avanti, imprimendo
sigilli regolari nel sentiero. Dopo un po' sentiero
e orme curvavano intorno a un basso bastione di massi e si
perdevano alla vista.
Billy scrut il bosco dove gli era parso di vedere la luce.
Stava cominciando a convincersi di essersela sognata, di
aver avuto un'allucinazione dovuta all'altitudine, all'effetto
combinato di stanchezza e adrenalina, quando la rivide.
Lontana, in mezzo agli alberi, di un arancione opaco, che
languiva come la fiammella di una candela abbandonata nel
bosco. Seguendo il sussulto del suo cuore alla vista di quella
lucina, lasci il sentiero e si inerpic fra i pini e la neve per raggiungerla.
...
.
...
CAPITOLO 53.
...
.
...
Lo sceriffo Kinney guardava le carte che aveva davanti, divise
in varie pile. Ne prese una e lesse qualche riga. Era una
lettera della sorella di suo padre, di quando ancora la gente
si scriveva delle lettere. Gli parve parlasse del tempo e basta,
e la pos. Ruot sulla poltroncina e guard dalla finestra il
campo coperto di un sottile strato di neve e il mondo imbiancato
al di l.
In macchina con questo tempo. In quella cazzo di macchina
disse.
Hai detto qualcosa? chiese il suo vice dall'altro ufficio.
Cosa? No, parlavo da solo.
Il vice comparve sulla porta con il bricco del caff in
mano. Ne vuoi ancora un po' o lo butto via?
Buttalo e tornatene a casa, prima che il tempo peggiori
ulteriormente.
L'uomo guard dalla finestra. A me la neve non
dispiace.
Esci a fare un pupazzo, allora.
L'uomo rest l con il bricco del caff in mano.
Kinney alz gli occhi. Scusa, Donny. Indic le carte
che aveva davanti.
Non ti preoccupare. Tuo padre teneva tutto, eh?
Davvero.
Sembri un ragioniere. O un avvocato.
Mi sento un po' uno e un po' l'altro. Prese un foglio:
era l'atto di acquisto della sua tomba. Uno non sa quante
scartoffie accumula nella vita perch restano l finch non
muore e a quel punto tocca a qualcun altro guardarle.  un
lavoro ingrato e inutile. Lo sappiamo tutti eppure conserviamo
documenti in gran quantit. Perch, secondo te?
Perch non ne possiamo fare a meno, penso. Ce l'abbiamo
nel DNA.
Lo sceriffo guard il vice. Sar rispose. Va' a casa,
Donny.
Lavo la tazza, prima?
Grazie, Donny.
Si appoggi allo schienale e pos i tacchi sul bordo della
scrivania e guard la foto di sua figlia. Josephine su quel bel
pony roano, Laddy, le redini saldamente in mano. Quel
giorno aveva sedici anni; aveva vinto il nastro azzurro con
cinque secondi netti di vantaggio.
Adesso era al terzo anno di universit a Boulder, studiava
giornalismo. Un buon modo per girare il mondo, diceva.
Come se i suoi genitori non potessero neanche immaginarlo,
il mondo. Josephine non conosceva la ragazza che
avevano ritrovato morta su in montagna, Kelly Ann Baird,
ma a scuola ricordavano di quando era scomparsa. Una studentessa
bianca, carina, svanita nel nulla. Era una cosa che
faceva notizia.
Avrebbe chiamato Josephine tutti i giorni, fosse stato
per lui. Ma si tratteneva. Non le avrebbe fatto piacere. Pi
cercava di tenerla vicino, pi quella scalpitava per andare
lontano. Succede a tutti i padri.
Guard le carte e pens al ranch e alla sua vita laggi da
bambino, figlio unico per molti anni finch non era arrivato
Billy. Aveva fatto i conti e non c'era modo di tenere il ranch
senza vendere la casa in cui stava adesso e trasferirsi l con
la famiglia, ma la sua famiglia non aveva nessuna intenzione
di trasferirsi al ranch. E cos lo avrebbe venduto e Billy
avrebbe preso un po' di soldi e se ne sarebbe andato, forse
per sempre. Anche Grant e suo figlio se ne sarebbero andati,
questo era certo. Grant era un uomo intelligente, uno che
prima aveva un'impresa di costruzioni e adesso viveva la
tragedia pi impensabile. Per quanto uno potesse aiutarlo,
aiutarlo sul serio non poteva.
Gli trill il telefono a segnalargli che era arrivato un SMS.
Lo prese: era di nuovo Billy. E con questo facevano tre.
Lesse il messaggio e pos il telefono e lo guard, e mentre
lo guardava il telefono trill di nuovo e lui lo prese e lesse
il messaggio. Ma se gli altri erano nomi di passi, di strade
e di autostrade, questo era composto da un'unica parola
che non aveva nessun senso: plaid. Lo scorse per vedere se
aveva saltato qualcosa. Aspett il resto del messaggio, che
per non arriv. Guard di nuovo dalla finestra la neve che
scendeva, poi la figlia a cavallo.
Quando sent il tonfo dei tacchi sul pavimento, il vice gli
grid se andava tutto bene.
Kinney prese la radio dalla scrivania, cappello e giacca
dall'appendiabiti e usc dal suo ufficio. Donny aveva cappotto
e guanti ed era davanti alla porta.
Cosa succede?
Hai gli scarponi, vedo.
Ho visto che avrebbe nevicato.
Hai detto a Linda che stavi per tornare?
Le ho mandato un messaggio.
Va be', la avverti per strada.
Perch? Dove andiamo?
Loveland Pass.
Loveland Pass? Il vice guard oltre i vetri la bufera che
imperversava.
Credevo che la neve ti piacesse.
Infatti mi piace. Ma quella  Summit County.
Sul serio?
Il vice si sistem i guanti. Poi il cappello.
Kinney lo guard. Devo controllare una cosa, Donny, e
mi serve il tuo aiuto.
Non hai che da chiedere, sceriffo.
...
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CAPITOLO 54.
...
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...
Era notte sotto i pini e, se questo lo aiutava a localizzare la
luce arancione, gli impediva anche di vedere dove metteva i
piedi e a un certo punto inciamp e cadde in un mucchio di
rami che gli graffiarono la faccia come artigli di un mostro e
prese una storta. La caviglia gli pulsava nello stivaletto e lui
faceva fatica a orientarsi. Era costretto a piccole deviazioni
per colpa della vegetazione e ogni volta perdeva la luce e
doveva fermarsi e spostarsi di lato fra gli alberi fino al punto
in cui la lucina e il suo occhio ritrovavano l'allineamento e
poteva proseguire. All'improvviso sent odore di fumo e nel
silenzio del bosco disse Ges Ges.
Camminava e camminava, ma la luce non diventava
pi luminosa n pi vicina, come una mosca all'amo che si
muove nell'acqua. La segu, albero dopo albero, e si ferm
dietro l'ampia svasatura di un abete del Colorado.
Davanti a lui, in una minuscola radura, c'era una costruzione
improbabile, talmente bassa e spoglia, incolore e
rozza e grezza che, se non fosse stato per la fievole lucina
pulsante fra le assi della porta, non l'avrebbe vista. E, se non
fosse stato per quella lucina, l'avrebbe presa per un rifugio
primitivo e temporaneo che sarebbe dovuto marcire e ritornare
alla montagna un secolo prima.
Non vedeva finestre e il pallido rampicante di fumo che
saliva da un tubo nel tetto, a malapena distinguibile dalla
nevicata dentro cui si insinuava, faceva pensare a disuso e
abbandono.
Rimase nascosto dietro i rami dell'abete inspirando pi
silenziosamente che poteva. Cerc i segni del passaggio
dell'uomo che stava seguendo e non ne vide. Niente orme
davanti alla porta, niente strade o sentieri in nessuna direzione.
Solo la catapecchia e gli alberi intorno, e poi la montagna,
enorme e innevata. Guard la striscia di luce nella
porta per vedere se ci passava qualcuno davanti, ma nulla
sembr frapporsi fra essa e la sorgente di luce. Guard fra
gli alberi, attento al pi piccolo rumore. Si mise la mano in
tasca e prese la 9 mm e, mascherando il rumore con le mani
guantate, mise un colpo in canna e tolse la sicura. Si sfil il
guanto destro e lo ficc nella tasca sinistra, dove teneva la
bottiglia di whisky, e rimise a posto la pistola con cautela.
Si stacc dall'abete.
Sotto la spolverata appena caduta la neve era crostosa e gli
stivaletti annunciarono al bosco il suo arrivo, ma non c'era
niente da fare e lui and avanti piano, attento a non poggiare
troppo peso sulla caviglia dolorante, fino alla baracca. Alz
il pugno per bussare e vide il lucchetto, un Master grande,
un bel perno spesso che passava nell'anello altrettanto spesso
di una cerniera robusta, fissata alla porta e allo stipite non
con le viti ma con dei tirafondi, o forse dei bulloni passanti.
Nel tempo che impieg per prendere in esame quel sistema
di chiusura, cap dalla lucentezza e dall'odore di olio che
era stato usato di recente e presto lo sarebbe stato di nuovo.
Buss con le nocche nude sul legno e chiese C' nessuno?
Sottovoce, con tutta la nonchalance che gli riusc.
Abbass la mano e impugn la pistola. Tratteneva il respiro,
in ascolto. Il ticchettio della neve sulle spalle, il debole
crepitio della legna che bruciava nella capanna. Si guard
intorno e la radura gli parve ancora pi minuscola, ora che
era al centro, gli alberi che la circondavano immensi e tetri.
Moll la pistola e sollev di nuovo la mano, ma non buss.
Da dietro la porta proveniva un suono, un gorgoglio come
di catena, di anelli di una catena che si srotolavano su un
pavimento di legno, come un cane che girava in tondo, un
vecchio cane di montagna che doveva essere legato altrimenti
combinava guai o scappava quando il padrone non
c'era. Poi il cane parl, con voce di donna. Disse, fievole:
Chi ?
Billy deglut.
Chi ha parlato? chiese.
La catena si trascin e poi si ferm.
Chi  l? disse la ragazza. Pi vicina alla porta, ma a
una certa distanza.
Come ti chiami? chiese lui e aspett con il batticuore
la risposta. Ripet la domanda e lei disse: C' un uomo che
mi tiene prigioniera. Per piacere, aiutatemi.
Billy impugn la pistola.  qui adesso?
No, non c'. Per piacere, aiutatemi.
Ci provo. Dimmi come ti chiami, per. Per favore.
La ragazza non rispose. La catena rest ferma.
Poi gli disse come si chiamava, a un volume talmente
basso che Billy ebbe il dubbio di esserselo detto da solo, nella sua testa.
...
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CAPITOLO 55.
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Dopo cena il ragazzo si mise il giubbotto e scese i gradini
della veranda, usc sotto la neve di aprile e si incammin
verso la stalla, posando i piedi nella propria ombra bluastra,
e a un certo punto si ferm e alz la testa e vide la luna piena
che ardeva sopra la sua testa. Nonostante il nitore invernale,
la notte aveva il profumo del disgelo che la neve aveva appena
coperto, di terriccio, di erba e di resina. Avvicinandosi, sent
l'odore della balla di fieno che aveva aperto qualche ora
prima e anche dei cavalli e delle selle, intensi come in una
calda giornata d'estate. Le giumente allungarono il collo e
sbuffarono quando tir fuori dalla tasca una mela e la porse
sul palmo a una di esse perch la addentasse e poi fece lo
stesso con l'altra. Gli annusarono la mano e, sentendo solo
aroma e niente mela, si lasciarono carezzare dalla fronte al
muso. Sulla sbarra davanti alle pareti dove erano appesi i
finimenti cerano le due selle e il ragazzo pos la mano su
una e ne accarezz la curvatura liscia e fresca.
Aveva incontrato la ragazza una sola volta, da quel sabato:
mora e graziosa e vestita di nero al funerale del vecchio.
Aveva alzato gli occhi e si era accorta che lui la guardava.
Ma non era il momento giusto per parlarle, proprio no, e
comunque che importanza aveva?
Quando torn in casa, suo padre aveva spazzato la scala
della veranda e si era seduto sul gradino pi alto a fumare.
Gli si sedette accanto, prese una sigaretta e si chin verso la
fiammella che il padre gli offriva.
Ti ricordi come aveva il collo? Gliel'hai mai guardato?
chiese Grant.
S, ho visto.
Non ti ha fatto impressione?
S che mi ha fatto impressione. Aspir una boccata di
fumo. Quando smetti tu, smetto anch'io.
Grant lo guard, poi distolse lo sguardo. Okay.
Una delle giumente nitr e scalci.
Sentiranno la tua mancanza disse Grant.
Chi? chiese il ragazzo, facendo cadere la cenere.
Le cavalle. Chi pensavi?
Il ragazzo si strinse nelle spalle. Le cavalle.
Perch me l'hai chiesto, allora?
Il ragazzo non rispose. Continuarono a fumare.
Forse dovremmo provare a fargli un'offerta disse Grant.
E portarcele via. Le cavalle, intendo.
Portarcele dove?
Grant si avvicin la sigaretta alle labbra e aspir. Di l
dello spiazzo azzurro la casa del vecchio era buia e silenziosa.
Non c'era vento, non un movimento o un suono. La El
Camino non c'era.
Secondo te torna? domand il ragazzo.
Grant allung il braccio per scrollare la cenere. Non
importa pi, ormai. Ti pare?
A me non  mai importato rispose il ragazzo.
Grant gli guard il gesso, poi alz gli occhi verso la luna
in mezzo al cielo, in una conca nera di stelle contornata da
creste innevate che brillavano nitide e vicine.
Nevicher ancora disse Grant.
Il ragazzo scrut il cielo. Non c' una nuvola nel raggio
di cento chilometri.
La luna ha l'alone.
E allora?
E allora vuol dire che nevicher ancora.
Chi lo dice?
Lo dicono tutti.
Il ragazzo gli lanci un'occhiata. Hai guardato il meteo
decret e Grant annu.
In quota nevica gi e la perturbazione viene da questa
parte. Punt la sigaretta verso la luna. Si vede.
Il ragazzo scosse la testa.
Verso nord, sopra le montagne, una stella cadente brill e
si spense, lasciando un graffio sottile di luce sulla lente scura
del cielo.
Hai espresso un desiderio, pap?
S. E tu?
S.
Spalla a spalla nell'erba estiva, concerto di insetti nelle
orecchie. Cieli ardenti e vertiginosi.
Quante sono le stelle, pap?
Cos tante che  impossibile contarle, Caitydid.
Cadranno tutte?
No, solo qualcuna.
Dove finiscono, quando cadono?
Non lo so. Secondo te?
L'hai vista? domand al figlio.
Cosa?
La stella cadente.
Non era una stella cadente.
S che lo era.
Le stelle non cadono. Era un meteorite, detriti spaziali.
Grant lo guard.
Cosa c'? chiese il ragazzo.
Grant rivolse di nuovo lo sguardo verso nord, come se nel
punto in cui era caduta una stella ne dovesse cadere subito
un'altra.
Il ragazzo fece un tiro e osserv la volta celeste. Vedi quel
gruppetto di stelle laggi, appena sopra la cresta? Indicava
a sudovest.
Grant scosse la testa.
Sotto il Cancro.
Grant guard il figlio.
Quell'ammasso piccino disse il ragazzo. Appena sopra
gli alberi.
S, l'ho visto disse Grant.
 Idra, il serpente marino. La testa.  la costellazione
pi lunga di tutte. L'hanno scoperta i greci pi di duemila
anni fa, e sai cosa?
Cosa?
Non  mai caduta nessuna delle stelle che la compone.
Grant annu. E poi?
Il ragazzo disse che Ercole aveva combattuto contro l'idra
in una delle sue dodici fatiche e che il mostro aveva tante
teste e, ogni volta che Ercole ne tagliava una, ne ricrescevano
due. Grant chiese come aveva fatto Ercole a risolvere il
problema e il ragazzo rispose che, appena lui recideva una
testa, suo nipote cauterizzava il moncone con una spada
incandescente.
Rimasero in silenzio a guardare il cielo, come se stesse per
succedere qualcosa. Il ragazzo si volt verso nord e indic.
Vedi quelle cinque stelle l? Quelle che sembrano una casa
rovesciata?
S rispose Grant.
E Cefeo, il re.
Cos'ha fatto Cefeo?
Aveva una moglie che si vantava talmente della
propria bellezza che Nettuno mand un mostro marino a
distruggergli il regno.
E ci riusc?
A fare?
A distruggergli il regno.
No. Per placarlo, Cefeo incaten la sua unica figlia a una
rupe sulla riva del mare. Il ragazzo fece cadere la cenere.
Grant guard le luci lontane, freddi detriti lontani di
oggetti cadenti, la mano della figlia cos calda e piccola nella
sua, la stretta cos salda e forte.
Secondo me, diventano bambini, gli aveva risposto.
Come te?
No, bambini che non stanno in casa. Bambini che sanno
fare le magie. E che nessuno pu vedere tranne Dio.
Angeli?
No, pap. Bambini, te l'ho detto.
...
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CAPITOLO 56.
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Billy premette la mano nuda contro il legno della porta.
Caitlin? disse.
S?
Caitlin, io mi chiamo Billy.
Sei della polizia?
Mio fratello  sceriffo. Lo sceriffo Kinney.
 l con te? Glielo chiese con disperazione, e con speranza.
Adesso ti libero, Caitlin.
Prese nella mano il lucchetto e lo soppes. Dubitava di
riuscire a spaccarlo con la 9 mm. Immagin lo sparo che
riverberava nella valle.
C' una chiave, nascosta da qualche parte?
Non credo.
C' un'altra porta?
Gli disse che c'era una finestra, ma che era sprangata
dall'interno, e lui fece il giro della baracca, zoppicando, e
trov la finestrella all'altezza della sua testa e il buchetto
luminoso nello scuro di legno e pens di sbirciare dentro
ma non lo fece. Fin il giro intorno alla baracca e sull'ultimo
lato invisibile trov un pezzo di cerata azzurra, e sotto la cerata
trov un'ascia piantata in un ceppo. La liber con uno
strattone e la tenne in mano, il manico levigato dall'uso, la
lama pesante. Poi vide la slitta. Era una vecchia slitta di legno
lunga abbastanza per tre bambini, forse anche quattro.
Appoggiata al muro, una spessa corda per trainarla e pattini
rossi. Non riusciva a capire.
Torn alla porta con l'ascia in mano e si guard intorno
lentamente. Caitlin? disse.
S?
Ho trovato un'ascia. Adesso provo a far saltare la serratura.
Lei non rispose. Poi disse: Billy?
S?
 arrivato uno, la primavera scorsa. Un escursionista.
E be'?
Gli ha sparato, Billy. L'ha ammazzato.
Billy rimase l con l'accetta in mano. Sorrise alla porta, al
lucchetto. Grazie, Caitlin. Sta' indietro, adesso.
Colp il lucchetto sul perno provocando un rumore tremendo
e la lama fece scintille e il contraccolpo gli arriv
fino alle spalle. Si posizion e colp di nuovo, scatenando
un'altra pioggia di scintille, facendosi di nuovo male alle
mani. Altri due colpi, poi prese il lucchetto nel pugno. Sent
scagliette di metallo invisibili che gli graffiavano la pelle,
ma il lucchetto non aveva neanche una scalfittura. Pass il
pollice sulla lama, ma non avendone provato il filo prima,
non poteva sapere quanto si fosse spuntata per opera sua.
Si guard intorno e prese di nuovo posizione, e questa
volta si mise a colpire la porta vicino alla cerniera. Ma o la
lama era smussata malamente oppure le assi invecchiando si
erano indurite ed erano pi spesse di come ne avesse mai viste,
fatto sta che l'ascia si limitava a scalfire appena il legno,
senza penetrarci dentro e senza spaccarlo.
Abbass la scure e cerc di riprendere fiato.
La ragazza taceva. Le chiese se stava bene e lei rispose di s.
Sollev di nuovo l'ascia e riprese a colpire la porta, mirando
sempre allo stesso punto a destra del sistema di chiusura,
dove si stava formando un piccolo solco polposo. Trov
la giusta posizione, l'angolazione migliore, e dopo una
dozzina di colpi di accetta nella tacca sempre pi profonda
si sent rumore di rottura e la lama penetr nel legno, rimanendo
bloccata. Subito dopo dagli alberi alle sue spalle si
alz un fruscio e Billy si volt, impugnando la 9 mm, ma
vide soltanto un grande uccello notturno che batteva le ali
fra i rami. Guard il punto fra gli alberi da cui gli pareva si
fosse alzato in volo, ma non si muoveva nulla a parte i fiocchi
che continuavano a cadere. Il silenzio era profondo, se
non per il gorgoglio che aveva nelle orecchie, la pulsazione
profonda del suo stesso sangue.
Se sei l, cosa aspetti?
Si volt per afferrare di nuovo il manico dell'accetta e
in quel momento si sent azzannare alla schiena e cadde in
avanti contro la porta e sent rimbalzare su di essa lo sparo.
Il proiettile gli era entrato fra le costole alte, a destra
della colonna, e gli aveva perforato il polmone destro, e il
polmone stava gi collassando, ma Billy si accorse soltanto
che qualcuno gli aveva sparato e che lui non riusciva pi a
respirare.
Accasciato contro la porta, la fronte contro il legno, sent
il tintinnio della catena trascinata per terra dall'altra parte.
La ragazza pronunci il suo nome, ma lui non rispose. Si
rese conto dei passi che si stavano avvicinando e tent di
estrarre dalla tasca la pistola, ma prima che riuscisse a impugnarla,
sent qualcosa di duro, freddo e metallico, premergli
alla base del cranio.
Ho capito cosa vuoi fare. Lascia perdere, da' retta a me.
Billy tolse la mano dalla tasca e la pos sulla porta, aspettando
di sentire l'ultimo suono della sua vita. Ma non arriv
nessun suono. Non arriv niente. La canna della pistola si
stacc dal cranio e gli arriv una botta cos forte che ebbe
l'impressione che una sbarra incandescente gli trapassasse il
cervello. Onda di dolore su onda di dolore, come mai avrebbe
immaginato, e scivol per terra, rannicchiandosi contro
la porta. Si prese la testa fra le mani e fece un mezzo giro
per voltarsi alla cieca verso l'uomo. Colto da una nausea improvvisa,
si volt di nuovo, scosso dai conati. Ogni volta che
vomitava, le onde di dolore si alzavano e tornava la nausea e
and avanti cos per un po', per poi restare disteso per terra
con l'aria che gli sibilava nel polmone bucato, scosso da sussulti
che lo facevano tremare dalla testa ai piedi.
In tutto questo, l'uomo gli prese la 9 mm e se la mise in
tasca, trov la bottiglia e si intasc pure quella. Poi afferr
Billy per la spalla e lo gir di nuovo contro la porta per
guardarlo. Si accucci e rimase l a fissarlo, con la pistola
che gli penzolava fra le ginocchia.
L'avevo capito, che eri tu.
Ah, s? fece Billy boccheggiando.
Mi hai fatto troppe domande, amico.
Anche tu, Steve.
Te l'ho gi detto: non mi chiamo Steve. Hai visto come
mi hai ridotto la porta? Ti avrei dovuto sparare prima.
Che cosa... Inspir un soffio di aria fredda. Il foro nella
schiena vibrava come la branchia di un pesce, ...aspettavi?
Volevo vedere se la porta reggeva.
Ha retto fin troppo bene.
Meglio di te. Non hai una buona cera, Billy.
Tanto bene non sto. Con cosa mi hai sparato?
Con questa carabattola.
Ti devo dire una cosa, Steve.
Dimmi.
Scappa, finch sei in tempo.
Da cosa dovrei scappare?
Billy sput. Lo sceriffo.
Lo sceriffo? disse l'uomo. Tuo fratello? Il buon vecchio
Joe? Lo guard negli occhi. Poi guard la porta, come
se potesse vedervi attraverso.
Disse: Se pensassi che sta per arrivare lo sceriffo Joe,
quante probabilit avrebbe di continuare a vivere quella ragazza,
secondo te?
Le stesse di adesso rispose Billy.
Ci hai pensato bene?
Non  difficile.
L'uomo sorrise. No, non  difficile.
Billy sapeva che il destino della ragazza si era deciso nel
momento in cui l'uomo lo aveva visto l: sceriffo o non sceriffo,
non sarebbe rimasto e non avrebbe lasciato viva la
ragazza. L'unica speranza di Billy era che venisse preso dal
panico e scappasse. E speranza era una parola grossa.
Una debole luce baluginava sui denti dell'uomo. Sai
come faccio a sapere che sei un contapalle, Billy? Da quell'ascia
piantata nella mia porta. Perch l'avresti fatto, se intanto
stava per arrivare tuo fratello sceriffo? Non saresti stato l
nascosto ad aspettarlo?
Sono impulsivo. Incosciente.
Rimasero in silenzio. Oltre la porta non c'era suono a
parte il lieve crepitio del fuoco di legna. Aveva smesso di nevicare
e le nuvole sopra la radura erano soffuse di luce, come
se al di l ci fosse una citt illuminata. Billy toss e sput e lo
sforzo gli annebbi la vista. La terra sotto di lui ondeggiava
come una fila di tronchi galleggianti.
L'uomo alz gli occhi verso l'accetta. Prima che tu te ne
vada, Billy, perch non mi dici una cosa?
Billy stette zitto.
Perch non mi dici come mai sei venuto fin qui? Chi 
questa ragazza per te?
Nessuno. Conosco la sua famiglia.
La sua famiglia sono io, Billy.
Non penso che suo padre sia d'accordo.
Suo padre? Quello che l'ha lasciata andare su quelle
montagne da sola?
Non era da sola.
L'uomo sbuff. Era come se lo fosse.
Billy toss. Sent che la camicia zuppa gli si era appiccicata
alla schiena.
L'uomo lo guard. Poi abbass gli occhi e cominci a
scrivere con l'indice nella neve. Sembrava fare dei conti, ma
le cifre che tracciava a Billy risultavano incomprensibili. Intento
in quelle equazioni, l'uomo disse: Penserai che avessi
messo gli occhi su di lei. Che volessi specificatamente lei.
Che avessi programmato tutto. Lanci un'occhiata a Billy,
come un professore che alza gli occhi dagli appunti, vide
che lo stava ascoltando e continu. La gente non vuole
ammettere quanta parte ha la sorte nella vita, nel bene e nel
male. Preferisce convincersi che ogni avvenimento faccia
parte di un grande disegno e non vuole vedere che invece
a questo mondo succede tutto per caso. A cominciare dalle
prime cellule nell'oceano. A cominciare dagli astri.
Distolse di nuovo lo sguardo dai suoi calcoli. Pensavi
che l'avessi notata e l'avessi seguita? No, non  andata cos.
 vero che ero andato l a cercare una ragazza, non lo nego.
Un'altra, per. Una che andava spesso da quelle parti in
mountain bike con il suo ragazzo, un povero cristo con una
gamba sola, che pedalava con una specie di protesi. Era lei
che avevo adocchiato, era quello il mio piano. E poi, per
pura combinazione, per puro caso, passa per la mia strada
quest'altra.
Billy si chin a sputare. E stato un caso anche che tu
abbia messo sotto con la macchina il ragazzino.
Mi stai a sentire o no? Se fossi passato di l pochi minuti
prima o pochi minuti dopo, non li avrei manco visti e
adesso sarebbero tutti e due nel Wisconsin a veder crescere
il granoturco.  tanto difficile da capire? Dovresti essere
il primo a capire, tu che ti sei beccato un proiettile nella
schiena.
Billy prov a sorridere. Anche quello per puro caso?
L'uomo lo scrut. Ti faccio una domanda, Billy: vai
spesso nel bar dove ci siamo incontrati oggi?
Cosa?
Quanto spesso ci vai, in quel bar?
Non so.
Una volta alla settimana?
Billy fece di no con la testa.
Una volta al mese?
Un paio di volte all'anno rispose Billy, per farlo smettere.
Okay, un paio di volte all'anno ripet l'uomo. Adesso
chiedimi quante volte ci vado io.
Billy lo fiss.
Dai, chiedimelo.
Billy sput. Ogni quanto ci vai?
Mai, Billy. Non c'ero mai andato. Non so manco dirti
come si chiama, quel posto. Non ci avevo mai messo piede.
E invece oggi pomeriggio, senza un motivo, ho deciso di
fermarmi l e di sedermi su quello sgabello. E chi si siede
vicino a me?
Billy non parl.
E adesso guardati: hai un proiettile in corpo. Quando
ti sei svegliato, stamattina, ti saresti mai immaginato che
saresti andato in citt e avresti incontrato uno che sapeva
dov'era la ragazza che tuo fratello, lo sceriffo stava cercando
e che costui ti avrebbe sparato?
Guard Billy come se si aspettasse una risposta. Non ricevendola,
scosse la testa. Disse: Sei tale e quale a lei, Billy.
Tu e quella ragazza siete la dimostrazione di come funziona
il mondo.
Tu sei matto disse Billy. Io sono venuto qui per mia
scelta personale e lei di scelta non ne ha mai avuta: l'hai
presa tu, l'hai portata qui a forza. Quello che tu chiami
caso rantol, per il resto del mondo  perversione, malattia
mentale.
L'uomo lo fulmin con lo sguardo. S che aveva scelta.
Poteva stare con il fratello e invece  salita in macchina, di
sua spontanea volont. Chiediglielo, dai. Tanto  l che ci
sta a sentire. Vero che sei l che senti? grid.
Billy distolse lo sguardo. Aveva la testa pesantissima.
L'uomo lo fiss a lungo.
Perversione, dici? Pensare che al mondo gliene freghi
qualcosa se tu vivi o muori: ecco qual  la perversione, Billy.
Billy toss e sput sangue. Si sentiva svenire, o forse morire.
Tutt'e due. Morire cos, con uno stronzo maniaco vicino.
Hai finito? domand.
Perch?
Perch se hai intenzione di continuare a parlare... vorrei
un sorso di quel whisky.
L'uomo tir fuori la bottiglia, svit il tappo e gliela porse.
Billy se la avvicin alle labbra e si lasci cadere in gola un
sorso. L'uomo riprese la bottiglia, la tapp e la infil nella
neve.
Billy si lecc il sangue dal labbro inferiore e dalla mosca
sul mento.
Sai che differenza c' fra te e me, Steve?
Che differenza c'?
Io non tengo legata a una catena la donna che mi scopo.
L'uomo lo guard lievemente divertito. Ah no?
No.
Magari non ti piacciono le donne.
S che mi piacciono.
Lo so che ti piacciono, Billy. Ne avrai una che adesso si
domanda dove sei, come mai non sei l con lei, come mai
non l'hai chiamata. Penser che la stai tradendo. Guard
la porta e scosse la testa.  una catena lunga, Billy. E va sia
da una parte che dall'altra.
Billy rantolava e l'uomo lo guard con finta attenzione,
come un giocatore di scacchi che vede con grande anticipo
lo scaccomatto.
Billy prese fiato e disse: Posso chiederti una cosa?
L'uomo rimase ad aspettare.
Tuo padre disse Billy.
E be'?
Cosa faceva?
Cosa faceva?
S.
A parte bere e combinare casini?
S.
Niente. Lavoretti vari. Non faceva niente di preciso.
Non  vero disse Billy. Puliva le fognature.
L'uomo lo squadr perplesso, poi sorrise lentamente.
Porco Giuda disse. E come ti  venuto in mente?
Billy lo osserv.
Non pensavo che potesse venirti in mente una cosa del
genere. Per. Fece una risatina. Porca va. Guard i disegni
nella neve, i suoi calcoli, come trovandovi qualcosa di
nuovo.
Avrei potuto, avrei potuto disse. E non dico che non
mi abbia lasciato un segno, quello che il vecchio Delmar ha
fatto con quella chiave di Stillson. Ma io non ero cos, Billy.
A quell'et no.
Billy vide tutto nero. Si sent sommergere da un'onda di
inchiostro.
L'uomo guard verso il bosco. Charlotte Sweet disse.
La prima  stata lei.
Guard Billy con uno strano sorrisetto.
Ci credi? L'ho vista un giorno giocare a tennis in uno
dei campi nel parco. Lei e nessun'altra. Palleggiava con
le sue amiche. Aveva sedici anni e pesava quaranta chili,
Charlotte Sweet. Te l'immagini? Lo guard in faccia. S
che te l'immagini. Te l'immagini eccome. Tutti gli uomini
se lo immaginano. Per re e imperatori era come mangiarsi
una caramella, e continua a esserlo, mentre per noi comuni
mortali... Billy! url, e Billy riapr gli occhi.
Non mi parlare di catene, Billy. Gli uomini sono in
catene tutta la vita.  questa la differenza fra me e te.  per
questo che l sdraiato con un proiettile in corpo ci sei tu,
non lo capisci?
Billy si volt, sput e non lo guard pi.
Comunque hai del coraggio, Billy, te lo devo dire. Lo
riconosco. Ma, come ti dicevo prima al bar, fare l'eroe non
va bene. Allora, senti come facciamo. Mi senti? Adesso andiamo
in un posto che ti voglio far vedere, un pozzo in cui
una volta ho rischiato di cadere. Largo un metro, un metro
e mezzo e non si sa quanto profondo. C' solo un modo
per saperlo, in realt. A volte, quando tira vento, si riempie
di neve e non lo vedi quasi, per questo a momenti ci finivo
dentro. Ma non si riempie mai del tutto, n di neve n di
altro, e penso che ti troverai bene, l dentro. Non sarai solo.
C' gi un altro eroe: potrete raccontarvela. E un paio di
ragazze. E fra un po' verr anche questa qui a tenervi compagnia.
Si alz e si tir su l'orlo della giacca per rimettere la pistola
nella fondina e Billy vide il fodero di pelle sull'altro
fianco e fu l'ultima cosa che vide prima che i tronchi galleggianti
si aprissero e l'onda lo ghermisse per trascinarlo nell'oscurit.
...
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...
CAPITOLO 57.
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...
Quando torn nel mondo, qualsiasi mondo fosse, era supino
e guardava i pini dal basso in alto. I rami dondolavano.
Oppure era lui che dondolava sotto di loro, e ogni montagnola
e buca nel terreno gli si riverberava nella schiena
attraverso le assi dure su cui era disteso e attraverso i tacchi
degli stivaletti che venivano trascinati sulla neve.
Chi lo stava rimorchiando senza sforzo era un uomo solitario,
disinvolto come un cavallo o un mulo, il fiato visibile
nella luce che filtrava dalle nuvole chiare oltre le punte
degli alberi, e Billy guardava quegli sbuffi di fiato mentre
sobbalzava sulle assi. Non aveva la pi pallida idea di quanta
strada avessero fatto e quanta ne dovessero ancora fare.
Quando la bocca gli si riempiva di sangue, girava la testa e
lo lasciava colare a terra.
L'uomo train il suo carico per un'altra trentina di metri
e poi arretr, mollando la fune. Riprese fiato, poi lo afferr
per le ascelle e lo tir gi dalla slitta di peso. Lo sollev, rimettendolo
quasi in piedi, e lo trasport su per una sassaia,
massi neri come antichi gradini, ognuno dei quali faceva
risuonare una nota aspra di dolore nella caviglia che Billy
si era storto prima. Lo trasport fino in cima alla sassaia e
poi lo volt e gli fece posare le suole per terra tenendolo alla
cintola, sull'orlo del pozzo che gli aveva descritto, e lo scosse
come una bambola.
Svegliati, Billy disse. Lo so che sei ancora vivo.
A Billy dondolava la testa da una spalla all'altra. Braccia
ciondoloni lungo i fianchi. Aspetta disse. Bava calda di
sangue sulle labbra. Sangue che gli colava lungo la colonna
vertebrale.
Eccoti qua. Bene. Voglio farti vedere una cosa. Stacc
un braccio e con l'altro aument la stretta e quando il braccio
libero si rialz, Billy vide la sua nove millimetri, il vuoto
nero dove aveva tolto il caricatore. Adesso disse sollevando
la pistola sta' a sentire. E la gett di sotto. L'arma cadde
silenziosa nel buco nero, come ingoiata da una morbida
gola. Poi colp la roccia una volta, due, e quindi rimbalz da
una parte all'altra in una lunga discesa riecheggiante, finch
non tocc il fondo o precipit nel vuoto. Si sent il rumore
di una piccola frana di sassolini, poi torn il silenzio.
Il respiro dell'uomo pulsava caldo sul collo di Billy. Lo
teneva di nuovo con tutte e due le braccia, adesso, in quello strano abbraccio grottescamente quasi tenero, brutale
e goffo. Doveva aver abbracciato cos anche lei, dentro la
baracca, alla luce della stufa. Notte dopo notte e lei non si
ribellava, non opponeva resistenza, e anzi apriva le braccia,
le gambe, faceva tutto quello che voleva lui, come piaceva a
lui, da brava, in tutti i modi possibili, tutte le volte che gli
pigliava la voglia, e lo baciava persino, perch voleva dire
un'ora in pi, un giorno in pi, ed era ancora viva grazie a questo.
Sei pronto? gli sussurr l'uomo nell'orecchio.
Billy fece di no con la testa. Spost le mani verso i fianchi
dell'uomo, i polpastrelli che atterravano e riatterravano
leggeri come falene. E lo trov.
Coraggio, Billy. Non sentirai niente, ridotto come sei.
E lo fece avanzare fin sull'orlo come si fanno camminare le
marionette. Dal pozzo saliva un odore forte e cavernoso di
terra e di marcio, come se davvero quella fosse l'imboccatura
di un deposito tetro e profondo.
Aspetta disse Billy, mentre l'uomo lo posizionava.
Cosa dovrei aspettare?
Non sono pronto. E alz il pugno sinistro e lo abbass
all'indietro, dietro la testa, e lo sent affondare nella carne.
L'uomo allarg le braccia e Billy cadde in avanti, verso il
pozzo. Ma l'imboccatura non era grande e nelle sue gambe
cera abbastanza forza e si diede la spinta e per un attimo
vol e poi cadde di petto e di pancia sulla roccia dall'altra
parte, le gambe che nuotavano nel vuoto. Cominci a scivolare,
ma le sue dita trovarono appigli nella roccia e si tir
su, si lasci rotolare sul fianco e poi ancora, sulla schiena. Il
cuore martellava, fra gli alberi rosse esplosioni di luce. Si tir
su, appoggiandosi sui gomiti, e guard l'uomo. Era in piedi
come prima dalla parte opposta del pozzo. Si teneva la mano
sinistra sul lato sinistro del collo e toccava con le dita guantate
l'elsa del coltello Bowie che cera piantato dentro, come
fosse una lesione o un'escrescenza che aveva appena scoperto
sotto il colletto. La lama non era visibile. Senza abbassare la
mano sinistra, cercava la fondina con la destra. Billy sent
scattare l'automatico e gli vide estrarre la pistola, prendere la
mira, armarla e abbattere il cane sulla camera vuota.
Apr le labbra in un ghigno spaventoso, il sangue fra i
denti, e cerc di allontanarsi dall'orlo del precipizio, ma gli
cedettero le gambe e cadde pesantemente sulle ginocchia.
Mosse la mascella come per parlare, ma non emise suono
che Billy riuscisse a sentire. Si fissarono, di qua e di l del
pozzo. Poi l'uomo, la mano salda intorno al manico del coltello,
si inclin a sinistra e cadde sui massi come un morto.
Rimase l immobile.
Billy lasci cadere sulla roccia la testa che gli pulsava.
Respirava con l'unico polmone funzionante. Sopra di lui
una scintillante marea di nubi si alzava sottile oltre i pini,
solcata da neri strappi stellati come navi controcorrente nella
notte. Volt la testa e guard l'uomo dall'altra parte del
pozzo e chiuse gli occhi, un minuto soltanto. Un minuto
soltanto, dai. Poi andiamo a prendergli le chiavi e torniamo
da Caitlin.
Chiuse gli occhi e sogn il pozzo, e creature del sottosuolo
che si arrampicavano le une sulle altre come granchi,
cercando la luna, e sbirciavano dall'imboccatura del pozzo
e vedevano i due uomini distesi l e li tastavano e li annusavano
e alla fine decidevano, Prendiamo questo, e con le
mani ad artiglio lo trascinavano gi, e si svegli di soprassalto.
Gli mancava il respiro e si appiatt contro la roccia
come uno scalatore durante un'ascensione, con il cuore che
batteva forte. Si tir su a sedere e sput sangue. Non gli
sembrava di aver dormito tanto, ma nel frattempo la luna
aveva disperso le nuvole e si era piazzata dritta sopra di lui,
notturno sole scintillante. Ruot la testa per guardare l'uomo
e l'uomo non c'era pi. La roccia su cui era caduto era
vuota. Come se il sogno non fosse stato un sogno, e fosse
sbagliato solo in un particolare.
Alzati disse. Lo so che sei ancora vivo.
Si tir su in ginocchio e da l in piedi, con i pini che vorticavano
intorno a lui per un lungo instabile momento di
nausea. Poi piano, scendiamo piano, un passo dopo l'altro sugli scalini di pietra.
...
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CAPITOLO 58.
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Dentro il pick-up, al caldo, guardavano i boschi davanti a
loro, il vago passaggio fra i rami illuminato dai fari.
Pensi che quelle siano le impronte di Billy?
Non lo so. E possibile rispose lo sceriffo.
Guardarono di nuovo il gps, che sembrava localizzarli
in un angolo buio e vuoto ai confini del mondo e segnalava
che erano le 21,32 e la velocit era zero.
Quanta strada pu aver fatto con quella macchina?
Non ne ho idea. Lo scopriremo.
Vuoi che avverta la Summit County via radio? Gli dico
che siamo quass?
No. Prima guardiamo cosa c' pi avanti.
Il vicesceriffo ingran la marcia pi bassa del quattro per
quattro e ripartirono per la strada primitiva che si snodava
in mezzo al bosco sempre pi ripida, sempre pi tortuosa,
illuminandone brevi scorci con gli abbaglianti, finch, dopo
una curva, trovarono la El Camino. C'erano sia il tempo
che la pendenza sufficienti per fermarsi senza andarci a sbattere
contro, e il vicesceriffo gioc di acceleratore e freno in
maniera da non slittare troppo all'indietro e trovare una
sorta di equilibrio sul pendio sdrucciolevole.
La El Camino era di traverso sulla strada, ancorata a un
albero per il retrotreno.
Rimasero fermi a guardarla per un momento.
Siamo sicuri che la guidava lui, vero?
Sicurissimi rispose lo sceriffo.
Vedo se riesco a illuminarla?
Non c' bisogno: non c' dentro nessuno.
Come fai a dirlo?
Lo vedo dalla neve che si  accumulata sul cofano, che
quindi dev'essere freddo, dal fatto che non sembra che abbiano
cercato di rimetterla dritta e da ultimo lo capisco dalle
orme che si allontanano in salita.
Il vicesceriffo si sporse in avanti a guardare, come se non
avesse potuto vedere quelle cose dalla sua postazione. Poi si
appoggi allo schienale e scosse la testa. Non lo so, sceriffo.
Ho una strana sensazione.
Va bene disse Kinney dopo un momento. Coprimi le
spalle con il fucile, se ti senti pi tranquillo cos.
Il vicesceriffo mise la leva del cambio in posizione parking,
tolse il piede dal freno e constat che il pick-up restava
fermo. Scesero e il vicesceriffo si piazz dietro la portiera
mentre Joe si avvicinava alla El Camino, puntava dentro la
torcia e gli gridava che non c'era nessuno. A quel punto il
vicesceriffo si mise il fucile in spalla. Kinney prov ad aprire
la portiera, fece il giro della macchina e prov con l'altra,
che si apr facendo scattare la luce di cortesia. Kinney si chin
a guardare dentro. Prese il cellulare di Billy e controll i
messaggi che gli aveva lasciato in segreteria, ma non ne era
arrivato nemmeno uno. I due cellulari erano a pochi centimetri
di distanza, ma non comunicavano.
 il suo telefono? domand il vicesceriffo.
S.
Perch l'ha lasciato in macchina, secondo te?
Secondo te? Kinney lesse i messaggi inviati.
Il vicesceriffo riflett. Perch intanto qui non prende e
perch voleva che lo trovassimo.
Kinney si infil il cellulare in tasca. Anche secondo me.
Chiuse la portiera e torn al pick-up, porse al vice una
rivista e gli disse di avvertire i colleghi. Aveva gi fatto qualche
passo verso la El Camino quando si ferm e si guard
indietro. Il vicesceriffo stava posando la rivista.
Vuoi che avverta i colleghi che abbiamo trovato 'sta rivista?
Guardala bene.
L'uomo ubbid.
L, sulle chiappe disse Kinney.
Oh disse il vicesceriffo. Ho visto.
Pochi minuti dopo lo inform che il numero di targa
corrispondeva a un mezzo immatricolato nel New Mexico,
che risultava intestato a Reginald Smites, morto e sepolto
da un certo numero di anni, come la sua targa.
Kinney stava passando il fascio di luce della torcia sulla
neve per cercare la traccia delle impronte lasciate dagli altri
pneumatici su per la salita.
Mi sa che da qui in poi ha proseguito a piedi, sceriffo.
Sono d'accordo.
Dici che riusciamo a spostare la El Camino?
Non ha lasciato le chiavi.
Potremmo trainarla.
S, potremmo, ma non voglio perdere tempo. Prendi
una torcia, chiudi il pick-up e andiamo, Donny.
Prendo anche i fucili?
Uno basta e avanza.
Appena il vicesceriffo spense la luce, si ritrovarono circondati
da un bosco infinito, alberi su alberi e la cima della
montagna svelata dalla luce azzurrina della luna. Videro
dove Billy era caduto due volte e notarono che aveva cambiato
andatura e seguirono le sue bizzarre impronte su per
la strada, con le torce spente e nessun rumore da nessuna
parte tranne i loro passi e il fischio sommesso del vento fra
i rami. Quando allo sceriffo gracchi la radio, la spense con
il pollice e il vicesceriffo fece lo stesso.
...
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CAPITOLO 59.
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...
Il legno si spezz e improvvisamente apparve il filo della
lama, luccichio opaco d'argento nella superficie nera della
porta. La ragazza non riusciva a crederci: qualcosa dal mondo
esterno era riuscito ad arrivare fino a lei. Lo fiss con il
cuore in gola, aspettando di capire che cosa avrebbe provocato
da l in poi. La vista di quell'oggetto risvegli nelle
sue gambe smagrite il ricordo di un giorno lontano sulle
ciaspole, in bilico sulla neve alta, le cosce piene di sangue, i
polmoni dilatati e brucianti e ogni passo un passo pi a valle,
pi lontano da quella baracca, da quella branda, da quel
gabinetto, dalla catena. Guardava la lama conficcata nella
porta, immobile, poi sent lo sparo e cadde sulle ginocchia
e la voce che sent subito dopo era quella dello Scimmione.
Arretr verso la branda trascinandosi dietro la catena e
si sedette sul sacco a pelo vecchio e puzzolente che per un
momento si era illusa di poter non toccare mai pi. Tir su
le gambe, si avvolse nel sacco a pelo e continu a fissare la
lama nella porta, illuminata fievolmente dal bagliore della
stufa in cui bruciava su un letto di brace il suo penultimo ceppo.
Dopo un po' i due uomini tacquero. Poi lui le disse che
sarebbe tornato subito e ci furono altri rumori, il fruscio
dei pattini della slitta sulla neve sempre pi lontano nel bosco,
poi silenzio. Rimase ferma immobile a guardare il filo
della lama nella porta, e lo fiss con tanta intensit che le
si impresse a fuoco nella retina e magicamente divent un
filo che la legava al mondo esterno, e la curva sottile della
lama suggeriva la rotondit del mondo come uno spicchio
di luna suggerisce il plenilunio, e le torn in mente un libro
che da piccola aveva amato tantissimo e che parlava di una
creatura rotonda che aveva perso un pezzo, uno spicchio, e
andava in giro per il mondo cantando: "Oh, vado in cerca
del mio pezzo perduto, alla ricerca del mio pezzo perduto.
L'odore del libro e della segatura sulla camicia di suo padre
che la cingeva fra le braccia come se fosse stata anche lei una
piccola creatura rotonda. Il profondo vibrato della sua voce
nel petto che si trasmetteva a lei e vibrava anche nel suo
petto, e il cuore di suo padre era un'altra voce che le parlava
in tono cos basso che soltanto il suo piccolo cuore poteva
coglierla e da quel ricordo la ragazza cap, dalla disponibilit
che aveva a lasciarselo sbocciare dentro cap che non
l'avrebbe mai pi rivisto. N lui n la madre n il fratello.
E rimase l a pensare a loro, a tutto ci che ricordava
di ciascuno di loro, mentre un'altra parte di lei tendeva le
orecchie per sentire il ritorno dei passi dell'uomo, il fruscio
della slitta vuota, il rumore della chiave nel lucchetto. A
Billy lo Scimmione aveva detto di non credere che stesse
per arrivare lo sceriffo, ma non avrebbe corso rischi. Era
giunta l'ora. Avrebbe fatto quello che avrebbe gi dovuto
fare da tempo, dopodich sarebbe sceso dalla montagna
e non sarebbe mai pi tornato e nessuno l'avrebbe mai
scoperto e nessuno avrebbe mai scoperto lei, n le sorelle
che l'avevano preceduta, n i due uomini che avevano provato
a liberarla. La sua famiglia non avrebbe mai saputo
e la cosa pi brutta era questa, non sapere, e sper che,
se Dio non esisteva, le fosse almeno concesso di palesarsi
loro un'ultima volta, per poter dire loro tutto quello che
non aveva detto quando ne aveva avuto la possibilit, e
cominci a parlare in quel momento, frettolosamente, in
un mormorio febbricitante, perch sentiva di nuovo i passi
oltre la porta, distanti e poi sempre pi forti, pesanti
e malfermi sulla crosta di neve. Non sent il fruscio dei
pattini e nemmeno il tintinnare delle chiavi, una volta che
si fu avvicinato alla porta. La porta trem e la lama dell'accetta
spar dalla fessura in cui era piantata, ma poi non
seguirono altri suoni e lei continu a bisbigliare a occhi
chiusi parlando ai suoi genitori e a Dudley. Avrebbe visto
le loro facce, adesso, non quella dello Scimmione. La faccia
di pap, della mamma e di Sean. Chiss com'era adesso il
suo fratellino. Aveva l'et che aveva lei allora. Pi alto, pi
magro, pi simile al padre. Non pi un ragazzino, ma un
uomo. Da ultimo immagin se stessa, non com'era adesso
ma prima. Mise nel proprio ritratto la faccia che ricordava
e in questo modo tornarono insieme, riuniti, completi,
senza pezzi mancanti.
Un attimo dopo la parete dietro di lei trem e i suoi
occhi si aprirono di scatto e la lama dell'ascia era di nuovo
piantata nella porta, pi di prima, e si muoveva nel legno
scheggiato. Spar nuovamente e la ragazza sent l'uomo
prendere lo slancio rantolando e poi colpire di nuovo il legno
e, stavolta, la lama apparve intera e cominci a spaccare
il legno, ad allargare la fessura aperta nella porta, come
il muso di un animale in preda al panico. Si liber dalle
schegge, scomparve, colp di nuovo. La ragazza non capiva.
Non capiva. Che lo Scimmione avesse perso le chiavi?
La lama si abbass nuovamente e per la stanza volarono
scaglie di legno e la testa dell'ascia venne tirata via dalla
porta e non torn. Il buco era grande abbastanza da permetterle
di vedere il bianco della neve e gli alberi al di l,
luminosi sotto la luna. Poi il buco si oscur e la ragazza cap
che l'aveva bloccato lui con la testa. Trattenne il respiro.
Dita bianche si insinuarono nel buco nero e afferrarono il
legno. La porta trem, le dita si ritrassero.
Segu un altro colpo e stavolta l'ascia non si ferm ma
continu a tracciare il suo arco verso il basso sotto il pannello
che cedeva e la porta vibr nel telaio. Un attimo di
immobilit, poi la porta sbatacchi violentemente una volta,
due, e alla fine si apr in un'esplosione di luce e di neve
e di frammenti di legno che vorticavano nell'aria, seguita
dall'uomo stesso che piomb nella stanza come uno che incespica
in un pavimento marcio. Cadde sulle mani e sulle
ginocchia e rimase cos per un po', ansante, l'ascia per terra,
sotto la mano destra. Si era abbattuto nella stanza insieme
con la luce della luna e, pi rimaneva in quella posizione,
pi sembrava prigioniero nella cella di luce intorno a lui.
Quando alla fine alz la testa, il suo viso era spettrale in quel
bagliore. Sarebbe stato spettrale in qualsiasi luce. Quello
che forse era l'ultimo sangue che gli restava in corpo gli
col in un rivolo nero e viscoso dalla bocca. L'uomo emetteva
un verso rantolante, come se ogni suo respiro dovesse
attraversare un panno bagnato.
La ragazza si lev il sacco a pelo di dosso e Billy la guard
mentre si separava da quel mucchio di stoffa come ossa
dalla pelle, pallida e scheletrica, i capelli scuri sul volto, i
piedi nudi e luridi. La catena e il lucchetto dondolavano alla
sua caviglia come un grottesco gioiello. Si guardarono negli
occhi e videro come si erano ridotti.
La ragazza gli mise una mano sulla spalla, il primo essere
umano che toccava da tantissimo tempo, a parte lui. Tenne
la mano l, trattenendosi dal prendergli l'ascia di forza:
Mia! La prendo io.
Billy disse. Dov' lui?
Billy sput sangue e rantol, poi si tir su e si sedette
sui talloni. Si pass le nocche sulla bocca per ripulirla dal
sangue e si guard intorno. Dio mio disse.
Billy ricominci lei, ma lui perse l'equilibrio e cadde
all'indietro, urtando pesantemente contro lo stipite della
porta. Allung prima una gamba e poi l'altra e adesso l'unica
cosa che Caitlin arrivava a toccare erano gli stivali. Mise
una mano sulla scure e la avvicin a s, trascinandola sul
pavimento.
Billy la guardava come assonnato, battendo le palpebre.
Il suo odore aveva invaso la stanza, accompagnato dalla
luna e dal freddo. Era un odore di sigarette e di fumi di
scappamento, di resina e di neve e di fango. Di capelli sporchi,
vomito, alcol. Puzzava di sudore e di carne e di cuoio e
di qualcosa di metallico e primitivo che probabilmente era
sangue. La puzza del mondo.
Billy ripet. Dov' lui?
Chi?
Lui, quello che ti ha sparato.
Billy fece un gesto vago. Pugnalato.
L'hai pugnalato?
Billy annu.
 morto? Billy,  morto?
Billy sospir. Chiuse gli occhi. Non so. Aveva le labbra
viola e batteva i denti.
La ragazza guard fuori, verso la luna e gli alberi e la
montagna. La luna era troppo alta perch riuscisse a vederla,
ma sapeva che c'era, intera e luminosa.
Nella stanza faceva sempre pi freddo, ma lei non lo sentiva.
Era accaldatissima. Il cuore le batteva furioso nel petto
smunto.
Billy disse. Lo prese per uno stivale e lo scosse. Billy.
Lui apr gli occhi. Aveva lo sguardo vacuo, faceva fatica
a mettere a fuoco.
Billy, hai detto che stava arrivando lo sceriffo.  vero?
Sta arrivando lo sceriffo? Billy fece una smorfia e lei cap
che gli stava facendo male alla caviglia e smise di scuoterlo.
Billy scosse la testa. Non lo so rispose. Il mio cellulare.
S? disse lei. S? Hai un cellulare? Dove? Dov' il tuo
cellulare, Billy? Si protese verso di lui.
Non  qui disse. Gi. In macchina.
La ragazza lo fiss incredula. Perch l'hai lasciato in
macchina?
Vacci le disse. La mia macchina. Rabbrivid. La
mano protetta dal guanto si alz da terra e tast la tasca,
cercando di infilarcisi dentro. La ragazza sent rumore di
chiavi e lui allung il pugno verso di lei, porgendoglielo. La
ragazza ci arrivava a malapena. La sua mano tocc il guanto
insanguinato e ricevette le chiavi.
Le mie orme disse Billy. Verso valle. Capito?
La ragazza annu. Stringeva le chiavi nel pugno. Non
erano le chiavi di cui avrebbe avuto bisogno e lui sembrava
averlo capito. C'era cos tanta tristezza nei suoi occhi.
Scusa le disse, rabbrividendo. Non ce la faccio pi.
Non ti preoccupare. Riposati. Ti porto un po' d'acqua.
Fece per alzarsi, ma lui alz una mano per fermarla. Voleva
dirle ancora qualcosa.
Che ore sono? le chiese. Lo sai?
Istintivamente lei si volt verso la monetina di luce per
terra, che per non c'era.
Le dieci gli rispose. Dieci e mezzo.
Billy annu.
I tuoi le disse.
La ragazza lo guard, immobile.
I tuoi ripet Billy. Sono rimasti qua disse. A cercarti.
La ragazza chin il capo e gli pos di nuovo la mano
sullo stivale, scossa dai singhiozzi. Dopo un momento si
asciug la faccia e alz di nuovo la testa e disse che sarebbe
andata a prendergli un po' d'acqua.
Trascin la catena nel bagno e prese il secchio quasi vuoto,
la poca acqua che le restava, e torn di l ma si blocc
e pos il secchio perch aveva capito anche da l che Billy era morto.
Fuori, il vento soffiava fra i pini. Una folata di neve brulic
sul pavimento e si ferm contro la gamba di Billy. La
ragazza si volt a guardare la stufa scura e l'ultimo pezzo di
legna per terra. Poi guard fuori, verso quello che riusciva
a vedere del mondo da quel rettangolo di luce che era la porta.
Se devi venire, vieni disse, e si prepar, con l'accetta in mano.
...
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...
CAPITOLO 60.
...
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...
Non aveva mai usato una scure, ma la forma del manico e
il peso della lama le dissero come bisognava fare e si mise
in posizione sopra la catena, sollev l'accetta quanto le consentiva
il soffitto e la abbass con tutta la sua forza. Sprizzarono
scintille e la lama sussult e il manico vibr in preda
a convulsioni come fosse stato vivo, sfuggendole di mano.
Lo sforzo la lasci ansante e con le vertigini, furibonda con
il proprio corpo. Si chin a raccogliere la catena e non vi
trov segni, a parte una lievissima scalfittura nell'acciaio
opaco di un anello ancora perfettamente integro. Di colpo
cap una combinazione di verit: la catena era troppo robusta,
l'accetta troppo spuntata, il suo corpo troppo debole.
Aleggiava un odore acre e ferroso, simile a quello dei fuochi
d'artificio il 4 luglio.
Riprese in mano l'ascia e questa volta mir alla piastra
nel pavimento, con l'archetto unito all'ultimo anello della
catena in un legame perverso e duraturo che aveva resistito
a ogni suo tentativo di rottura. Sollev l'accetta e la abbass
e la lama non sussult ma emise una nota sorda e rimbalz
dopo aver colpito la piastra a due dita dalla cerniera.
Con il capogiro sollev di nuovo l'ascia e la riabbass e la
lama rimbalz sulla cerniera, ma lei la trattenne. Si chin a
tastare, ma cerniera e catena restavano unite pi saldamente
che mai. Volt l'accetta e pass il pollice sul filo spuntato e
irregolare. Sent salire la disperazione e la scacci. Guard
verso la porta distrutta e il pavimento intorno alla piastra.
Ora che aveva provato a usarla capiva quale sforzo doveva
essere costato spaccare la porta e quale sforzo sarebbe costato
spaccare il pavimento e cap che non ce l'avrebbe fatta.
Nella stanza entravano folate gelide di aria e di neve, che si
andava ad accumulare contro la gamba di Billy, sempre pi
alta, come una duna. Si inginocchi a guardare, scossa dai
brividi.
Cosa fai? chiese la ragazza, quella forte, quella che
Caitlin temeva non esistesse pi.
Sto pensando.
Di alimentare questo fuoco e rintanarti dentro il sacco
a pelo, spero.
Che vada a fanculo, quel sacco a pelo.
La ragazza stette zitta.
Caitlin reggeva l'ascia, in ascolto. Poi disse: Secondo te
arriver?
Chi?
L'uno o l'altro.
La ragazza impieg un po' a rispondere e Caitlin indovin
la sua risposta. Secondo me, non  cambiato niente:
non arriver nessuno: siamo soltanto noi.
Cristalli di neve aleggianti le arrivarono freddi sulla faccia.
Le chiavi di Bill'" erano per terra, dove le aveva lasciate
lei, e brillavano azzurrine alla luce. Segui le orme e vai alla
macchina. Basta. Ricord le ciaspole, la neve farinosa e alta
e il cuore che batteva, lo Scimmione che la rincorreva e
non cadere, non cadere... Lo Scimmione aveva messo via
tutto: ciaspole, scarponi, giacche a vento e guanti. Tutto
via, senza una parola. Sei stata cattiva.
Caitlin impugnava l'ascia con il cuore che batteva i secondi,
i minuti. Ora che si era lasciata entrare nella testa i
volti dei suoi, non riusciva pi a mandarli via. Facce della
vita di prima. Erano ancora l, le aveva detto Billy, erano
rimasti l a cercarla. Che cosa avrebbero trovato?
Aspett di sentire se la ragazza le diceva qualcosa, ma
quella stette zitta. Niente, solo il vento e la neve che bisbigliavano
sulle assi del pavimento.
Si alz in piedi e apr lo sportello della stufa e con l'ultimo
pezzo di legno spost il penultimo, ridotto ormai a un
osso nero di cenere. Appena lo tocc, si sbriciol in cubetti
rossi incandescenti. Le fiamme rinvigorirono e lei chiuse
lo sportello soltanto a met in maniera che la stufa tirasse
e il legno bruciasse pi in fretta e pi intensamente. Pos
il secchio dell'acqua vicino alla stufa, and alla branda per
prendere la camicia di flanella, che un tempo era rossa e
adesso era quasi nera, la infil e la abbotton fino al collo.
Per ultimo si mise a quattro zampe e allung la mano sotto
la branda per cercare qualcosa che poi tir fuori. Erano impolverate
e grigie e rinsecchite, come creature che si fossero
nascoste l sotto tanto tempo prima e fossero morte l'una a
fianco all'altra. Ne prese una per mano e le batt suola contro
suola e il rumore e la sensazione di quel gesto la spinsero
quasi a singhiozzare. Le batt suola contro suola e sprigion
una pioggia di polvere rossa del sentiero e di polvere grigia degli anni.
Non c'erano scatolette o merendine o succhi di frutta o
nient'altro sulle mensole della dispensa. Tuff la mano nel
secchio e bevve tre fredde manciate di acqua.
Poi guard l'uomo che si chiamava Billy disteso sul pavimento.
Scusa disse, e lo prese per le caviglie.
...
.
...
CAPITOLO 61.
...
.
...
La strada diventava un sentiero e dopo poco giunsero al
punto in cui le impronte dei copertoni scendevano fra i cespugli
e le coppie di orme diventavano due. Alzarono le
Maglite e sondarono la gola con i fasci di luce, che per
si arrestavano contro l'intrico di vegetazione impenetrabile.
Spensero le torce e rimasero in silenzio sotto la luna.
Scendo, sceriffo?
No, Donny, meglio di no. Adesso abbiamo due uomini
a piedi e ci conviene scoprire dove sono andati. A giudicare
dalle impronte direi che sono passati da un po'.
Il vicesceriffo tir su con il naso e guard verso il basso,
da dove erano venuti e verso l'alto, dove erano diretti. Perch
l'ha fatto, secondo te?
Ho smesso di chiedermelo parecchio tempo fa, Donny.
Proseguirono.
Le due paia di impronte salivano in tandem sul sentiero
sempre pi stretto, una all'esterno dell'altra come per qualche
compulsione, o per superstizione. Come se a uno dei
due uomini avesse fatto schifo posare i piedi dove li aveva
posati l'altro.
Non c' pericolo di confonderli, vero?
Stiamo zitti, Donny.
Superarono una curva e, vedendo solo sentiero e impronte,
si fermarono a prendere fiato. Kinney si sarebbe volentieri
fumato una sigaretta, ma lasci perdere.
Stavano per rimettersi in marcia quando li raggiunse un
suono che riecheggiava dalla cima. Sembrava rumore di legna
spaccata con un'accetta. Si bloccarono e aspettarono.
Meno di un minuto dopo il suono si ripet e poi ci fu silenzio.
Niente pi rumori. Il vice guard lo sceriffo e lo sceriffo
annu e si incamminarono.
Il sentiero era pi impervio e Kinney lasci andare avanti
il vice per potersi concentrare meglio sul bosco tutto intorno,
le orecchie tese a captare qualsiasi rumore che non appartenesse
alla natura. Dopo meno di cinquanta metri, allung
la mano e la pos sulla spalla del vice e si fermarono.
Il vice guard dove lo sceriffo indicava e vide un debole
guizzo di colore ribollire nel bosco monocromo. Era arancione
e di forma geometrica: una porta. Subito dopo averlo
visto, sent l'odore di legna bruciata, come se l'uno non potesse
esistere senza l'altro.
Cazzo sussurr. Oh, cazzo.
Kinney si accucci e si tolse il cappello e Donny lo imit,
posandosi il fucile sulle ginocchia. Aspettarono di vedere se
passava qualcuno davanti alla porta o alla finestra, se si avvicinava
qualcuno a chiuderla per il freddo. Nessuno.
Donny sussurr: Guarda l. E indic il punto in cui
le coppie di orme prendevano improvvisamente due strade
diverse. Si alzarono in piedi e fecero qualche passo di corsa,
piegati in due, per poi accovacciarsi nuovamente a studiare
le orme.
Il vice si pass l'indice guantato sotto il naso. Cosa facciamo?
Sopra le loro teste, le punte bianche dei pini infilzavano
le stelle facendo cadere segatura bianca e luccicante.
Mi scoccia, ma  meglio se ci dividiamo disse Kinney.
Si chin a sputare. Tu segui quelle impronte e io seguo
queste. Setta la ricetrasmittente sul bip e se vedi qualcosa
fammi due bip e aspettami. Io faccio lo stesso.
Si rimisero il cappello, se lo sistemarono e si tirarono su.
Accendi la torcia solo se non ne puoi fare a meno e sta' in
campana, Donny.
Okay.
Lo sceriffo guard il vice finch non scomparve, poi si
volt e si addentr nel bosco come aveva fatto suo fratello
quando aveva scorto la stessa lucina lontana, due o tre ore
prima.
La luna lo seguiva, avanzando furtiva fra le cime degli alberi
e appiccicandogli addosso una versione disturbata della sua
stessa sagoma, un'ombra liquida che si muoveva silenziosissima
mentre lui le arrancava dietro. Con un occhio guardava
le orme di Billy e con l'altro la luce davanti a s e ogni
venti passi si imponeva di fermarsi e contare fino a dieci e
ascoltare. Sent un ramoscello che si spezzava debolmente
in lontananza, nella direzione verso cui si era incamminato
Donny, poi basta. Riflett sulla saggezza della decisione di
dividersi, e su quella di non chiamare la Summit County e
chiedere rinforzi.
Su che basi, per?
Si era fermato ad ascoltare nel punto in cui Billy era inciampato
su un tronco abbattuto nascosto sotto la neve.
 venuto qui con gli stivaletti da cowboy, quel deficiente
disse, e ripart.
Segu le orme che giravano intorno ai pini e poi guard
ancora avanti verso il rettangolo illuminato, era indubitabilmente
una porta, e vide qualcosa di scuro che ci passava
davanti senza far rumore, come se avessero abbattuto un
albero l nel mezzo e questo fosse caduto in silenzio. Rimase
l e l'albero si rialz a oscurare nuovamente la porta e a quel
punto cap che non era un albero ma una sagoma che avanzava
sbandando nel bosco.
Si nascose dietro i rami di un giovane pino e osserv la
figura che navigava nella neve zoppicando, grottesca e malferma.
Priva di zavorra e di bussola, ma seguendo una rotta
cocciuta, la stessa rotta che stava seguendo lui, segnata nella
neve dalle impronte degli stivali di suo fratello.
Si tolse i guanti e se li mise in tasca, impugn la pistola
e si piazz dietro il pino, piantando gli scarponi nella neve.
Pos la Maglite su un ramo all'altezza degli occhi, dove la
visuale era libera, e orient la pistola e la torcia verso un
punto a sei, sette metri di distanza, dove sapeva che stava
per ricomparire la sagoma.
Fra i rami la vide avanzare tentennante e, sebbene riconoscesse
il giaccone di pelle nero-blu, non vedeva nulla in
quei movimenti convulsi o nel volto pallido sotto il berretto
di lana che assomigliasse a suo fratello. Tolse la sicura alla
pistola con il pollice ed espir lentamente.
Il rumore dei passi erratici arriv prima della sagoma e
Kinney osserv gli sbuffi bianchi davanti alla faccia bianca
e poco dopo ne ud il rumore, composto non solo di respiri
affannosi ma anche di parole, mormorio frenetico e ipnotico,
fiero e inintelligibile.
Poi la sagoma apparve sbilenca nel mirino e appena Kinney
accese la torcia la sua mano sinistra coperta da un guanto
si alz come per un riflesso condizionato, senza impugnare
armi, neanche nella destra che rimase gi, il pugno stretto
sulla coscia destra.
Fermo l ordin Kinney e la sagoma si ferm. La mano
con le dita aperte si protese verso la luce, disegnando sulla
faccia l'ombra di un enorme guanto. Kinney si rese conto
che quella sagoma non era di suo fratello, ma di un impostore
che vestiva i suoi panni, troppo larghi per lui: ballava nel
giaccone di pelle e i jeans parevano una fisarmonica dalle caviglie
in su. O, meglio, da una caviglia in su, perch sull'altra
gamba il pantalone era avvolto sopra lo stivaletto da cowboy,
tenuto fermo da un laccio che passava attraverso gli occhielli
sui lati dello stivale e che l'impostore teneva nel pugno stretto
come fossero redini che comandavano il suo piede destro.
Mani in alto ordin Kinney e dopo un attimo la sagoma
barcollante moll le redini e cadde sulle ginocchia e poi
a quattro zampe lanciando un urlo di dolore. Dalle spalle
scesero capelli neri che tremolarono nel fascio di luce puntato
dallo sceriffo.
Alza la testa ordin Kinney. Le spalle sotto il giaccone
tremavano visibilmente. Fra i capelli unti scesero gocce che
scintillarono nella luce e si persero nella neve.
Forza disse lo sceriffo meno aggressivamente. Alza la
testa e guardami. Abbass la torcia e, quando fu nell'ombra,
la testa si alz e gli mostr il viso sotto il berretto e per
un attimo gli parve di vedere il volto di sua figlia, spiritato,
smunto e malato.
Signore Iddio disse. Usc da dietro l'albero infilando la
pistola nella fondina e si inginocchi accanto a lei e la guard
negli occhi sbarrati e lucidi. Non aver paura le disse.
Come ti chiami?
...
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...
CAPITOLO 62.
...
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...
Fumarono in silenzio per un po' alla luce della luna, poi
Grant disse: Ho pensato che potremmo cercare di rimanere
qui. Ne ho anche parlato con Joe, lo sceriffo. Potremmo
pagare noi il mutuo per qualche tempo. Vorrebbe dire
vendere la casa nel Wisconsin, per. Tornare l, mettere i
mobili in un deposito, oppure vendere tutto.
Il ragazzo pens alla casa nel Wisconsin, alla sua camera
da letto sopra il garage, a tutte le cose di quando era bambino,
il letto, i libri, gli aeroplanini appesi al soffitto con fili
trasparenti. Ai nastri sul muro di Caitlin come l'ala di un
uccello, le sue coppe, i poster e la scimmietta di peluche che
le aveva regalato un Natale e che lei aveva sempre tenuto sul
letto. Tutta quella roba che nessuno toccava pi, nel buio
e nel freddo e nel silenzio. Abbass la testa, si soffi nelle
mani e disse: E la mamma?
La mamma cosa?
Continuer a stare dalla zia Grace in eterno?
Non lo so.
Divorzierete?
Non lo so.
Non lo sai.
No.  un sacco di tempo che parliamo di una cosa soltanto.
Il ragazzo pens alla cameriera, Maria, e a Carmen.
Grant prese il portacenere sulla ringhiera e spense la sigaretta.
Il ragazzo disse: Secondo te, crede ancora in Dio?
Grant annu. S.
E tu?
Io cosa?
Il ragazzo lo guard, poi si volt dall'altra parte.
Non lo so rispose Grant.
Pensi che sarebbe andata diversamente, fosse stato cos?
Cos come?
Se avessi creduto in Dio. Prima.
Grant osserv il profilo di suo figlio nella luce della luna.
Tu pensi che sarebbe andata diversamente?
Certe volte s.
Rimasero zitti per un po'. Dall'ombra della casa di fronte
apparve un gatto, sinuoso e nero sulla neve, a caccia di qualcosa.
Era gi vicino all'abete azzurro quando si ferm, una
zampina a mezz'aria, gli occhi che scintillavano come minuscoli
lampioni fra l'oro e il verde. Per un istante il mondo
rest immobile, poi il ragazzo gratt lo scarpone sul gradino
e i lampioni si spensero e il gatto si volt e torn a rintanarsi
nell'ombra. Aspettarono di vedere se ricompariva, ma non
riapparve.
La casa nel Wisconsin  l'unica cosa che ci resta disse
il ragazzo.
Grant si mise fra le labbra un'altra sigaretta e gli porse
il pacchetto, ma suo figlio fece di no con la testa. Grant la
accese e soffi dalla bocca una nuvoletta di fumo azzurrognolo,
spettrale.
Non so cos'altro fare disse. E tu? Guard il figlio.
Peluria bionda sul viso che alla luce della luna pareva d'argento.
Vedeva ancora il ragazzino che era stato fino a non
molto tempo prima, ma sapeva che era solo lui a vederlo,
che era un'immagine impressa nel suo cuore di padre.
Il ragazzo scosse la testa e disse che aveva desiderato una
cosa terribile. Terribile.
Quando? chiese Grant. Adesso? Stava pensando alla
stella cadente.
No. Quando siamo andati a vedere quella ragazza.
Grant lo scrut. Che cosa hai desiderato?
Che fosse lei. Ho sperato che fosse Caitlin.
Grant distolse lo sguardo.
Volevo che fosse lei, cos almeno avremmo potuto riportarla
a casa.
Grant scosse la testa. Non avrei dovuto lasciarti scendere.
Non mi avresti fermato comunque.
Grant continu a scuotere la testa.  un discorso che
ho gi fatto mille volte disse. Guard il cielo. Non avrei
dovuto lasciarvi salire lass, mi dico.
Il ragazzo rimase zitto. La luna brillava circondata dal suo alone.
E lei mi risponde che ci sareste andati lo stesso. Magari  vero, non sarei riuscito a fermarvi. Fissava i cieli, le stelle negli occhi. Perlomeno avrei dovuto provarci, per.
...
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...
CAPITOLO 63.
...
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...
Kinney spieg alla ragazza chi era e che era andato l dietro
a suo fratello, Billy. La ragazza era ancora a quattro zampe e
lui controll la neve per vedere se c'era del sangue.
Sei ferita gravemente, Caitlin?
Lei singhiozz e vacill e lui la afferr per il braccio.
Dentro la manica, pi che un braccio gli parve che ci fosse
un osso. Cap che la ragazza doveva pesare pochissimo.
Stai tranquilla le disse. Ti cureranno. Adesso ti portiamo
gi. Prese la ricetrasmittente e premette il tasto due
volte. Aspett un pochino, poi lo premette altre due volte e
mentre aspettava sent dei passi nel bosco, cauti ma decisi.
Spense la torcia e tir fuori la pistola, puntandola al di sopra
della ragazza che, carponi, si irrigid senza dire una parola.
Chi c' quass, Caitlin? le domand sottovoce.  qui?
L'uomo che ti ha rapito.
Non lo so. Penso di s.
E Billy? Dov' Billy, Caitlin?
Prima che lei rispondesse apparve una silhouette e Kinney
riconobbe l'ombra del cappello e abbass la pistola e
fece lampeggiare la torcia due volte per fargli vedere dov'era.
Le spieg che era il suo vice, che non c'era da preoccuparsi,
e lei ricominci a respirare.
Il vicesceriffo spunt di corsa dal bosco e si ferm accanto
a loro e si mise il fucile sulle ginocchia e si pieg in
due ansante come un corridore superato il traguardo. Era
pallido quanto la ragazza, quando incontr lo sguardo dello
sceriffo, e lo sceriffo si accorse che era sotto shock.
Il vicesceriffo guard la ragazza a quattro zampe nella
neve. Guard lo stivaletto da cowboy che aveva a un piede e
la cintura legata sopra, che disegnava un sorriso scuro nella
neve. Guard la scarpetta da corsa all'altro piede. Sembrava
non avere fiato o parole da pronunciare.
Cos'hai trovato, Donny?
Il vicesceriffo si inginocchi vicino alla ragazza, come se
volesse pregare, o supplicare. La ragazza lo guard con gli
occhi lucidi.
Lo ha trovato? gli chiese con un filo di voce.
Chi?
Lui rispose la ragazza.
Ho trovato solo Billy.
Gli occhi della ragazza cercarono quelli del vicesceriffo,
poi le croll la testa in avanti, i capelli scuri che lambivano
la neve.
Kinney alz gli occhi verso il collega. Spiegati, Donny.
Dobbiamo portare questa ragazza in ospedale, credo.
Lo so. Dimmi che cos'hai visto.
Non so se ce la faccio.
Perdio, Donny.
Il vicesceriffo scosse la testa sgomento. Fece per posare
una mano sulla spalla della ragazza, ma si trattenne. Ci fai
vedere, per favore? chiese.
Lei non rispose e non si mosse. Poi, in silenzio, si gir su
un fianco e si mise a sedere nella neve, con le gambe distese,
appoggiandosi sulle braccia, e sollev lo stivaletto sotto il
naso del vicesceriffo, come per offrirglielo. Come per invitarlo
a toglierglielo.
Il vicesceriffo pass il fucile a Kinney.
Cosa fai, Donny?
Il vicesceriffo prese lo stivale fra le mani e cominci a levarlo
lentamente, delicatamente. Venne via con pi facilit
di quanto Kinney immaginasse e Kinney rest a guardare
senza capire. In fondo alla gamba smagrita il piede non c'era.
C'era il tallone e basta. Un'illusione ottica stupefacente,
come se il resto del piede fosse rimasto dentro la scarpa. Il
vicesceriffo inclin lo stivale provocando una cascatella di
sangue viscoso. Kinney spost di nuovo lo sguardo e vide il
moncone nero e sanguinolento e sent odore di carne bruciata.
Dio mio disse.
Il vicesceriffo inclin ulteriormente lo stivale e ne scivol
fuori un oggetto pesante, un grumo scuro che cadde nella
neve.
Cos'?
Sono le sue calze, credo. Le calze di Billy.
Kinney lo guard.
Gli hanno sparato, Joe. Mi spiace.  morto.
Kinney aggrott la fronte. Si sistem il cappello. Poi restitu
il fucile a Donny e pass un braccio sotto le ginocchia
della ragazza e con l'altro le cinse le spalle. Si rialz tenendola
in braccio senza troppa fatica.
No, no disse lei. Ce la faccio.
Lo so. Ma cos ci mettiamo meno tempo.
Ti do una mano.
Grazie, Donny, ma pesa pochissimo. Prendi la cintura
e stringigliela forte. Il vicesceriffo ubbid. Pi in alto disse
lo sceriffo. Appena sotto il ginocchio. Stringila bene. E
ripiega l'estremit. Ti fa tanto male? chiese alla ragazza e
quando lei fece di no con la testa si corresse: Che domande.
Al vice disse: Coprici le spalle con il fucile, Donny.
Qualsiasi cosa si muova nel bosco, sparagli.
La ragazza gli mise un braccio intorno al collo e gli appoggi
la faccia al petto e scesero gi, pi piano di quanto
sarebbero potuti andare, non tanto per il peso quanto per
evitare che prendesse scossoni o scontrasse contro i rami.
Per non scivolare. L'emorragia non era eccessiva. Kinney
era abbastanza sicuro che non avesse perso troppo sangue e
se non era andata in shock finora ormai non sarebbe svenuta
pi e il suo unico desiderio in quel momento era portarla
delicatamente alla macchina, al sicuro.
La ragazza gli stava in braccio come una bambina addormentata,
sebbene non fosse al sonno che si era arresa,
ma a qualcosa di pi sublime: l'abbandono. Abbandono di
pensieri, paura, responsabilit, sforzo. Si era arresa all'abbandono
e in quella resa sent la forza di gravit che la attirava
verso il basso e si convinse che l'uomo che la teneva in
braccio era un toboga o una slitta a forma di essere umano
e lei era l'unica passeggera che scendeva gi dalla montagna
con il canto della velocit nelle orecchie, il battito del cuore
contro le costole, intera e indipendente ma al tempo stesso
parte della neve e del vento e della luna e delle montagne.
Correva lesta e senza sforzo come mai in gara, frapponendo
una distanza sempre maggiore fra s e la vita lass, che non
era vita, ma momentanea interruzione di vita, e quella slitta
a forma di essere umano la trasportava di secondo in secondo
pi lontano da quella baracca, dalla catena, dal sacco a
pelo. Dallo Scimmione. Gi e gi e gi per la discesa, la
corsa pi gioiosa di tutte, gi e gi e sempre pi gi, inarrestabile.
...
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CAPITOLO 64.
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...
Superarono l'ultima curva e trovarono la El Camino di traverso
e il loro fuoristrada parcheggiato subito dietro. Sia lo
sceriffo che il vice avevano il fiatone. La luna piena brillava
sopra di loro nel punto pi alto della sua traiettoria e il quadrante
illuminato dell'orologio al polso del vice segnalava
che era mezzanotte. Donny fece scattare le serrature del SUV
e apr la portiera posteriore e fece il giro della macchina per
aiutare lo sceriffo a sistemare sul sedile la ragazza, magrissima
fra le pieghe dei vestiti. Vide spuntare qualcosa da una
tasca del giaccone e dopo un momento cap che era una
scarpa. L'altra scarpetta da corsa.
Come va, Caitlin? chiese Kinney. Sei abbastanza comoda?
Lei annu e si guard intorno come se fosse a bordo di
un'astronave. Kinney disse al vice di accendere il riscaldamento
e chiamare via radio la Summit County per chiedere
rinforzi e un'ambulanza. Una volta finito, Donny raggiunse
lo sceriffo, che continuava a occuparsi della ragazza, e gli si
piazz alle spalle.
Ti do la cassetta del pronto soccorso?
Kinney esamin la ferita pi da vicino, con la luce dell'abitacolo
accesa. Il lembo di pelle annerito venato di screpolature
scarlatte. No,  meglio andare incontro all'ambulanza
senza perdere altro tempo. Ha fatto un ottimo lavoro:
non vedo altro da fare. Prese la cintura sotto il ginocchio
e not per la prima volta l'ovale argentato della fibbia, la
testa di serpente con gli occhi di rubino, e per un istante
si irrigid, come se fosse stata una vipera vera. Billy si era
messo quella cintura la mattina, o quando si era svegliato,
se l'era allacciata e si era avviato verso la giornata che aveva
davanti senza presentimenti. Gli venne in mente il padre
della ragazza, Grant, e suo figlio Sean, gi al ranch a vivere
ignari la loro giornata, la sera. Allent la cintura, osserv il
sangue che usciva dalla ferita e la strinse di nuovo.
Incredibile, pens. Santo cielo, incredibile.
Sceriffo disse la ragazza, quando lui si allontan. Si era
sfilata il guanto di Billy e gli porgeva il pugno nudo. Lui
allung la mano e lei gli fece cadere le chiavi nel palmo.
Me le ha date lui spieg la ragazza.
Okay. Adesso stai sdraiata, ferma. In quattro e quattr'otto
ti portiamo all'ospedale. Fece per chiudere la portiera e
lei disse, di nuovo: Sceriffo.
S?
Mi spiace. Di avergli fatto quello che gli ho fatto.
Kinney non capiva. Sst le disse. Non fare sforzi.
Sceriffo?
S?
Ha un telefono?
Quass non c' segnale, Caitlin.
Posso tenerlo in mano?
Kinney prese il telefono e lei ci strinse attorno la mano e
se la pos sul petto.
Kinney chiuse la portiera e porse le chiavi di Billy al suo
vice. Mi fai un favore?
Dimmi.
Vorrei che tu rimanessi qui con la macchina. Tieni il
fucile a portata di mano e sta' in campana. Se vedi qualcuno,
non lasciarlo avvicinare. E chiaro? Mettilo fuori combattimento
prima che si avvicini.
Ricevuto.
Quelli della Summit County arriveranno fra poco.
Non ti preoccupare.
Kinney gli diede una pacca sulla spalla e si avvicin alla
portiera. Rimase l, pronto ad aprirla. Il vice non si era
mosso.
Cosa c', Donny?
Il vicesceriffo si pass il dito sotto il naso.
Donny?
La teneva incatenata come un cane, sceriffo. Penso se lo
sia amputato da sola. Con un'ascia.
Come fai a dirlo?
Be', perch... Donny abbass gli occhi. Perch c'erano
due piedi. Umani. Posati l come fossero scarpe. Il suo
e quello di Billy. Era gi morto, quando gliel'ha mozzato:
si vedeva.
Alz gli occhi. Perch l'ha fatto, sceriffo?
Kinney squadr la sagoma scura della ragazza in macchina,
l'ovale pallido del suo volto nel buio. Sent di nuovo i
rumori che aveva udito dal sentiero: un colpo su qualcosa
di legno e poi un altro. Signore Santo, se avesse aspettato
un quarto d'ora, venti minuti... Ma nei pressi si aggirava un
uomo con una pistola e pensava di non avere venti minuti
a disposizione e neanche dieci.
Si volt verso il vicesceriffo. Secondo te, Donny?
Il vice si batt la canna del fucile contro la coscia. Secondo
me, per esercitarsi.
Kinney annu. Anche secondo me.
Apr la portiera e sal a bordo e accese i fari, spargendo
luce sulla strada e sulla El Camino abbandonata. Si volt
per dire qualcosa alla ragazza, ma vide che dormiva stringendosi
il telefono al petto. Abbass il finestrino e raccomand
al vice di stare attento e di non farsi troppi scrupoli,
che si sarebbero visti all'ospedale, e il vice rest a guardare
lo sceriffo che si avviava in retromarcia, abilmente.
...
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...
CAPITOLO 65.
...
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...
Il ragazzo si addorment subito e nel sonno torn al santuario
sulla montagna dove la Vergine di pietra vegliava sul
camposanto. La panca era fredda e non si sentiva suono a
parte il cicalare dei pioppi, campane a vento fatte di ossicini,
e nel sogno si chinava a cercare la targa ossidata ma dietro
ai cespugli c'erano altri cespugli e lui frugava e frugava,
disperato, finch qualcosa si muoveva sulla linea degli alberi
e lui alzava gli occhi e la vedeva: coda di cavallo nera, gambe
nude arrossate, pantaloncini corti e scarpette da corsa di un
bianco brillante nella radura ombrosa. Gli diceva Ah, sei
qui e si fermava davanti a lui con il fiatone, le mani sui
fianchi, la testa piegata di lato. Gli chiedeva dov'era finito
e lui rispondeva che era sempre stato l e lei gli domandava
perch e lui diceva che era rimasto ad aspettare lei e lei voleva
sapere perch e lui le diceva che non sapeva la strada per
tornare gi. Allora lei scuoteva la testa e diceva: Dudley,
per tornare gi bisogna andare gi. La strada verso valle 
sempre in discesa. Non lo sapevi? Si chinava ad allacciarsi
le stringhe e in quel momento fra gli alberi si muoveva
qualcos'altro, incosciente e rumoroso, e lei alzava gli occhi
e sorrideva. Poi, come un corridore ai blocchi di partenza,
scattava in avanti e tornava sfrecciando nel bosco. Lui la
rincorreva ma quando arrivava agli alberi lei era gi sparita
e non c'era traccia del suo passaggio, e non c'erano sentieri.
Guardava i pini e si sentiva chiamare e quando apriva gli
occhi aveva una mano sulla spalla e un volto a un palmo
dal naso, gli occhi che brillavano, e diceva No, no... Ma
le parole erano solo nel suo cuore e suo padre lo scosse di
nuovo, con foga. Diceva: Svegliati, Sean. Svegliati. Ti devi vestire.
Perch? chiedeva lui, ancora nel bosco.
L'hanno trovata.
Guard il padre nel buio, con gli occhi sgranati, e il padre guard lui.
Come fanno a sapere che  Caitlin? domand il ragazzo, e il padre rispose: Glielo ha detto lei.
...
.
...
CAPITOLO 66.
...
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...
C'era qualcosa che ronzava insistentemente, un insetto malevolo
e terrifico, un enorme scarabeo sul suo seno, piatto e
con la corazza dura. Se lo sentiva sulla bocca e non riusciva
a respirare. Spost il braccio e colp la creatura piccola e
morbida che aveva vicino alla testa, che profumava di bucato,
di bambino, e fu quel profumo a farle capire dove si
trovava, chi era, e quando cap questo cap anche cos'era
che ronzava e lo cerc a tastoni, abbattendo la bottiglietta
d'acqua tappata, che urt contro il flacone di pastiglie facendolo
rotolare dal comodino e rimbalzare sulla moquette
con il rumore distante di un sonaglio da poppante che cade
per terra.
La donna pos i piedi per terra e rimase seduta con il
cellulare in mano, a guardare il piccolo schermo illuminato.
La stanza era rivolta a levante e le finestre erano blu. Non
sapeva quanto avesse dormito. La radiosveglia era buia e
inutile, la spina staccata tanto tempo prima da suo marito.
Il cellulare vibr altre due volte, prima che lei rispondesse.
Angie grid quasi Grace. Dove sei?
A casa rispose lei con la voce impastata. Prese la bottiglietta
e svit il tappo.
A casa? Sua sorella ci mise un po'. A fare?
Volevo far scorrere l'acqua.
Che cosa?
L'acqua. Nei tubi. Per i sifoni.
Stai bene?
S, s. Sto bene. Perch?
Il riscaldamento aveva smesso di soffiare, la calderina era
in pausa. Niente e nessuno si muoveva per casa. Pareva vuota
come un museo dopo che i custodi se ne erano andati,
quadri in ampi spazi bui ammirati soltanto da statue dagli
occhi bianchi. Guard i poster, i mobili, le cose di sua figlia
che stavano perdendo il potere di scatenarle l'angoscia, che
stavano diventando come i suoi ricordi.
Ti ho chiamato un sacco di volte rispose Grace. Avevi
perso il telefono o cosa?
Angela immaginava la faccia di sua sorella: rabbia e incredulit.
Paura. Era la faccia di una donna cui voleva indubitabilmente
bene, nei cui polmoni ancora piccoli aveva
soffiato la vita tanto tempo prima, fatto che la mente sapeva
ma che non procurava pi emozione.
L'avevo nella borsa disse Angela. Non l'ho sentito.
Scusa, Grace.
Be'... disse Grace. Prese fiato. Com' andata stamattina?
Com' andata cosa?
A scuola, Angie. Hai fatto lezione?
Non proprio.
Cosa significa?
Gli ho detto di leggere il libro. E loro hanno fatto finta.
L'insegnante dell'anno.
Silenzio. Angela guard il display. Ci sei ancora?
S, sono qui. Grace assunse un tono indifferente. Sei
stata a casa tutto il giorno?
No, ho fatto un giro a piedi. E ho preso l'autobus.
Hai preso l'autobus?
S.
Per andare dove?
Da nessuna parte. In biblioteca.
Il figlio di Grace chiam la madre da un'altra stanza e lei
non rispose. Angie disse. Ti raggiungo.
No, Grace, non  il caso. Davvero, sto bene. Stava riponendo
le cose nella borsa. Se la mise a tracolla. Sistem
al suo posto l'orsacchiotto e la scimmia. Lisci il copriletto.
Vieni a casa? Voglio dire: torni per cena?
Si sent bussare al portone, di sotto.
No, cenate pure senza di me rispose Angela. Mi scaldo
qualcosa quando torno.
Ma Angie...
Il portone si apr e un uomo disse: Ciao.
Devo andare, Grace. C' uno alla porta.
Chi? Chi ?
Nessuno.
Rumore di suole rigide sul parquet in fondo alle scale.
Angela?
Cio,  Robert, il vicino di fronte. Deve aver visto la
luce accesa. Usc dalla camera di sua figlia e chiuse la porta.
Angela...
Ti devo salutare, Grace. Ci sentiamo pi tardi.
L'uomo aveva visto la luce accesa e siccome non c'era nessuna
macchina posteggiata davanti alla casa era andato a
controllare che fosse lei. Uno di loro. Vicino gentile. La
guard scendere le scale. Tutto bene?
S, s. Sono venuta a dare un'occhiata.
 tutto a posto?
Sembrerebbe.
Bene. Bene. Rimase l, facendo di s con la testa e guardandosi
intorno alla luce che veniva dalla cucina. Camicia
fuori dei pantaloni, maniche rimboccate. Blue jeans e mocassini
neri. Le sorrise, incerto. Hai una bella faccia le
disse. Sei andata a scuola?
S. Grazie.
Annu, guard l'ora. Hai cenato?
Lei chiuse il portone a chiave e attravers la strada buia
con lui, il rumore di passi inghiottito da quello di due ragazzini
che giocavano a basket nella luce che veniva da un
garage. Fresco di aprile ma anche certezza di estate incombente.
L'estate, i mesi pi duri. L'uomo la fece entrare per
prima e chiuse la porta e la invit a togliersi la giacca ma
lei la tenne indosso nonostante nella stanza facesse caldo.
Aleggiava il profumo aromatico dell'arrosto che lui aveva
impiegato quasi tutto il giorno a preparare. Lavorava con il
computer, da casa.
Abbass la musica, un'opera lirica, entr in cucina e prese
la bottiglia. Italiano disse. Fantastico. Gliene vers
un bicchiere e lei si avvicin a quell'acceso color prugna e
si sedette su uno degli sgabelli a guardarlo mentre sollevava
i coperchi, smuoveva il vapore, dava un nome agli aromi.
Si intendeva di cucina. E anche di vino, ma non era mai
noioso. Aveva i capelli grigi ma folti, con un ciuffo ribelle
sulla fronte che non tagliava, come un ricordo di giovent
cui non voleva rinunciare, che gli era ancora utile.
Mescol e sal e assaggi, parlando. Sarebbe potuta essere
una sera d'estate con i bambini che rincorrevano le lucciole
sul prato dietro la casa e il cane, un piccolo terrier, che
abbaiava sgomento.
Adesso i due figli erano al college e il terrier, come Pep,
era sottoterra, ai piedi di un albero.
Non ti piace?
Hmm?
Indic il bicchiere.
No, no.  buonissimo. E prese in mano il bicchiere.
Era un uomo educato e non le faceva domande sulla famiglia
e non parlava dei propri figli. Parlava della casa e dei
lavori che gli sarebbe piaciuto fare quell'estate e degli olmi
cinesi che aveva intenzione di piantare.
Conosci un'immobiliare onesta? gli chiese Angela.
Lui si ferm a guardarla. Un'immobiliare?
S.
Rimase fermo. Il sugo sobbolliva, denso. Si volt a mescolarlo,
ma distrattamente.
Collaboro con un paio di agenzie disse. Parlano bene
di Leslie Brown. Ti posso dare il numero.
Grazie.
L'uomo controll l'arrosto e abbass il fuoco sotto le
pentole e portarono i bicchieri in salotto. Angela aveva sempre
apprezzato il gusto di Caroline e si lasci sprofondare
nel divano del colore e della delicatezza di un campo di frumento
in un dipinto. Per un lungo periodo di tempo non
era riuscita ad apprezzare nulla, non notava nulla. Il piacere
era in fondo al mare. Si sfil le scarpe e appoggi la testa.
Robert and a sedersi vicino a lei, gambe accavallate. Sulla
mensola del caminetto c'erano le stesse foto nelle stesse cornici
d'argento: Peter e James a vari livelli della crescita e
ormai cresciuti. Lui e Caroline giovani. Il cane, ancora vivo.
Tutti felici e contenti.
Il tenore inton un'aria, le note pure e intense.
Robert bevve un sorso di vino e guard il bicchiere controluce.
Oggi l'ho visto disse.
Chi? Angela gir la testa senza sollevarla dallo schienale
del divano. Era stanca. Le ci volle un minuto.
Ah disse, e drizz lievemente la schiena. Dove?
In palestra. Evidentemente si  iscritto alla stessa palestra
in cui vado io.
Ah. Non sapeva cosa dire.
Io uscivo dal bagno turco e lui entrava. Se arrivava cinque
minuti prima ci trovavamo seduti vicini come due antichi
romani.
Mi dispiace, Robert. Gli tocc l'avambraccio.
Be',  la vita, no? Ti imbatti nell'uomo per il quale tua
moglie ti ha lasciato. Chiss, magari un giorno andremo
a berci una birra assieme, io e lui. A guardare la partita.
Scoprir che  simpatico. La vita continua. Non funziona
cos?
No disse lei. Non funziona cos.
Lui la guard e cambi faccia. Pos tutti e due i piedi per
terra e si volt verso di lei. Scusa, Angela. Sono un idiota.
Non...
Lei scosse la testa. No, scusa tu. Volevo solo dire che...
Volevo solo dire che mi dispiace che lo hai incontrato,
oggi.
Non fa niente. Cristo. E una stupidaggine.
No, non  una stupidaggine disse lei.
Robert guard la mensola del caminetto, poi abbass gli
occhi. Sembrava studiare il divano, il cuscino quadrato, imbottito,
che pareva lievitato fra loro.
Fuori, inquadrati nella finestra, gli alberi arretrarono travolti
da un'onda di luce, parvero fare una piroetta e ricaddero
nel buio. Un uomo disse, con dolcezza: Forza, non
abbiamo tutta la notte. Rumore di targhette metalliche che
urtavano l'una contro l'altra.
Angela allung la mano verso il ciuffo che gli penzolava
sulla fronte. Lo ravvi inutilmente. Lui tir su la testa, e nei
suoi occhi si leggeva tutta la sua storia. Tutta la storia del mondo.
Possiamo stare zitti per un po'? disse lei. Stiamo qui ad ascoltare la musica.
...
.
...
CAPITOLO 67.
...
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...
Presero lo Chevy blu, Grant al volante, e fumarono senza
parlare, guardando il buio e il traffico e i segnali e le
impronte delle auto nella neve e la luna che stava calando.
Caitlin stava bene, aveva detto lo sceriffo, non era in
pericolo. Ogni chilometro li portava pi lontano dalle
montagne dove era scomparsa e dove tutti gli uomini e
tutte le ricerche e tutto il tempo del mondo non sarebbero
mai riusciti a trovarla. Stava bene, riposava, non c'era
bisogno di correre. Le luci e la terra scorrevano veloci in
quell'ora antelucana. Si chiedevano se l'aveva visto anche
lei, tutto questo, quel giorno lontano a bordo di quell'auto
sconosciuta, alla luce del sole. Avrebbero voluto parlare per
accertarsi che fosse vero, ma non si fidavano del suono delle
loro voci, temevano che si spezzasse l'incantesimo, la strada
e la montagna e la luna e il pick-up, e di ritrovarsi a letto alla
luce dell'alba, ancora pi addolorati perch si erano illusi. E
poi, cosa potevano dirsi che non sapessero gi senza bisogno
di dirselo? Stava bene, riposava. Non c'era altro da sapere
e non c'era altro da fare, soltanto andare da lei e, quando
l'avessero vista, finalmente convinti che quella notte era
vera, soltanto allora avrebbero fatto la telefonata. Ma anche
questo sapevano, tutti e due, senza bisogno di dirselo.
Lo sceriffo non voleva che si mettessero in viaggio in
macchina a quell'ora su quelle strade tortuose. Voleva
mandare un sottoposto a prenderli, ma il sottoposto avrebbe
impiegato troppo tempo prima di arrivare al ranch e questo
aveva messo fine alla discussione.
Grant segu le indicazioni dello sceriffo e non prese
Loveland Pass, ma prosegu per una quindicina di chilometri
e imbocc l'autostrada da ovest e alla fine videro le luci
del villaggio e l'insegna azzurra dell'ospedale e trovarono
l'ingresso riservato alle ambulanze e Grant parcheggi nel
primo posto che trov senza leggere altri cartelli e spensero
la sigaretta nel portacenere e scesero.
Lo sceriffo li stava aspettando fuori, appoggiato al muro
vicino alle porte di vetro e nel vederlo Grant torn indietro
nel tempo: altro ospedale, altro figlio, stesso sceriffo.
Attraversarono il parcheggio e quando si avvicinarono lo
sceriffo si stacc dal muro e si tolse il cappello in maniera da
non avere la faccia in ombra e alla vista di quel gesto padre
e figlio restarono agghiacciati.
Sta bene disse Kinney, alzando una mano. Sta bene.
Dov'? chiese Grant.
Non potete ancora vederla.
Figuriamoci. Fece un passo avanti e lo sceriffo lo prese
per un braccio.
 in sala operatoria, Grant.
Avevi detto che stava bene.
Sta bene. Non corre pericoli. Solo che... be'... Si batt
il cappello contro la gamba.
Parla, Joe.
Lo sceriffo spieg la situazione, l, in quella luce gialla e
ronzante, con cura, con calma, e quando ebbe finito Grant
e il ragazzo rimasero immobili. Kinney cerc di immaginare
cosa volesse dire essere l'uomo che aveva di fronte, il padre,
e sentirsi dire quelle cose. Sua figlia, addormentata, in
ospedale. Impossibile.
Dopo un po' Grant annu. Guard il figlio, e anche il
figlio annu.
Entriamo, Joe.
Va bene. Un'ultima cosa.
Aspettarono.
Non voleva che la portassi in braccio, Grant. Dopo tutto
quello che era successo, voleva fare la strada da sola. Guard
prima l'uno e poi l'altro, padre e figlio. E loro guardarono
lui, come in attesa che andasse avanti. Nient'altro disse.
L'ha fatta?
Cosa?
La strada da sola.
Lo sceriffo lo guard. Ma no, figurati rispose. L'ho
portata gi io.
Grant gli pos una mano sul braccio. Mi dispiace per
Billy, Joe. Non so cosa dire.
Kinney alz il cappello e se lo rimise in testa. Neanch'io.
A quel punto il ragazzo, che non aveva ancora detto niente,
disse: E quell'altro? Kinney lo guard. Non sembrava
per niente il ragazzino che aveva conosciuto in un letto d'ospedale
qualche tempo prima, non tanto, con il ginocchio
livido e gonfio come una palla da cannone.
Non ne so niente rispose. Ci sono venti e passa poliziotti
lass, in questo momento, con i cani. A meno che lo
stronzo sappia volare, lo prenderanno.
Grant non lo ud nemmeno. Si era gi voltato verso le
porte a vetri.
Avevano aspettato tanto e adesso aspettarono ancora, in
piedi e seduti e poi di nuovo in piedi, l'infermiera del turno
di notte tollerante del loro passeggiare avanti e indietro e
delle loro domande insistenti, delle loro richieste di informazioni
e aggiornamenti, lo sceriffo che portava loro caff e
usciva fuori a fumare e a parlare con gli altri agenti, la TV in
un angolo con il volume azzerato e l'orologio che ticchettava
forte alla parete. Ticchett quasi un'ora prima che una
donna con un camice azzurro comparisse nella stanza e si
avvicinasse. Era minuta, nera, senza trucco, aperta e gentile.
Si present: era la dottoressa Robinson. Grant le strinse la
mano e le chiese: Come sta mia figlia?
La dottoressa sorrise a lui e al ragazzo. Si riprender,
signor Courtland. E una ragazza forte. Ma ha sofferto parecchio.
Si fece seria e Grant le disse che avevano parlato
con lo sceriffo e sapevano del piede, e la dottoressa annu e
spieg che la ferita era netta e pulita, tibia e perone intatti, e
Caitlin si era salvata perch si era cauterizzata i vasi sanguigni.
Un chirurgo non sarebbe riuscito a fare meglio, spieg
la dottoressa, e li guard come se questa fosse l'informazione
pi straordinaria, superiore a tutte le altre.
Si pu riattaccare? domand Grant, dando voce a un'idea
che gli era venuta soltanto in quel momento.
Il piede? La dottoressa si volt verso lo sceriffo, che
stava in disparte. Lo sceriffo scosse la testa.
Anche se lo avessimo rispose la dottoressa,  passato
troppo tempo e i tessuti molli si sono deteriorati. E poi... il
dottor Wieland vi spiegher meglio.
Il dottor Wieland disse Grant.
Il dottor Wieland di Denver, spieg la dottoressa, era
uno dei maggiori esperti di chirurgia del piede di tutti gli
Stati Uniti. Operava i militari e avrebbe portato a compimento
l'opera di Caitlin in maniera che il moncone fosse
perfetto.
Grant la guard. Un moncone perfetto.
La dottoressa controll l'orologio sul muro e disse che
entro un'ora l'avrebbero portata a Denver in ambulanza.
In ambulanza? disse Grant. Perch non in elicottero?
Non  in pericolo di vita, signor Courtland. E il dottor
Wieland non potr vederla fino a domattina.
Grant annu. Lui e il figlio rimasero ad aspettare.
La dottoressa li guard. Guard lo sceriffo e poi si lanci
un'occhiata intorno.
La mamma di Caitlin non c', signor Courtland?
No,  nel Wisconsin. Prima volevo vederla. Caitlin. Prima
di telefonarle volevo essere sicuro.
Capisco disse la dottoressa. Va bene. Le devo parlare
un momento. Poi la accompagno da sua figlia. Lanci
un'occhiata affettuosa al ragazzo e disse a Grant: A tu per
tu.
Pu parlare davanti a mio figlio.
Come preferisce.
Non dovette guardare lo sceriffo: era gi uscito. Giunse
le mani e fiss Grant negli occhi e gli disse che in questi casi
la visita era obbligatoria e alla visita era risultato che Caitlin
aveva avuto una gravidanza.
Grant la fiss.
Il ragazzo chin il capo.
Dov'? chiese Grant.
Chi?
Il bambino.
La gravidanza si  interrotta, signor Courtland. Sua figlia
ha abortito.
Ha abortito.
S.
Quanto tempo fa  successo?
Non  sicura. La primavera scorsa, forse.
Il ragazzo alz la testa.
Gliel'ha detto lei? chiese Grant.
S.
Quando?
Prima dell'anestesia. Resse lo sguardo di Grant. Non
voleva che lei lo sapesse, signor Courtland. Non per vergogna,
come sarebbe normale. Preferiva che lei restasse all'oscuro,
che non dovesse angustiarsi anche per questo. Accenn
un sorriso. Prima che le facessimo l'anestesia, per,
ha accettato che avvertissi sua madre.
La dottoressa guard padre e figlio. Come avrei detto
alla signora Courtland, ritengo sia meglio che voi siate al
corrente di tutto. Ma non  necessario che Caitlin sappia
che lo sapete. Perlomeno non subito. Siete d'accordo?
Grant annu. Il ragazzo anche.
 tutto? chiese Grant.
La dottoressa disse che il test rapido dell'MV era negativo
e che avrebbero avuto il risultato definitivo nell'arco di un
paio di giorni. Caitlin si sarebbe dovuta sottoporre a un test
ulteriore nel giro di qualche mese.
 debole e denutrita spieg. Ma il cuore  robusto e
la testa pure. Non era contenta che la addormentassimo: vi
voleva aspettare sveglia. Sorrise, guard l'ora, poi si volt
verso di loro con la fronte aggrottata e disse: A proposito,
vi volevo chiedere: chi  Dudley?
Alla fine non c'era niente eccetto una grande porta di betulla
e una maniglia di nickel e la dottoressa vi pos la mano
nera, fece scattare la serratura e la apr senza far rumore e la
tenne spalancata per farli passare e Grant entr per primo e
il ragazzo lo segu e si fermarono nella prima ondata di luce
e tutto quello che videro e sentirono e annusarono fra le
luci e le macchine e i tubi e la creatura smagrita appoggiata
sui cuscini era completamente estraneo, totalmente diverso
dalla ragazza che si aspettavano di vedere. Ma quando si
avvicinarono e videro i capelli scuri sparsi sul guanciale e
videro la sua faccia addormentata, cos smunta, invecchiata
quanto erano invecchiati loro se non di pi, perch era
invecchiata tutta insieme, quando videro quella faccia, gli
anni e i macchinari e la stanza svanirono e l'avrebbero riconosciuta
anche se fossero passati vent'anni, cent'anni, e
l'amore che avevano trattenuto tanto a lungo dilag dentro
di loro e siccome non potevano abbracciarla con tutto il
loro amore si voltarono e si abbracciarono fra loro, senza
dire una parola.
L'abbraccio, per quanto breve, cost loro l'attimo in cui
la ragazza, emergendo con fatica nella luce dolorosa, apr
gli occhi e li vide. Non ci credette. Sent il sangue spesso e
pesante nelle vene, il cervello intorpidito e la terribile oppressione
del sonno che gravava su di lei come un macigno,
come una zavorra, e sapeva che erano le medicine e non
credeva a quello che vedeva, ma le lacrime sgorgarono lo
stesso, calde e rapide. Pronunci la parola che aspettava da
tanto tempo di poter dire.
Pap, disse.
...
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...
CAPITOLO 68.
...
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...
Non riusciva a parlare e rimase l in piedi, chino su di lei,
attento a non urtare fili e tubicini e il corpo della figlia di
una magrezza incredibile sotto le lenzuola. Le premette
la guancia contro il collo bagnato e lei trem nel sentirlo
singhiozzare. Non c'era suono nella stanza a parte il trillo
regolare dei macchinari e il tocco ripetuto della mano della
ragazza sulla schiena del padre e la sua voce stridula che
mormorava, Stai tranquillo, pap. Va tutto bene. Va tutto
bene, pap.
Riapr gli occhi, le pupille dilatate e nere anche alla luce,
e Sean, che era arretrato rispetto al letto, cerc di reggere il
suo sguardo ma non ci riusc e abbass gli occhi.
Dudley gli disse sottovoce, e lui alz la testa e vide che
gli sorrideva da dietro la spalla del padre. Bisbigli ancora
qualcosa che lui per non sent. Fece un passo avanti e
Caitlin deglut e disse con un sussurro ancora impastato di
anestetico: Lo sapevo che eri vivo.
La ragazza si riaddorment e i due uomini rimasero a
vegliarla. Grant allung una mano per scostarle una ciocca
di capelli dal viso e le accarezz la guancia, il mento, con le
nocche. Poi si volt verso il figlio: Adesso chiamo vostra
madre. Stai bene?
Dopo che Grant se ne fu andato, Sean si avvicin al letto
e le prese la mano inerte. Le guard i piedi, il sinistro che si
ergeva sotto il lenzuolo come una tenda e il destro, mozzato,
nelle enormi bende, come un neonato in fasce. Quando
riport lo sguardo sul suo viso, la ragazza aveva gli occhi
aperti. Lucidi e un po' assenti, fissi su di lui.
Come sei alto gli disse.
E guard la porta chiusa alle sue spalle, e prima che lei
glielo chiedesse Sean le disse che no, non c'era, era ancora
nel Wisconsin. Abbiamo aspettato di vederti, prima di
chiamarla.
Come sta?
Bene.
Lo scrut. Sono cresciuta quanto te?
Sei sempre uguale.
Stronzate.
Vide il gesso e fece una faccia perplessa. Cosa hai
combinato alla mano?
Ho fatto a botte.
Con chi?
Con l'uomo sbagliato.
Caitlin lo fiss, poi spost di nuovo lo sguardo verso la
porta e lui si volt a guardare, ma non c'era nessuno.
Pap e mamma sono ancora...? gli domand.
Sean annu.
Le macchine emettevano bip e ronzii. Sean ne osserv
gli schermi misteriosi. Quando torn a guardare lei, le lesse
negli occhi dolore. Gli disse: Scusa, Sean.
Lui scosse la testa.
Non avrei dovuto lasciarti solo disse. Mi dispiace.
Non ti preoccupare.
Ero pi grande e avrei dovuto...
No la interruppe lui.
Ti ho lasciato l da solo.
Le tremarono le palpebre e la mano smise di stringergli le
dita. Tu invece sei rimasto disse. Sei rimasto fino adesso.
Di colpo il mondo si mise in movimento, pareti e soffitto
e luci si confusero in un ammasso sfuocato, un'allucinazione.
Poi vide il padre accanto al letto e vederlo camminare e
sentire la sua mano sulla sua le fece capire che non era il
mondo a muoversi, ma lei.
La dottoressa camminava davanti a suo padre e il fratello
sull'altro lato del letto e un uomo che non conosceva la stava
spingendo. Da un gancio cromato penzolava una sacca di
liquido trasparente.
Strinse la mano del padre e lui si volt a guardarla,
ricomponendo l'espressione sgomenta.
Ciao, dormigliona.
Dove stiamo andando, pap?
A Denver, da un altro dottore.
La mamma ci raggiunge l?
Fra un po', s. Le sorrise e lei disse, improvvisamente
disperata: Ti volevo chiamare, ma mi hanno preso il telefono
e non me lo hanno voluto ridare!
Non ti preoccupare, tesoro. Siamo qui, ora.
Io ti volevo chiamare, ma mi hanno preso il telefono.
Perch non mi hanno lasciato chiamare, pap?
La dottoressa sorrise, con il suo volto grazioso, e disse:
Era il telefono dello sceriffo, Caitlin. Ti ricordi?
Oltrepassarono le porte di vetro e si ritrovarono sotto
le luci sfolgoranti della tettoia di pietra. Oltre la tettoia, le
montagne e le piste da sci e il cielo erano dell'azzurro grigio
dell'alba. Caitlin sent il freddo e vide il cielo e si mise a
piangere.
Billy disse.
Sst disse Grant.
Pap.
S, Caitydid.
La ragazza chiuse gli occhi e Grant le fece una carezza.
Mi dispiace tanto.
Sst.
Mi ha trovato lui, pap.
Lo so, tesoro.
Ha pugnalato lo Scimmione.
Grant e Sean si scambiarono un'occhiata.
Ha pugnalato lo Scimmione ripet lei piangendo. E io
gli ho tagliato un piede.
I paramedici assunsero il controllo della lettiga, piegandone
le gambe per caricarla sull'ambulanza in un unico gesto. Grant
strinse un'ultima volta la mano alla dottoressa, la ringrazi e
lei gli ripet che Caitlin si sarebbe ripresa benissimo, che non
aveva mai conosciuto una ragazza cos forte e coraggiosa.
Fece un passo indietro e lo sceriffo si avvicin.
Ho appena parlato via radio con il mio vice disse. Lo
hanno trovato.
Vivo o morto?
Morto. Lo hanno fiutato i cani. Era sotto un albero
con un coltello piantato nel collo. Un coltello Bowie di sua
propriet, sembra.
Billy disse Grant.
Pare proprio di s. Kinney si sistem la cintura. I cani
hanno trovato anche un pozzo, su in cima.
Un pozzo.
S, un buco nella roccia, profondo. Sembra che ci volesse
buttare dentro Billy e che lui lo abbia pugnalato prima che
ci riuscisse. E andato a morire sotto quell'albero e Billy 
tornato alla baracca. Questa  la loro ricostruzione.
Dunque  morto disse Grant.
S,  morto. E all'inferno.
Uno dei paramedici aveva la mano sul portellone
dell'ambulanza. Lo sceriffo non si mosse.
Cos'altro c'? chiese Grant.
Dentro quel pozzo c'erano altri cadaveri. Minimo due.
Sapremo esattamente quanti domattina.
Grant annu.
Ti accompagno a vedere, se vuoi disse Kinney. Quando
Caitlin sar a Denver. Se vuoi vedere la baracca. L'uomo.
Penso tu ne abbia diritto.
Grant guard dentro l'ambulanza e scosse la testa. Ho
gi visto tutto quello che c'era da vedere, Joe.
Sal a bordo e si sedette vicino alla figlia e le prese la mano
e il paramedico chiuse il portellone e l'ambulanza part con
i lampeggianti accesi ma senza sirena, e quando passarono
attraverso il posteggio Sean mise in moto lo Chevy e li segu,
rimanendo dietro l'ambulanza fino a destinazione.
...
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...
CAPITOLO 69.
...
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...
Lei quella notte sogn una casa nel bosco. Non il bosco fitto
che sulle montagne si estendeva all'infinito come il mare,
ma uno pi piccolo, dove fra gli alberi si vedeva il sole che
scintillava sul lago, vibrante tuorlo di un giallo intenso. Le
finestre della casa, che non era una casa nota, brillavano della
stessa luce intensa, come se la costruzione fosse stata progettata,
orientata, per luccicare cos ogni giorno alla stessa
ora, al pari delle cattedrali d'Europa. Sui gradini davanti al
portone era seduta una donna in attesa, una donna della
sua stessa et che quando lei si avvicinava si alzava in piedi e
sorrideva e si scostava i capelli dalla fronte con un gesto caratteristico
e il cuore di Angela si gonfiava d'amore quando
la sua giovane madre la abbracciava e la teneva stretta e la
baciava e diceva: Angela, amore mio.
Cosa fai qua, mamma? Dov' pap?
Pap non c', tesoro. C' Faith, per.
Faith? E dove?
Dentro, dentro. Sono tutti dentro. Il cuore di Angela
perdeva vigore. Tutti?
La porta si apriva e c'era una stanza grande come una
sala da ballo e ovunque lei guardasse c'erano ragazze, giovani
donne, in abiti sfarzosi, bellissimi. Ragazze moderne
e snelle e abbigliate come per un matrimonio o una festa
di laurea, occhi e sorrisi che riflettevano la luce, visi aperti
e luminosi. Cos tanti visi! Lei guardava e guardava e a un
certo punto fra quei visi riconosceva il proprio, il proprio
sorriso, e Faith correva ad abbracciarla e si baciavano le lacrime
sulle guance l'una con l'altra... E se sognare il ricongiungimento
le dava gioia, contemporaneamente Angela si
sentiva a disagio, lo stomaco stretto. Quelle ragazze erano
troppe, e prendendo Faith per mano si allontanava verso il
fondo della stanza, e tante ragazze le conosceva per nome e
tante no, e aveva il batticuore e le gambe non la reggevano.
Erano quasi in fondo alla grande sala, ormai in prossimit
delle finestre piene della luce calante del tramonto, quando
infine sussurrava: Faith, anche lei ...? Anche lei...?
E Faith sorrideva e diceva: Non mollare, Angie. Continua
a cercare.
Capelli di ogni colore, folti e lucidi, capelli di fanciulla, e
fra essi vedeva una coda di cavallo color noce, setosa, e tratteneva
il fiato, ma non era lei. Poi un'altra ragazza e un'altra
ancora, tutte cos giovani, cos piene di amore, e nessuna di
loro era Caitlin, e si svegli singhiozzando, nuotando nel
profumo di quei capelli, fra visi lisci e baci, impregnata da
essi, i palmi ricolmi di essi. Profumi, profumi! chiedeva,
ma le braccia che la toccavano non erano quelle di sua sorella,
o di sua figlia. Calmati disse una voce di uomo. 
tutto a posto, Angie.  solo un sogno. Lui non capiva, non
si rendeva conto di quanto lei le avesse amate, tutte quante,
e le sue braccia erano muscolose e forti nel buio vorticoso e profumato.
Mezz'ora dopo, forse quaranta minuti, quando stava per
riaddormentarsi, il telefono cominci a tremare sul comodino.
Angela si liber dall'abbraccio di lui per prenderlo
e avvicinare agli occhi la luce azzurrina pensando: Grace!
Oddio, ho dimenticato di chiamare Grace. Ma non era Grace.
...
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CAPITOLO 70.
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...
Quando arrivarono, il dottor Wieland era in sala operatoria
e Caitlin venne circondata da uno sciame di infermieri e
inservienti vestiti di viola che si muovevano e parlavano e
la toccavano come un sol uomo, il cui compito era rassicurare
e calmare e rincuorare le persone che giungevano al
loro cospetto. Grant e Sean vennero deviati in una piccola
sala d'attesa dove tre grosse poltrone di pelle erano disposte
intorno a un tavolino in noce di pregevole fattura. Sul tavolo
una brocca d'acqua coperta di condensa e una caffettiera calda.
Piante ben curate in variopinti vasi messicani. Erano soli
e sapevano, senza che nessuno glielo avesse detto, che non
sarebbe entrato nessun altro, se non un infermiere o un inserviente
con il camice viola, oppure il chirurgo in persona.
Erano l da un quarto d'ora, secondo l'orologio appeso al
muro, quando bussarono alla porta e un ragazzo entr per
informarli che il dottore stava operando un altro paziente e
domandare se avessero bisogno di qualcosa. Avrebbero voluto
entrambi chiedere un portacenere, ma si trattennero.
Un quarto d'ora dopo, lo stesso ragazzo torn per dire che il
dottore aveva concluso l'intervento precedente e adesso era
con Caitlin e sarebbe andato a parlare con loro entro breve.
Grant guard l'orologio appeso alla parete e quello che
aveva al polso e si alz e and alla finestra e guard la citt
alla luce del mattino. Gli venne in mente un'altra mattina,
davanti a un'altra finestra, la moglie nuda alle sue spalle.
Nuda per l'ultima volta. Sua per l'ultima volta.
Atterra fra mezz'ora disse. E ci vuole mezz'ora da qui
all'aeroporto.
Sean vers un altro caff. Che cosa ha detto?
In che senso?
Quando le hai telefonato.
Grant ci pens, ma non se lo ricordava. Aveva fatto quella
telefonata come in sogno, senza riuscire a credere a quello
che stava facendo, a quello che stava dicendo. Cosa puoi
dire a una madre che si  convinta che la figlia sia morta?
Come si d una simile notizia? E viva? L'abbiamo ritrovata?
 di nuovo con noi? O quello era ci che lo sceriffo
aveva detto a lui?
Incroci lo sguardo del figlio e scosse la testa. Non me
lo ricordo.
Stettero zitti per un po'. L'orologio appeso al muro ticchettava.
Poi, con una fitta di dolore al ginocchio, Sean si
alz dalla poltrona e apr la porta.
Sean.
Il ragazzo si volt.
Le dir... il resto disse Grant. Glielo dir io.
Dieci minuti dopo, annunciata da un colpetto di nocche,
la porta si apr e un uomo alto con la divisa viola e un
camice bianco entr e si present come il dottor Wieland.
Grant controll se il camice fosse sporco di sangue e non
vide neanche una macchia. Il chirurgo aveva i capelli grigi e
la schiena ingobbita come chi  alto e anziano, bench non
fosse anziano, e gli strinse la mano con vitalit e vigore e
non la moll, ma la tenne saldamente e la volt per guardare
ci che le sue dita avevano sentito.
Non male, non male disse, leggendo con il pollice le
vecchie cicatrici. Fa il falegname, signor Courtland? Il suo
accento greve e laconico stonava con il camice e lo sguardo
attento e il forte odore di disinfettante. Nell'altra mano
reggeva qualcosa, che a prima vista a Grant parve un piede
umano che il chirurgo si fosse dimenticato di posare prima
di uscire dalla sala operatoria.
Non granch bene rispose Grant.
Ce ne sono di peggiori. Ho visto suoi colleghi che non
si sono fermati a due dita, ma sono arrivati qui con quattro
in un sacchetto. Sega da banco?
Circolare.
Ah fece il dottore. Gli lasci la mano. E il reimpianto
 risultato impossibile?
Il reimpianto?
Come mai non gliele hanno riattaccate?
Non le ho portate. Avevo bevuto.
Ah fece il dottore. Si accomodi disse. Si sedettero
sulle poltrone con il tavolino di noce in mezzo. Il dottore
non faceva caso all'oggetto che teneva in mano.
Una volta ho visto un ragazzo che si era tagliato la
mano con una sega rotativa. Di quelle potenti... Come si
chiamano?
Worm Drive.
Esatto. Gli era rimbalzata in mano, come spesso fa quel
tipo di sega, mi hanno detto, e gli aveva mozzato l'altra
all'altezza del polso. Il panico, o non so quale altro istinto,
lo aveva spinto a infilare il polso nel camino acceso, invece
di stringersi un laccio sul braccio. Un po' come ha fatto
Caitlin. Scosse la testa. La mente umana  incredibile
osserv. Questo ragazzo  venuto in ospedale da solo,
portandosi appresso la mano, e io gli ho dovuto dire che
la mano gliela potevo riattaccare, ma a causa delle ustioni
avrei dovuto accorciare lievemente l'avambraccio. Be', sa
cosa mi ha risposto? Che non voleva avere un braccio pi
corto dell'altro, che preferiva restare senza mano.
Il dottore sorrise con dolcezza.
Come sta mia figlia, dottor Wieland?
Il chirurgo fece una faccia seria, nonostante gli brillassero
gli occhi. E una ragazza straordinaria, signor Courtland.
Straordinaria. Siamo tutti innamorati di lei.
E il piede? chiese Grant.
Non lo abbiamo, a quanto mi risulta.
La gamba, intendo.
 un peccato non avere il piede. Mi sarebbe piaciuto
vedere l'incisione, anche se riattaccarlo non sarebbe stato
comunque possibile. Guard il piede che aveva in mano.
Lo guardarono tutti e due. Era un modello anatomico in
plastica, ossa e tendini esposti nelle articolazioni.
Per via delle ustioni? chiese Grant.
Esatto.
Grant lo scrut. E se invece si fosse stretta un laccio
intorno alla gamba?
Il chirurgo lo guard e accenn un sorriso. A quanto
ho capito, signor Courtland, Caitlin pensava di scendere a
valle da sola. Sbaglio?
No, non sbaglia.
Si  tagliata il piede per quello, no? Pensava che fosse la
sua unica speranza.
S.
Be', ho operato un sacco di gente tosta, signor Courtland,
e se uno di loro mi avesse raccontato di essere sceso
gi da una montagna con un piede solo e l'altra gamba
stretta da un laccio, non ci avrei creduto. Avrei pensato che
lo dicesse perch era sotto morfina.
Grant non sapeva cosa dire.
No, sua figlia ha fatto quello che riteneva giusto per
poter scendere a valle. Con un laccio non ci sarebbe mai
riuscita.
Guard in tralice Grant e scosse la testa. Notevole davvero
disse.
Dovr accorciarle la gamba? domand Grant.
Il dottore osservava il piede di plastica. No, non credo.
Le devo chiedere una cosa, per, signor Courtland: sua figlia
ha mai pensato di iscriversi a medicina?
Non mi pare.
Le interessa l'anatomia? La chirurgia?
Che io sappia, no. Perch?
Notevole davvero disse nuovamente il dottore. Poi si
zitt.
Grant lo guard. Cosa  notevole, dottore?
Tutto quanto rispose Wieland. Ma la disarticolazione
in particolare.
La disarticolazione?
Il taglio, il taglio. E con un'accetta, per giunta. So che 
assurdo, ma mi verrebbe da pensare che prima di prendere
in mano quella scure Caitlin si sia consultata con il dottor
Syme in persona. Poi, facendo riferimento al piede di plastica,
gli illustr il procedimento di amputazione secondo
Syme, la disarticolazione della caviglia e la rimozione del
malleolo tibiale e del perone e l'asportazione del calcagno
mediante dissezione subperiostale e, mentre spiegava, la sua
parlata greve si trasform piano piano in una narrazione appassionata,
come se usare il linguaggio della chirurgia scatenasse
in lui un'eccitazione ingestibile. Come se avesse preso
Grant con i suoi due monconi per un appassionato dell'arte
dell'amputazione.
La disarticolazione di Caitlin  favolosa disse Wieland,
sorridendo, con gli occhi che brillavano. Poi, riprendendosi,
ammise che il trauma ai tessuti molli era esteso e avrebbe
comportato innesti complicati che avrebbero rallentato il
processo di guarigione.
Ma  una ragazza forte, perdio disse. E voglio dirle
ancora una cosa, signor Courtland: nell'arco di sei mesi,
quando comincer a usare una di quelle protesi al carbonio
Flex-Symes, rimpianger di non esserseli amputati tutti e
due.
Grant lo fiss sbalordito. Gliel'ha detto lei?
Cosa?
Che corre.
Il chirurgo lo guard perplesso.
Mi hanno detto che sua figlia  scesa da quella montagna
con i vestiti che aveva addosso e un'altra cosa soltanto
rispose. O sbaglio?
Grant non capiva.
Posso? chiese il chirurgo, e si protese sul tavolino di
noce per prendere il sacchetto di plastica bianco vicino ai
piedi di Grant, che aveva posato l quando era entrato.
Grant guard il sacchetto e si chiese chi gliel'avesse dato e
quando. Il chirurgo apr la coulisse, infil una mano dentro
ed estrasse dal sacchetto un paio di scarpe da corsa che un
tempo erano state rosa e bianche. Una, la sinistra, era stata
ripulita dall'uso recente nella neve e l'altra era rigida e ammuffita
e nell'attimo in cui le vide Grant le prese di mano al chirurgo e le strinse e pianse.
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CAPITOLO 71.
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Sean entr nel terminal in orario, ma l'aereo di sua madre
era in ritardo e pass il tempo gironzolando con il ginocchio
che gli faceva male e il braccio ingessato, in mezzo a un
tumulto di passeggeri, e dopo un po' ripar in un negozio.
Finse di guardare i giornali, compr un dentifricio piccolo
e uno spazzolino e and a lavarsi i denti in bagno. Si lav
la faccia e si pass le dita umide fra i capelli. Il volto che
vide nello specchio gli parve vecchio e sconosciuto. Viavai
di uomini. Dopo qualche minuto butt via spazzolino e
dentifricio e torn verso i corridoi del terminal ad aspettare sua madre.
Non la vide subito fra i passeggeri che emergevano
dall'uscita. Vide una donna che le assomigliava, cerc oltre,
poi riport indietro lo sguardo, ed era lei. Angela lo vide
subito e gli and incontro con gli occhi rossi e lucidi. Era
pi vecchia e pi minuta e aveva i capelli biondi pettinati in
modo diverso, con qualche filo bianco. Gli si par di fronte
e scosse la testa senza dire niente. Gli mise una mano sulla
guancia e gli pass il pollice sullo zigomo asciutto come per scacciare una lacrima.
Tuo padre c'?
No,  rimasto con Caitlin rispose il ragazzo e nel sentire
quelle parole Angela cambi faccia e gli gett le braccia al
collo e lo strinse, mentre i passeggeri gli passavano intorno.
Il ragazzo non ricordava l'ultima volta che si erano abbracciati,
ma gli sembrava che fosse ancora bambino, molto pi basso di lei.
Quando lo lasci andare, aveva le guance bagnate ma il
volto composto. Sean le prese la sacca e se la mise a tracolla.
Lei gli chiese se la strada era lunga e lui rispose che no, l'ospedale
non era lontano e si voltarono e si incamminarono.
Poco dopo erano sullo Chevy, in autostrada, diretti verso la
citt, di nuovo verso ovest, come tanto tempo prima, verso
le stesse montagne stagliate contro il cielo, incredibili.
All'ospedale, nel vedere la madre invecchiata e distrutta
dalla gioia, Caitlin la cap meglio di quanto l'avesse mai
capita e nei suoi occhi non vide quello che aveva passato lei
stessa, ma l'amore feroce e totale di una madre per la creatura
prodotta dal suo ventre, che  stata parte di lei e tutta
la sua vita e la cui perdita non  sopportabile.
Il funerale fu celebrato un gioved mattina umido e freddo.
Erano passati soltanto dieci giorni da quando avevano
seppellito il vecchio, ma ormai l'inverno era stato lavato via
dalle piogge e sulla sua tomba stava spuntando l'erba, di un delicato verde pallido.
Fu una cerimonia riservata: lo sceriffo Kinney aveva gi
avuto a che fare con fin troppi giornalisti e curiosi e desiderava
consegnare il fratello all'eterno riposo e chiudere
definitivamente con l'intera faccenda, pur sapendo che non
sarebbe mai stato possibile. I presenti erano stati informati
per telefono il giorno prima di ora e data. Fra questi c'erano
Denise Gatskill, con lo stesso abito nero di dieci giorni
prima, l'anziano veterinario, Dale Struthers, con la moglie
Evelyn, Maria Valente e sua figlia Carmen, i due vicesceriffi
e relative consorti, la moglie di Kinney e la loro figlia, Josephine,
che era tornata da Boulder e non riusciva a staccare
gli occhi da Caitlin, magra e taciturna sulla sedia a rotelle, la
faccia cerea fra i capelli scuri e il vestito scuro, gli occhi fissi
nel vuoto mentre il pastore pregava accanto alla fossa affidando
a Dio l'anima del defunto a nome di tutti i presenti.
La brezza disperdeva le sue parole, sparpagliandole sulle altre
tombe e nel bosco pi in l, dove i corvi osservavano il
cimitero appollaiati sui rami.
La cassa venne calata nella terra, pochi fiori posati sul suo
coperchio nero smaltato, e Denise Gatskill gett un piccolo
oggetto non visto, che tintinn leggermente sulla cassa e rotol
nell'ombra. Subito dopo fu portata via da una ragazza
e un ragazzo che, come lei, non avevano pi niente da dire.
Uno per uno, anche gli altri voltarono le spalle alla tomba
e strinsero la mano allo sceriffo o lo abbracciarono per
poi andare a salutare i Courtland e la ragazza in carrozzina,
gli uomini con un cenno del capo, una goffa pacca sulla
spalla, le donne con un bacio lacrimoso sulla guancia.
Strinsero la mano a Grant e Sean e Angela, e siccome non
c'erano parole capaci di esprimere quello che provavano,
rimasero zitti e proseguirono, alcuni verso altre tombe, altri verso le macchine.
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CAPITOLO 72.
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Kinney non aveva cuore di riaprire la casa e li invit al
Whistlestop Caf, dove Tom Hicks aveva preparato un piccolo
rinfresco e per questo motivo Maria Valente e la figlia
si congedarono prima degli altri. Maria tenne la mano di
Angela fra le sue e le disse che sperava di vederla al rinfresco
e poi volt le spalle a Grant Courtland e alla sua famiglia
e si allontan mano nella mano con la figlia. Arrivata alla
macchina, Carmen si ferm e si volt e Sean, che teneva
la cravatta con la mano per il vento, la raggiunse. Maria
sal in macchina e Sean e Carmen si scambiarono qualche
parola. Poi lei si alz in punta di piedi per dargli un bacio
sulla guancia e lui si volt e torn indietro, a capo chino
per non incrociare lo sguardo della sorella e il suo sorrisetto malizioso.
Kinney accompagn alla macchina il pastore per avere
la possibilit di mettergli in mano un fascio di banconote,
ma il pastore non le volle accettare, cos come non aveva
accettato denaro quando aveva seppellito la madre e il padre
dello sceriffo, entrambi suoi parrocchiani. Tornando, Kinney
si ferm dietro una panchina e si accese una sigaretta
e dopo un momento Grant lo raggiunse. Kinney scroll il
pacchetto facendone scivolare fuori una, e Grant la guard
come per accettarla ma non la prese.
Mi sono detto che devo smettere spieg.
Puoi smettere un altro giorno.
Grant prese la sigaretta e si chin verso le mani a coppa
dello sceriffo. Rimasero l a fumare e a guardare i loro familiari
vestiti a lutto, tutti in piedi tranne uno.
Come sta? domand lo sceriffo.
Sta guarendo in fretta, secondo il dottore.
Non mi stupisce.
Ti ringrazio di aver rimandato il funerale per aspettarci,
Joe. Te ne siamo grati.
Kinney fece un gesto come a minimizzare.
Grant lesse di nuovo la scritta sulla lapide di Emmet e
Alice e lesse la nuova lapide, che era gi stata messa al proprio
posto: WILLIAM MICHAEL KINNEY, FIGLIO E FRATELLO
AMATISSIMO.
Non so come altro dirlo mormor. Mi dispiace che
non ci sia stato tuo padre a vederlo.
Kinney annu. Anche a me.
Le ultime parole che gli ho rivolto non sono state molto
gentili disse Grant. A Billy. Vorrei potermele rimangiare.
Kinney soffi fuori il fumo. Neanche le mie sono state
gentili, Grant. Non era propriamente uno che tirasse fuori
il meglio dal prossimo.
Be' fece Grant. Non  questo che voglio ricordare di lui.
Fumarono. Guardarono i loro familiari, che a turno lanciavano
un'occhiata verso di loro per accertarsi che fossero
ancora l, ancora a fumare. Mentre le mogli chiacchieravano
e gli uomini fissavano dritto davanti a s, Caitlin prese
per mano la figlia dello sceriffo, senza guardarla, semplicemente.
Agli altri funerali non  andata, immagino disse Kinney.
Quelli delle due ragazze e dell'uomo, l'escursionista.
No, ma le famiglie sono venute a trovarla in ospedale.
Le famiglie delle due ragazze. Grant spost lo sguardo e
fece un tiro. Ti dir, Joe:  stato un po' come quando vinceva
una corsa e i genitori delle altre ragazze venivano ad
abbracciarla o a stringerle la mano.
Kinney fece cadere la cenere e guard il cielo grigio.
Li avete rintracciati, i parenti di quell'uomo? chiese
Grant dopo un momento.
Macch. I genitori sono morti. Sono risaliti a una nonna
in una casa di riposo di Sterling, che per non era neanche
pi in grado di dire come si chiamava e quindi l'hanno
lasciata tranquilla.
Grant guardava lontano. Poi disse: L'avrei ammazzato,
se avessi potuto, sai, Joe?
S, lo so.
Mi sono immaginato la scena un sacco di volte. Mi avvicinavo
con il fucile di tuo padre e glielo puntavo in mezzo
agli occhi. Non mi fregava niente di quello che sarebbe
successo dopo.
Lo sceriffo si guard gli stivali.
Stamattina, al motel, ho acceso la TV raccont Grant.
Parlavano di una bambina di nove anni che  stata rapita
non so pi dove. Qui vicino.
A Pueblo.
Giusto, a Pueblo.  riuscita a scappare perch al rapitore
si  guastato il furgone. L'ha portata in un 7-Eleven e lei
si  messa a gridare.
Una bambina coraggiosa.
S disse Grant. Pensa se per il furgone non si fosse
guastato.
Qualcuno direbbe che  stata la mano di Dio replic
Kinney.
Tu lo diresti, Joe?
Kinney spost lo sguardo. In certe occasioni, s.
Grant annu. Disse: Certe volte mi chiedo se non ho
sbagliato a non andarlo a vedere. Il cadavere di quell'uomo.
Per toccare con mano. Mi sveglio di notte con la paura che
non sia morto, che ci abbia fregato tutti quanti, che sia ancora
in circolazione.
Kinney lo guard finch Grant non si volse dalla sua
parte.  stato un altro a rapire quella bambina, Grant. Te
lo posso garantire.
Lo so, Joe. Lo so. Ma non mi tranquillizza.
Alle macchine, Kinney si chin in maniera che Caitlin
potesse di nuovo mettergli le braccia al collo e Grant la sollev
dalla carrozzina come una volta aveva sollevato il figlio
e Angela la aiut a sistemarsi sul sedile posteriore della macchina
nuova, con due cuscini dietro la schiena e altri sotto la
gamba, sul sedile. Qualche giorno prima, a Denver, Grant
aveva dato via lo Chevy blu e comprato una station wagon.
Avrebbe dato via volentieri anche lo Chevy verde, ma Sean
aveva detto che tutti in una macchina non ci stavano, che li
avrebbe seguiti con il vecchio pick-up.
Angela abbracci Kinney e lui le diede alcune lievi carezze
sulla schiena, mentre la moglie e la figlia stavano l, ad aspettare.
Poi Kinney strinse la mano a Grant e a Sean, che aveva
il gesso, e Sean avrebbe voluto dirgli qualcosa, ma lo sceriffo
alz una mano solenne e dichiar che avevano gi detto
tutto quello che c'era da dire a proposito di Billy. Non si
scambiarono addii, n promesse di rivedersi al caff. Le due
famiglie salirono in macchina e Kinney aspett che la station
wagon nuova con i suoi tre passeggeri e il vecchio Chevy con
Sean passassero sotto i rami dei pini gialli e imboccassero la
strada e poi ancora un momento, prima di mettersi in marcia,
sapendo che non li avrebbe rivisti mai pi.
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CAPITOLO 73.
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Tre giorni dopo e una settimana prima del previsto, il dottor
Wieland dichiar che Caitlin era in condizioni di viaggiare
e la dimise, affidandola alla sua famiglia e allo specialista
che la aspettava nel Wisconsin. Quel pomeriggio, lei
e Sean lasciarono i genitori nel motel, come in quella mattina
di luglio di tanto tempo prima, e presero la macchina
nuova per uscire dalla citt e salire verso le montagne. Sean
guidava, Caitlin era seduta dietro con i suoi cuscini. Salirono
fino al passo, come l'altra volta, fino al Great Divide,
dove le acque decidevano di andare da una parte o dall'altra,
sul versante est o sul versante ovest, e senza fermarsi
guardarono le famiglie che avevano posteggiato e i bambini
sul prato che disegnavano angeli nella neve vecchia,
sotto il tiepido sole di aprile, e poi scesero di nuovo verso
il villaggio; ed era tutto come lei ricordava. Passarono davanti
al motel in cui avevano soggiornato i suoi durante le
ricerche, mentre lo sceriffo e i suoi uomini perlustravano la
zona, insieme con i ranger e l'FBI, quando tutto il mondo la
cercava e lei era a meno di venti chilometri da loro in linea
d'aria eppure nessuno l'aveva trovata.
La strada si chiamava Ermine Road, Caitlin se lo ricordava.
La trovarono e seguirono il suo andamento tortuoso
su in mezzo ai pini e a ogni incrocio Sean si fermava e Caitlin
studiava la vecchia mappa ormai spezzata e sbiadita, e
lui seguiva le sue indicazioni e dopo un po' la sorella gli
disse di fermarsi e posteggiare.
A Sean non sembrava il posto giusto, ma spense il motore
e scese e prese le stampelle dal bagagliaio e stette l
mentre lei si ingegnava per scendere dalla macchina e appena
fu su un piede solo le porse le stampelle. Caitlin mosse
qualche passo sull'asfalto e si ferm e alz la faccia verso
il sole, respirando lentamente.
Piano piano ti abitui le disse.
Lo so. Mi ricordo.
Cosa ti ricordi?
Quando le ho usate, a sette anni.
Io non me lo ricordo.
Io s.
Cosa ti eri fatta?
Pap mi era passato sopra un piede con la macchina.
Pap.
Ero uscita di corsa da casa  lui stava facendo manovra.
 stata colpa mia.
Aveva bevuto?
Lei alz le spalle. Mi ricordo soltanto che stava andando
via e che non mi aveva salutato.
Rimasero l, nel sole. L'aria odorava di aghi di pino secchi
e di resina. Abbandonarono la strada asfaltata e si addentrarono
fra i pini, Caitlin facendo attenzione a dove
metteva i piedi, Sean dietro di lei, pronto a sorreggerla ma
cosciente del fatto che non ce ne sarebbe stato bisogno, che
Caitlin aveva gi integrato le stampelle nello schema corporeo,
come aveva integrato l'assenza del piede e avrebbe
integrato la protesi.
Entrarono nel santuario sulla montagna e si sedettero
sulla panca di pietra nella luce lentigginosa. La Vergine,
mutilata e bianca, era ancora l fra i tronchi bianchi dei
pioppi e le lapidi polverose. Avevano l'impressione di essere
tornati indietro nel tempo, al principio di tutto, di
sapere che cosa li aspettava. Ogni cosa nella piccola radura
aveva un che di finto, artificioso, come fosse una messinscena.
Anche la luce, e loro stessi. Caitlin aveva il fiatone e
mentre si riposava lui si chin a leggere la targa, aspettandosi
di trovarla nascosta dalla vegetazione come nel sogno,
invece no.
Caitlin lo vide che leggeva e si volt a fare lo stesso.
Il Molto Reverendo Tobias J. Fife,
Vescovo di Denver, Misericordiosamente Concede,
nel Nome del Signore, Quaranta Giorni di Indulgenza
a Chi Visiter questo Tempio Silvestre
e innanzi a esso Reciter una Preghiera.
1938.
Le piccole foglie dei pioppi frusciavano e i due fratelli
sentivano la brezza, fresca e di breve durata.
Fa' pure, se vuoi gli disse.
Cosa?
Mangiati lo Snickers. Sorrise e lui fece un sorriso tirato.
Prese dalla tasca le sigarette e se ne port una alle labbra
e la accese. Soffi il fumo dall'altra parte. Non parlavano.
Lui a un certo punto guard il moncone fasciato penzoloni
sopra l'altra caviglia, le gambe accavallate come se niente
fosse. Un minuto dopo disse: Il vecchio da cui stavamo, il
padre dello sceriffo.
Emmet.
Emmet. Una volta mi ha raccontato che il suo bisnonno
aveva spaccato un piede al figlio, il nonno di Emmet,
con un'accetta, dalla parte smussa, perch non andasse in
guerra a morire come i suoi fratelli. Era l'ultimo figlio che
gli rimaneva.
 riuscito a non partire?
Non lo so. Emmet in seguito ha scoperto che non era
vero, che se l'era inventato suo nonno. Non so cosa credere.
Certe volte penso che me lo sono sognato.
Caitlin guardava il volto della Vergine.
Quando eri piccolo ti sentivo, da camera mia disse.
Parlavi nel sonno. Venivo a sedermi vicino al tuo letto e tu
continuavi a parlare come se avessi capito che ero l. Come
se avessi gli occhi aperti. Ti facevo delle domande e tu mi
rispondevi. Dicevi delle cose da morir dal ridere.
Tipo?
Non mi ricordo. So solo che ridevo talmente tanto che
rischiavo di farmela addosso. Lo guard divertita.
Io non mi ricordo niente.
La mattina dopo ti eri gi scordato tutto. Per, mentre
dormivi, lo sapevi che ero l con te. Mi chiamavi per nome.
Rimasero in silenzio. Sean fumava. Guard le fasciature,
lei se ne accorse e sollev leggermente la gamba.
Non mi fa male disse. Appena appena. Pulsa un po'.
E mi prude.
Sono i punti disse lui, per esperienza.
No,  il piede. La pianta. E le dita. Sono convinta di
muoverle, guardo e non ci sono. Vedo che il piede non c'
pi e continuo a essere convinta di muovere le dita. Come
se fossero invisibili. O come se fossi io che non le vedo.
Sean ci pens su un momento. Poi chiese: Perch non
te lo sei portato gi?
Cosa?
Lo sai, cosa.
Caitlin si guard il moncone. Non lo so. Avrei anche
potuto. Pensavo di portarmelo. Poi per l'ho visto l per
terra e ho cambiato idea. Non faceva pi parte di me. Non
so come spiegartelo.
Sean aspir una boccata di fumo e lo butt fuori.
L'ho visto disse.
Chi.
Il tipo.
Caitlin si volt dall'altra parte.
Quando mi ha investito, l'ho visto disse. Ho visto i
suoi occhi. Ho cercato di dirtelo ma stavo cos... Cristo,
Caitlin, stavo talmente... Lei gli pos la mano sulle dita e
gliele strinse. E quando fece quel gesto Sean torn bambino
e Caitlin torn diciottenne, l in montagna, in quel punto,
con i genitori che li aspettavano gi al motel e tutto quello
che era successo non doveva per forza succedere, ma poteva
essere modificato con una semplice azione, con un cambiamento
anche minimo nel dispiegarsi della giornata, e non
ci sarebbe stato nessun uomo con gli occhiali da sole gialli,
nessun ginocchio rotto, niente mesi e anni di sofferenza,
nessuna ragazza stuprata nel parcheggio di un ristorante,
niente Emmet, niente Billy, nessuna ragazza a cavallo, nessuna
ragazza morta su una sporgenza di roccia, niente baracche,
catene o asce. Sarebbero scesi a valle insieme e Caitlin
sarebbe andata al college e avrebbe continuato a correre
e il mondo non se ne sarebbe neanche accorto, il mondo
non avrebbe fatto caso a due persone che scivolavano via da
quella storia e ne vivevano un'altra.
Lei gli teneva stretta la mano e nel santuario non c'erano
suoni a parte il loro respiro. Dopo un po' gli lasci la mano
e raccolse le stampelle e cominci a tirarsi su, per poi risedersi
di colpo.
Sono talmente debole che non riesco nemmeno a stare
in piedi disse.
Sta' seduta, allora disse lui. Riposati.
No, voglio tornare. Mi fai un favore, Dudley?
Il ragazzo si volt e lei lo guard negli occhi.
Le pass un braccio sotto le ginocchia e l'altro dietro la
schiena e la sollev dalla panchina. Era cos leggera, quella
ragazza, quella sorella rubata, quella figlia di re offerta in sacrificio
per placare chiss quali divinit infuriate per chiss
quale colpa, e la orient in maniera che desse le spalle alla
statua e alle lapidi e a met strada lei disse, tenendogli un
braccio intorno al collo: Secondo te me la daranno lo stesso
quella borsa di studio per meriti sportivi? E lui rispose:
Pu darsi. Poi aggiunse: Forse te ne daranno solo met.
E lei rise, e non pesava niente quando la port gi per il sentiero
fino alla macchina, stando attento a non farle battere
la testa e il piede invisibile.
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CAPITOLO 74.
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Prendevano il caff nel bar del motel e guardavano fuori
della finestra le auto che passavano e il loro riflesso sui vetri
del palazzo di fronte e ogni volta che la porta del bar si apriva
si voltavano a guardare, e ogni volta che non erano i loro
figli l'atmosfera si incupiva e il sangue abbandonava il loro
cuore. C'era tutto il tempo di ripercorrere quella mattina di
tanto tempo prima, quando erano nudi nella stanza del motel
e il mondo si era improvvisamente rovesciato con loro
dentro, tutto il tempo di ripassare quello che era successo da
allora, le loro vite che scorrevano come un film muto, una
sovrapposta all'altra come se quelle due storie fossero una
sola, dopotutto, e non potessero essere viste se non insieme,
finch alla fine, quando ormai pensavano di non riuscire a
sopportare un momento di attesa in pi, la porta del bar si
apr e apparve Sean. Biondo come sua madre. Teneva aperta
la porta alla sorella mora con le stampelle, e il sangue riflu
nei loro cuori e si alzarono. Grant lasci venti dollari sul
tavolo per i due caff e insieme, tutti e quattro, andarono
nel posteggio e pochi minuti dopo si immisero nel traffico
in direzione est, verso il crepuscolo. Grant guidava, Angela
era seduta davanti e Caitlin dietro, con la gamba allungata
sul sedile. Dietro di loro c'erano Sean e il vecchio Chevy
verde, e dietro lo Chevy c'era la citt illuminata, sempre
pi piccola, e dietro ancora c'erano le vette, sempre grandi
uguali, imponenti. Dietro le vette, il sole calava a occidente
ma loro non lo vedevano. Non vedevano neanche le vette e
le luci della citt, ma solo il cielo che scuriva e la luna che saliva
e la strada. Era una strada piana e diritta e spoglia come
poche e correva di fronte a loro oltre le pianure, dietro cui
non si nascondeva niente.
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FINE.
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Ringraziamenti.
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...  una parola che non basta per esprimere quello che devo a tanti, primo fra tutti mio padre, Joe Johnston, e sua moglie, Amanda Potterfield: senza il loro sogno del Colorado, questo libro non sarebbe mai stato scritto. Poi le nipoti, Brenna e Chloe, cresciute nell'attesa che io finissi di scriverlo, e il loro padre, mio fratello Tyler, che ha creduto in me e mi ha protetto durante tutta la stesura. E mia madre, Judy Johnston, la cui costanza e profonda bont sono state per me di un'importanza inenarrabile.
Per anni di amicizia, ospitalit e saggi consigli sono grato a Mark Carroll, Carmela Rappazzo, Jim Hodgson, Nancy Russell, Nicolette e Henry. Ringrazio Chris Kelley, compaesano e lettore tenace; ringrazio Mark Wisniewski, P. D. Mallamo e Ted Mattison per le consulenze sulla neve. Sono per sempre in debito nei confronti dei miei insegnanti e amici David Hamilton, George Cuomo e Roberts French. Ringrazio Thomas Malon, Faye Moskowitz e la George Washington University per l'anno passato a Washington, che mi ha cambiato la vita.
Sono profondamente grato inoltre alla MacDowell Colony, la MacArthur Foundation, a David Sedaris, Don Foster, Erin Quigley e Marianne Merola. Per l'ottimo lavoro e il grande impegno dedicato al mio manoscritto ringrazio Genevieve Gagne-Hawes e sono grato alla mia agente, Amy Berkower, per essere stata la miglior paladina che un libro e il suo autore potessero sperare di avere. Ringrazio infine il mio editor, Chuck Adams, per aver seguito con tanta cura questo
romanzo e ringrazio assolutamente tutti all'Algonquin: produrre un libro insieme con loro  stata un'esperienza eccezionale dall'inizio alla fine.
Da ultimo, e per sempre: mia sorella Tricia, i miei fratelli Tad e Harris, zio Rick e zia Kathy per tutto l'amore, la complessit e il senso dell'umorismo della famiglia, amen.
Ringrazio assolutamente tutti all'Algonquin: produrre un libro insieme con loro  stata un'esperienza eccezionale dall'inizio alla fine.
Da ultimo, e per sempre: mia sorella Tricia, i miei fratelli Tad e Harris, zio Rick e zia Kathy per tutto l'amore, la complessit e il senso dell'umorismo della famiglia, amen.
FINE.
e Harris, zio Rick e zia Kathy per tutto l'amore, la complessit e il senso dell'umorismo della famiglia, amen.
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FINE.